In questo articolo viene affrontato il tema della crescita e dello sviluppo della capacità condizionale di forza all’interno del panorama calcistico italiano al femminile. Partendo dalle differenze fisiologiche tra uomo e donna e passando attraverso le problematiche legate al ciclo mestruale delle atlete, andremo a vedere come all’interno di una società di Serie A viene gestito e sviluppato durante la stagione il programma di allenamento specifico per la forza, quali sono i risultati ottenuti nel corso dell’annata e soprattutto quanto è cresciuto negli ultimi anni il livello medio di forza in un club di Serie A.
Gli ultimi anni sono stati segnati da una profonda innovazione e un grande sviluppo del calcio femminile italiano. Questa crescita ha riguardato non solo l’aspetto organizzativo e numerico, ma anche quello qualitativo riguardo il lavoro tecnico-tattico e soprattutto atletico. Uno degli aspetti sui quali si è incrementato il livello di attenzione riguarda la preparazione fisica delle giocatrici. La grande necessità di competere anche in campo internazionale a livello di club o di nazionale ha difatti focalizzato l’attenzione sul miglioramento delle capacità condizionali di tutte le giocatrici italiane.
La capacità di forza
Nello specifico, una delle capacità più studiate e incrementate è quella di forza. Partendo dalla fisiologia possiamo affermare, come riportato anche in diversi studi, che la donna ha una minore capacità di forza rispetto all’uomo, soprattutto per quanto concerne l’espressione di forza esplosiva o rapida, ovvero di raggiungere il massimo picco di forza nel minor tempo possibile. Questo suggerisce come sia ancor di più importante dedicare molta attenzione a lavori di tal genere nella programmazione di un microciclo settimanale. Già alla nascita, infatti, è possibile determinare delle sostanziali differenze tra i due sessi; anche se si può notare spesso che nella prima infanzia le bambine posseggono maggiori capacità coordinative e un migliore apprendimento degli schemi motori di base rispetto ai bambini, con l’arrivo della pubertà e quindi con l’intervento degli ormoni sessuali, sulla fisiologia dell’individuo iniziano a evidenziarsi le differenze che distingueranno in età adulta l’uomo e la donna.
Nella donna varia la composizione corporea aumentando la percentuale di massa grassa e, inoltre, l’allargamento fisiologico del bacino influisce in maniera negativa sulla biomeccanica della corsa, con un aumento del cosiddetto “angolo Q”, il quale porta anche a una pronazione a livello del piede e al valgismo fisiologico delle ginocchia. La gravidanza e l’allattamento hanno obbligato nel corso dell’evoluzione la donna a incrementare, infatti, le proprie scorte lipidiche per sopportare anche fasi di minor nutrizione; anche per questo i recettori dell’adiposità sono più resistenti all’azione lipolitica dell’adrenalina. Per quanto riguarda, invece, la fibra muscolare non vi è alcuna differenza anatomica: la diversità di forza tra i due sessi è da ricercare nella differente percentuale di tessuto muscolare (il 36% nella donna rispetto al 45% dell’uomo) e nel minor quantitativo di testosterone, il quale agisce sul sistema neuromuscolare avendo un effetto eccitatorio, quindi potenziando e accelerando la contrazione. Parlando di meccanismi energetici la donna mediamente presenta rispetto all’uomo una minore capacità di potenza anaerobica dovuta a livelli inferiori di testosterone (da 0,15 a 0,4 mg/die mentre nell’uomo la secrezione varia dai 4 ai 9 mg/die) e una ridotta capacità di erogare potenza, sfruttando la via glicolitica a causa di una minor massa muscolare complessiva e di una minor quantità di fosfato a disposizione. È stata quindi dimostrata una variazione di forza fra il 42,2% e il 62,8% tra l’uomo e la donna in età adulta (Chen et al., 2012).
Già nel 2009 in uno studio svolto su quattro campioni rispettivamente di calciatori senior e junior e in egual modo di calciatrici senior e junior, si confrontarono le prestazioni sulle diverse capacità condizionali, attraverso dei test come:
Yo-Yo IR per valutare la resistenza specifica;
agility-15 m per l’agilità;
CMJ e ACMJ per misurare la capacità di elevazione e quindi la forza rapida o esplosiva degli arti inferiori, senza e con l’aiuto dello swing di quelli superiori.
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