L’utilità di allenare le gestualità tecniche anche nelle prime squadre. L’importanza di ricreare contesti simili a quelli della partita.

La tecnica di base si migliora a qualsiasi età. Chi non ha mai sentito questa frase, che nasconde un’assoluta verità: lavorare sulle gestualità calcistiche, con costanza e abnegazione, porta comunque a dei miglioramenti.

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Al di là della diatriba “palla o a secco”, il vero obiettivo del training è sempre quello di mettere nelle condizioni ottimali la squadra, a prescindere dai mezzi: pertanto, è giusto che ognuno scelga la filosofia di lavoro in cui crede e in cui si sente più sicuro dell’efficacia.

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L’analisi di Attilio Sorbi circa le considerazioni che deve fare un tecnico per impostare il lavoro più proficuo coi propri giocatori. L’importanza di far sì che il giocatore abbia la possibilità di partecipare come individuo attivo all’allenamento, in grado di comprendere ciò che sta facendo.

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L’importanza di queste situazioni come preparazione a un’azione offensiva: un elevato numero di reti avviene infatti dopo una ripartenza veloce. Si tratta di lavorare in fase di non possesso per creare un’immediata pericolosità in attacco.

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Scouting
Le indicazioni principali per chi ricopre questo ruolo e lavora principalmente in club dilettantistici, in particolare coi giovani. Consigli generali e suggerimenti da campo per agire in modo sempre più professionale ed efficace. Non perdete la seconda parte in cui saranno indicate le caratteristiche tecnico-tattiche, fisiche e comportamentali da considerare nel calciatore.

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I cambiamenti in fase di marcatura sono stati notevoli con l’avvento di Arrigo Sacchi sulla panchina del Milan, e il diffondersi della cosiddetta difesa a zona. Nel suo articolo, Enrico Battisti ha posto in risalto la differenza di priorità che questo comporta, in quanto ogni calciatore, oggi, si muove preoccupandosi nell’ordine della palla, della porta, del compagno e dell’avversario.

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Come organizzare al meglio un intervento efficace con le squadre dell’attività di base (Pulcini ed Esordienti in tal caso) quando si ha solo un quarto di campo a disposizione.

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Un articolo per ricordare quello che talvolta si dimentica: sono il piacere di giocare, l’entusiasmo, la felicità, l’interesse, il gioco che spingono i bambini al campo e a imparare. Vito Garzione riporta alla luce tutto questo, sottolineando l’importanza di stimolare le emozioni dei più piccoli, cercando di capire cosa provano durante l’allenamento e la partita.

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Un estratto dell’ultimo Indispensabile scritto da Luca Bignami e Marco Mingardi per tutti coloro che allenano i bambini di Piccoli Amici, Primi Calci e Pulcini. Nello scritto, tratto dal capitolo 2, saranno evidenziati alcuni dei presupposti per lavorare al meglio sul terreno di gioco. Inoltre, alcune esercitazioni per ricezione, trasmissione e combinazioni di gestualità.

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Alcune importanti considerazioni per allenare al meglio i numeri uno del vivaio. I prerequisiti, la valutazione, i metodi e le proposte pratiche.

Per affrontare l’argomento dell’allenamento del giovane portiere bisogna chiarire immediatamente che è completamente differente da quello un adulto. Infatti, fisico, esperienze, capacità non consentiranno mai al piccolo portiere o al giovane numero uno di svolgere esercizi da adulto anche se “tagliati” o “riveduti”. Tutto ciò è dovuto anche all’attenzione che gioca un ruolo fondamentale poiché soprattutto i più piccoli hanno difficoltà nel mantenerla costante: si acquisisce col tempo.

Il giovane numero uno ha necessità totalmente diverse: deve svolgere esercizi propedeutici, coordinativi, tecnici e tattici, che, secondo la sua crescita, si completeranno in seguito quando raggiungerà livelli di forza più importanti grazie alla maturazione fisica. Questa breve introduzione si completa di una riflessione che reputo di importanza assoluta: colui che allena il giovane portiere deve avere una profonda competenza del ruolo. Infatti, è l’allenatore che offrirà al giovane tutto quel bagaglio di conoscenze che faranno la differenza quando arriverà in prima squadra. È la formazione degli anni giovanili che genera il valore successivo.

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Un’interessante proposta pratica che permette di sintetizzare attività coordinativa, allenamento tecnico e situazionale in contesti in cui si deve lavorare con diversi portieri dell’attività di base.

Un solo allenatore, molti portieri e… poco spazio: è una situazione in cui possono incorrere molti allenatore dei numeri uno, in special modo del settore giovanile. Affinché una proposta d’allenamento risulti adeguata ed efficace, non bastano le buone idee. Bisogna organizzare e personalizzare le varie esercitazioni in base al numero, all’età e alle capacità degli allievi. Questo per stimolare le loro abilità e nello stesso momento puntare a correggere i gesti motori e tecnici. Purtroppo, però, vedere molti portieri in fila in attesa del proprio turno per una presa, un tuffo, un’uscita alta, con l’allenatore in affanno a calciare un pallone dopo l’altro, è frequente. E non è la strada migliore. Ecco perché, in tali situazioni, occorre pensare a qualcosa di diverso. Ricordiamolo sempre: il nostro fine deve essere quello di far diventare i ragazzi “protagonisti” della sessione di training attraverso lavori analitici o globali, in cui viene permesso loro di acquisire maggiore confidenza con l’attrezzo palla e con le situazioni di gioco.

IL GIOCO DELL’O.C.A

Lo avete presente? Si tratta di un percorso con una serie di compiti e azioni da svolgere con l’obiettivo di avanzare per la vittoria finale. L’acronimo O.C.A cade a proposito, perché possiamo riferirlo alle parole “Obiettivi, Compiti e Azioni”; quindi, può sintetizzare concet- tualmente ogni proposta d’allenamento. E può funzionare perfettamente per una proposta che utilizzeremo per porre rimedio al fatto di allenare tanti bambini in poco spazio. Infatti, è fondamentale per un allenatore in tale contesto operativo stabilire degli obiettivi da perseguire, affidare i compiti ai propri giocatori e chiedere loro le esecuzioni. Osservando il tutto e correggendo.

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I comportamenti dei numeri uno per affrontare al meglio una giocata dall’esterno con l’attaccante che anticipa il difensore.

Nel gioco moderno, grazie alla match analysis, è possibile notare che diverse reti vengono segnate dopo un cross indirizzato in area con l’attaccante che riesce ad anticipare il diretto marcatore e calciare di prima intenzione oppure trovando l’impatto con il pallone di testa. Inoltre, capita spesso di osservare che, su queste giocate dall’esterno, vi sono dei pericolosi inserimenti in zona gol da parte dei centrocampisti. In tali situazioni il portiere è costretto a intervenire in diverse modalità:
• con una parata in tuffo dopo contromovimento;
• con un intervento in tuffo sulla corsa;
• con uno spostamento e un arresto.

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Gli speciali de’ Il Nuovo Calcio - L’allenamento della forza
Alcune valutazioni in merito al training di forza per le giocatrici e diverse proposte da campo sui cambi di direzione, correlate anche ai ruoli.

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L’allenatore della Fiorentina Women’s racconta la stagione conclusa con lo scudetto e la Coppa Italia e offre uno spaccato sul calcio femminile italiano.

Fiorentino di nascita, ha giocato nella Fiorentina con la quale in gioventù ha pure vinto un “Torneo di Viareggio” ed ora è allenatore della Fiorentina Women’s, la squadra che ha dominato la scorsa stagione. Sauro Fattori, 56 anni, ha la parlata toscana e la gioia nel cuore per un’annata nella quale ha fatto double, scudetto e Coppa Italia, regalando alla famiglia Della Valle, un trofeo (anzi due), che la sezione maschile non ha mai vinto.

Fattori, lei ha iniziato ad allenare le ragazze nel 2012...
«Sì, il presidente dell’ACF Firenze, Andrea Guagni, mi chiese di avvicinarmi al mondo del femminile, gli dissi di sì. Abbiamo vissuto due buone stagioni nelle quali abbiamo conquistato l’ottavo posto; nella terza ci siamo classificati quarti. Poi...»

Poi?
«Poi è arrivata la Fiorentina, l’amore di una vita sportiva. La Federcalcio, per le società di A, ha inserito l’obbligo di avere almeno una squadra giovanile femminile, un’idea geniale per cercare di allargare la base. Noi abbiamo 10.000 tesserate, i Paesi del Nord e la Germania ne hanno due milioni, lei capisce che quando si fa selezione per la Nazionale non c’è proporzione. Il nome dei club di Serie A è attrattivo, aiuta a catalizzare interesse.»

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Il nostro viaggio nei settori giovanili italiani, per questa stagione, si conclude a Milano. Proprio dove siamo partiti. Questa volta le protagoniste sono le ragazze dell’Inter. Il direttore Roberto Samaden e il responsabile dell’attività di base, Giuliano Rusca ci raccontano l’interesse della società nerazzurra per il calcio femminile. Stefano Torriani e Alessio Marelli ci portano direttamente in campo a vedere gli allenamenti.

All’Inter il calcio femminile è di casa. Infatti, c’è da diversi anni una sinergia con l’Inter femminile grazie al legame con Beppe Baresi, bandiera dell’Inter e secondo di Mourinho, e sua moglie Elena Tagliabue. Ci raccontano tutto del progetto attuale Roberto Samaden, il direttore del settore giovanile, Giuliano Rusca, il responsabile dell’attività di base che segue con attenzione le squadre femminili, Stefano Torriani, il responsabile tecnico per le giovani giocatrici e Alessio Marelli, mister della squadra Giovanissime 2003. Partiamo dall’esperienza del direttore Samaden.

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Una nuova iniziativa seguita dall’autore dell’articolo che proporrà contemporaneamente all’uscita della rivista un video in cui dimostrerà gli esercizi oggetto dello scritto. Per allenare il giocatore in forma interattiva e… funzionale. In questo numero i concetti di propriocezione, equilibrio e destabilizzazione.

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Il programma di allenamento funzionale HUBit® come base per la costruzione della performance. L’importanza dell’esecuzione corretta di movimenti fondamentali in sequenza.

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Gli speciali de’ Il Nuovo Calcio - L’allenamento della forza
Come e perché utilizzare questo strumento da campo per migliorare in primis la forza, ma anche la coordinazione e la mobilità.

Tra le capacità fondamentali per un giocatore di calcio la forza occupa un posto di primo piano, sia in termini prestativi sia per limitare le possibilità di infortunio. Ma quale tipo di forza è opportuno allenare per il calciatore?

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