In cosa consiste questo fondamentale individuale, le soluzioni migliori e i movimenti più efficaci.

Lo smarcamento è il movimento che il giocatore compie per eludere il controllo diretto di un avversario, per andare in uno spazio libero e raggiungibile da un passaggio o ancora per liberare un settore utile per la ricezione di un compagno (smarcamento combinato).

Il movimento presuppone due velocità di esecuzione:
1. unanonmassimalenell’esecuzionedellaprimafase(lafinta);
2. unamassimalenellasecondafasedellafintaperlaricezionedella
palla.

Lo smarcamento può avere varie finalità, le principali sono:
1. daresostegnoalportatoredipalla;
2. offrirsicomeappoggioalpossessore;
3. ottenerelasuperioritànumerica.
4. mantenereilpossesso;
5. finalizzarel’azione.

L'articolo completo su IL NUOVO CALCIO di giugno in edicola o in abbonamento

Le differenze dal punto di vista della forza tra maschi e femmine creano anche sviluppi di gioco diversi. Lo studio di alcune partite della LegaPro e del massimo campionato femminile.

La componente forza è sicuramente uno dei fattori che maggiormente influisce sulla differenza di prestazione tra uomo e donna. Non c’è squadra di calcio che in qualche modo non alleni, se non altro attraverso il gioco stesso, questa componente determinante della performance calcistica.

Forza che viene espressa attraverso il salto/colpo di testa, il calcio lungo, il passaggio e la capacità d’accelerazione e decelerazione. Affrontare il tema dell’allenamento della forza è in- dubbiamente un argomento delicato e tutt’oggi aperto a molte discussioni. La regola principale per un training corretto su questa capacità è saper modulare i carichi e abituare gli atleti a “imparare il gesto”, in modo tale da renderlo quasi automatico. Questo permette di prevenire possibili infortuni e le giovani leve, abbracciando tali concetti, ne potranno beneficiare nel loro futuro.

LE DIFFERENZE TRA UOMO E DONNA
Fino ai 12-13 anni d’età non si riscontrano notevoli differenze di forza esplosiva nei due sessi. È proprio con il sopraggiungere della fase puberale che si verificano drastici cambiamenti per quanto concerne la forza esplosiva. Cambiamenti dovuti alla presenza nell’uomo di concentrazioni molto più elevate di testosterone. Nei maschi, infatti, vi è un maggiore sviluppo muscolare e di conseguenza un notevole aumento di forza esplosiva a differenza delle ragazze, in cui invece la crescita muscolare è ridotta.

L’altro fattore determinante è rappresentato, nella donna, dal ciclo mestruale. Nei periodi premestruali e mestruali vi sono una serie di adattamenti del corpo quali aumento di peso, ritenzione idrica, crescita del volume uterino, pesantezza e gonfiore addominale, incre- mento della pressione intraoculare, con conseguenze sulla vista, che possono incidere su alcune qualità motorie come la destrezza.

L'articolo completo su IL NUOVO CALCIO di giugno in edicola o in abbonamento

Quali sono le basi per organizzare la fase di possesso palla. I concetti di ampiezza, gioco tra le linee, profondità e superiorità numerica.

Per quanto concerne la fase offensiva esistono dei princìpi che regolano i comportamenti dei giocatori e dell’intera squadra. Dipendono da diversi fattori, dal calcio che desidera applicare l’allenatore, dalle caratteristiche dei giocatori, dell’avversario... In questo scritto, tratto dal nostro libro in uscita a luglio sul 4-4-2, proveremo ad analizzarne alcuni.

AMPIEZZA, PROFONDITÀ E “TRA LE LINEE”
Il primo concetto che un tecnico deve considerare è la ricerca del- l’ampiezza e della profondità: si ottiene posizionando calciatori molto larghi per sfruttare al massimo le dimensioni del campo e altri che garantiscano l’attacco in verticale (appunto della profondità). Detto ciò, è determinante – come secondo principio – saper alternare il gioco fra le linee, l’attacco della profondità e la ricerca dell’ampiezza: significa che il proprio undici deve saper cambiare strategia durante la gara, sfruttando movimenti dentro il campo e tra i reparti avversari. Tale azione può essere, ad esempio, compiuta dai centrocampisti esterni che si accentrano e permettono agli esterni bassi di sfruttare l’ampiezza. Oppure grazie ai continui smarcamenti fra linee difensiva e di centrocampo da parte di uno dei 2 attaccanti, insieme all’attacco della verticale dei centrocampisti laterali o del compagno di reparto.

L'articolo completo su IL NUOVO CALCIO di giugno in edicola o in abbonamento

 

Come insegnare i comportamenti ideali a un difensore che deve affrontare in duello un attaccante fino ad arrivare ai movimenti della linea difensiva.

Dagli anni ‘90 ad oggi il ruolo del difensore si è evoluto, come del resto il modo d’interpretare la fase di non possesso da parte della linea difensiva. Il moderno difendente si è dovuto adattare alle maggiori richieste fisiche e tecnico-tattiche del gioco, cambiando alcuni aspetti dei suoi atteggiamenti.

Ad esempio:
-l’appoggio dei piedi;
-la tecnica di corsa;
-la posizione fondamentale; le posture;
-i princípi tattici individuali.

Anche dal punto di vista tecnico, il difensore si è dovuto adeguare alle nuove strategie: infatti, diversi allenatori (e speriamo sempre di più), soprattutto nei settori giovanili, prediligono la costruzione dell’azione dal basso, quindi il difensore deve essere in grado anche di gestire il possesso. In questo articolo cercheremo, con l’ausilio di esercitazioni tecnico-tattiche, fisiche e integrate di far muovere al meglio la nostra linea difensiva, partendo comunque dal miglioramento del singolo, vero obiettivo di ogni vivaio.

APPOGGI E POSIZIONE FONDAMENTALE
Per agire al meglio e in modo efficace quando si è senza palla, è doveroso insegnare quanto prima la posizione fondamentale. Il difensore deve, in linea di massima, avere:
-lo sguardo “avanti” per controllare la situazione;
-il tronco flesso anteriormente, con il corpo che si frappone fra palla e porta;
-le ginocchia semi-flesse;
-gli arti inferiori divaricati in direzione antero-posteriore;
-il “carico” sugli avampiedi.

 

L'articolo completo su IL NUOVO CALCIO di maggio in edicola o in abbonamento

Quanto vale l’azione didattica di un allenatore che organizza percorsi formativi per i propri ragazzi in modo tale da stimolarli a risolvere situazioni o problemi. Alcune proposte pratiche.

Come si può insegnare a un bambino ad attraversare la strada? E a giocare a calcio? Ogni volta che ci si pone delle domande simili, ci si trova di fronte a un problema di didattica e di metodologia. Non esiste una sola risposta a questi quesiti: differenti interventi possono portare allo stesso obiettivo.

L'articolo completo su IL NUOVO CALCIO di maggio in edicola o in abbonamento

Filosofia, metodologia, emozioni, apprendimento e relazioni: tutto quello che deve sapere ed essere l’allenatore.

Cosa si può scrivere oggi calcisticamente parlando che non sia già stato detto nelle diverse parti del mondo, in particolar modo in Italia o su questa stessa rivista, che personalmente leggo dal primo numero? Questa è stata la domanda che mi sono posto prima di preparare l’articolo.

Siamo una “culla” di amanti competenti, che storicamente ha analizzato le differenti aree che distinguono questo gioco straordinario che è il calcio. Che si è addentrata in mille particolari. Però, possiamo provare a orientarci verso una visione, per certi versi “metafisica”.

Come spiega un grande maestro, filologo e filosofo, Igor Sibaldi, questa parola dall’origine greca, è composta da “meta” che significa “più in là”, “andare oltre”, “vedere al di là”, e “fisica”, cioè le “cose che si trovano in natura”. Ecco che possiamo pure noi tecnici cercare di “guardare più avanti”, pensando di non avere sempre “ragione” in ogni situazione. Bisogna mettersi in gioco. E così si può migliorare il proprio sapere, in primis di se stessi. Che è un punto di partenza fondamentale. Sibaldi stesso, poi, definisce la filosofia propria o altrui come una via con cui si cerca di aver ragione, spesso precludendosi altri punti di vista.

Per questo motivo, il primo pensiero che ho avuto è stato quello di condividere le esperienze fatte, sperando che possano magari diventare uno stimolo per tentare sempre qualcosa di “nuovo”, per “costruire” le proprie conoscenze e il proprio sapere. Consapevoli che a volte bisogna superare il famoso “Ho sempre fatto così” per crescere davvero.

L'articolo completo su IL NUOVO CALCIO di aprile in edicola o in abbonamento

Semplici proposte mutuate da altre discipline che possono essere proposte sul campo da calcio per stimolare coordinazione, tecnica e scelte di gioco.

Estate. La scuola è finita e la stagione calcistica è volta al termine. I nostri bambini hanno bisogno di rifiatare! Ma guai a tenerli a casa sul divano, faremmo il loro male. Ecco che, fortunatamente, in ogni periodo estivo si presentano numerose opportunità e proposte di camp calcistici o multisportivi: c’è l’imbarazzo della scelta. Spesso capita, infatti, che tanti bambini che giocano a calcio per tutta la stagione, preferiscano partecipare ad attività differenti per “staccare la spina” dopo un’annata lunga e ricca di partite e tornei.

Solitamente, nelle settimane così definite multisport, a seconda del numero di iscritti e quindi di istruttori (si ricorda che è sempre bene mantenere un rapporto di massimo 1:12-15), si tende a organizzare le proposte “ruotando” gli sport ogni ora (quindi, ogni giorno i bambini praticano tutte le discipline). Di conseguenza, un programma così va- riegato e al tempo stesso intenso, permette di toccare numerosi aspetti e di stimolare adeguatamente le varie capacità coordinative. E un’idea del genere può essere assolutamente portata, con i logici adattamenti, soprattutto temporali se pensiamo a una seduta, anche nel calcio. Infatti, è sicuramente possibile lavorare su alcuni elementi calcistici, estrapolando regole o caratteristiche da altre discipline sportive.

L'articolo completo su IL NUOVO CALCIO di luglio in edicola o in abbonamento

Come organizzare una fase dell’allenamento sfruttando le situazioni di gioco semplici e inserendo delle gestualità, tecniche o motorie, prima dell’inizio dell’esercizio vero e proprio.

L’allenamento del giovane calciatore, in particolar modo di quello dell’attività di base (riferimento di questo articolo), deve perseguire diversi obiettivi. A seconda dell’età dei giocatori e del loro livello, cambiano chiaramente le percentuali di tempo da dedicare alle differenti finalità. Finalità che però sono collegate, principalmente, a:
• coordinazione;
• tecnica fondamentale;
• applicazione della tecnica o situazioni o tattica individuale;
• tattica collettiva;
• aspetti fisici inerenti la condizione.

Su questi obiettivi l’istruttore deve intervenire con assiduità nella logica di una progressione di difficoltà. Coi bambini dei Piccoli Amici coordinazione e schemi motori di base, insieme ai primi rudimenti della tecnica sono determinanti. Più si sale di livello e più subentrano gli aspetti di tattica individuale e infine collettiva, senza dimenticare logicamente le componenti condizionali. Con il gioco al centro di tutto in progetto formativo!

L'articolo completo su IL NUOVO CALCIO di luglio in edicola o in abbonamento

In questo articolo si illustrano le strategie didattiche della Non-Linear Pedagogy, spiegando l’importanza di rendere i giocatori partecipi nell’apprendimento e di utilizzare il questioning per arrivare alle soluzioni dei problemi tattici o tecnici.

Nel nostro precedente articolo, apparso sul numero 292 di questa rivista, abbiamo fatto riferimento alle recenti evidenze scientifiche mutuate dall’approccio della Non-Linear Pedagogy (NLP), sostenendo che l'obiettivo della comunicazione allenatore-atleta nel momento di proporre le attività debba essere quello di informare sul cosa fare, favorendo la comprensione del compito piuttosto che agire sul come fare. Abbiamo anche indicato che l’allenatore, attraverso il suo modo di far effettuare le esercitazioni, deve favorire un apprendimento basato sulla ricerca di soluzioni, creando così un’opportunità di pratica per i giovani affinché siano in grado di imparare da soli (Newell & Ranganathan, 2010). Secondo la teoria ecologica, infatti (di cui la NLP rappresenta l’aspetto didattico in ambito sportivo), l’apprendimento motorio è inteso non come un accumularsi di istruzioni dettagliate fornite dall’allenatore (approccio prescrittivo), ma come un comportamento che emerge naturalmente dalla interazione individuo-compito-ambiente (approccio euristico, per prove ed errori). Come può comportarsi l’allenatore che durante l’allenamento si accorge che l’obiettivo tattico o tecnico previsto non viene raggiunto dai suoi giocatori? Deve chiedere, sollecitare, fare domande!

L'articolo completo su IL NUOVO CALCIO di giugno in edicola o in abbonamento

I comportamenti dei numeri uno per affrontare al meglio una giocata dall’esterno con l’attaccante che anticipa il difensore.

Nel gioco moderno, grazie alla match analysis, è possibile notare che diverse reti vengono segnate dopo un cross indirizzato in area con l’attaccante che riesce ad anticipare il diretto marcatore e calciare di prima intenzione oppure trovando l’impatto con il pallone di testa. Inoltre, capita spesso di osservare che, su queste giocate dall’esterno, vi sono dei pericolosi inserimenti in zona gol da parte dei centrocampisti. In tali situazioni il portiere è costretto a intervenire in diverse modalità:
• con una parata in tuffo dopo contromovimento;
• con un intervento in tuffo sulla corsa;
• con uno spostamento e un arresto.

L'articolo completo su IL NUOVO CALCIO di maggio in edicola o in abbonamento

Foto: La Presse

Portieri

Quanto è determinante lavorare con il portiere sulla lettura di tempi e spazi in un contesto che si avvicina il più possibile alla partita. Come utilizzare lo scudo per rendere più “reali” le esercitazioni.

Il vecchio detto che i portieri siano tutti un po’ “matti” è stato ormai sfatato da diverso tempo. La parola d’ordine è infatti diventata… equilibrio. Niente “colpi di testa” quindi. O meglio, in questo articolo ci occuperemo sì dei colpi di testa, ma di un altro genere. Analizzeremo infatti tutto ciò che riguarda il gioco aereo per l’estremo difensore e le possibili strutturazioni/applicazioni delle esercitazioni nell’allenamento.

L'articolo completo su IL NUOVO CALCIO di aprile in edicola o in abbonamento

Una situazione sempre più frequente nel calcio attuale grazie anche all’intenzione di numerose squadre di giocare palla da dietro e di proporre un calcio offensivo. Tutto quello che c’è da sapere per agire al meglio.

Nel calcio moderno l’1>1 (attaccante contro portiere, nel nostro caso) è una situazione di gioco sempre più frequente quanto decisiva. La volontà di comandare la partita attraverso il possesso palla e, una volta perso il pallone, quella di recuperarlo il prima possibile grazie a una pressione “in avanti”, portano spesso le squadre a trovarsi con numerosi giocatori coinvolti nel settore avanzato del campo. Tale atteggiamento, talvolta, espone gli undici a rapidi ribaltamenti di fronte e/o contropiedi, che spesso si concludono con l’attaccante “liberato” davanti al portiere.

Anche la fase di costruzione del gioco dal basso (sempre più diffusa) ha contribuito all’incremento del numero di 1>1 che il portiere è chiamato a gestire. La perdita della palla nella propria metà campo da parte di chi costruisce il gioco, può infatti permettere agli avversari di attaccare ampi spazi liberi, arrivando verticalmente e ra- pidamente in area/porta. Il calcio, infatti, è cambiato profondamente a tutte le latitudini con più squadre, senza alcuna distinzione tra “grandi” e “piccole”, che agiscono in tal modo. Di conseguenza, gli estremi difensori sono più spesso sollecitati nella difesa dello spazio, oltre che nel duello individuale con l’avversario.

IL DUELLO
Nello specifico, l’1>1 rappresenta una situazione complessa per le numerose informazioni che il numero uno deve elaborare per rispondere efficacemente e in tempi brevi al duello. Sono parecchi, infatti, i quesiti cui l’estremo difensore deve trovare risposta per agire al meglio...

L'articolo completo su IL NUOVO CALCIO di marzo in edicola o in abbonamento

Il nostro viaggio nei settori giovanili italiani, per questa stagione, si conclude a Milano. Proprio dove siamo partiti. Questa volta le protagoniste sono le ragazze dell’Inter. Il direttore Roberto Samaden e il responsabile dell’attività di base, Giuliano Rusca ci raccontano l’interesse della società nerazzurra per il calcio femminile. Stefano Torriani e Alessio Marelli ci portano direttamente in campo a vedere gli allenamenti.

All’Inter il calcio femminile è di casa. Infatti, c’è da diversi anni una sinergia con l’Inter femminile grazie al legame con Beppe Baresi, bandiera dell’Inter e secondo di Mourinho, e sua moglie Elena Tagliabue. Ci raccontano tutto del progetto attuale Roberto Samaden, il direttore del settore giovanile, Giuliano Rusca, il responsabile dell’attività di base che segue con attenzione le squadre femminili, Stefano Torriani, il responsabile tecnico per le giovani giocatrici e Alessio Marelli, mister della squadra Giovanissime 2003. Partiamo dall’esperienza del direttore Samaden.

L'articolo completo su IL NUOVO CALCIO di maggio in edicola o in abbonamento

Il progetto strutturato dalla società del patron Squinzi per il calcio femminile. L’organizzazione, la filosofia, le prospettive.

Ci sono diverse strade che si possono percorrere per allestire un settore femminile. Si può partire creando un vivaio ex novo come abbiamo illustrato nei numeri scorsi (vedi il progetto del Milan, della Roma e del Genoa) o iniziare da una realtà già presente nel territorio. A raccontarci le scelte del Sassuolo, il direttore organizzativo del settore giovanile maschile, Alessandro Terzi e la responsabile della sezione femminile, Maria Grazia Azzolini. Quindi, andremo sul campo con l’allenatrice delle Giovanissime, Patrizia Idili.

L'articolo completo su IL NUOVO CALCIO di aprile in edicola o in abbonamento

Una progressione didattica per allenare l’1>1 con una serie di esercitazioni di tecnica di base e tattica individuale. Le differenze tra uomo e donna.

Le differenze tra calciatori e calciatrici sono state analizzate e spiegate bene già in letteratura, sotto diversi punti di vista. Evidenti diversità si possono riscontrare a livello antropometrico e di struttura, sotto il profilo delle capacità condizionali (forza, resistenza e velocità) e su aspetti specifici che possono influenzare la performance dell’atleta donna. Come già spiegato in alcuni articoli apparsi su Il Nuovo Calcio e come sviluppato approfonditamente nel testo in pubblicazione dopo la prima quindicina di questo mese intitolato “Allenare nel calcio femminile”, risulta fondamentale conoscere il modello prestativo, che, come in tutte le categorie, presenta delle naturali differenze per quanto concerne gli elementi essenziali che contribuiscono allo sviluppo della prestazione. Le intensità di gara, il tempo effettivo, le pause di gioco, le differenze per ruolo e le indicazioni che ci fornisce la bibliografia dal punto di vista della performance in campo, sono solo alcuni fra i punti che è necessario approfondire per cercare di costruire al meglio e calibrare anche sotto una prospettiva metabolica corretta, le sedute della nostra squadra.

L'articolo completo su IL NUOVO CALCIO di marzo in edicola o in abbonamento.

Allenamento fisico
Il distretto degli hamstring è quello più soggetto a infortuni di tipo indiretto. Cosa dice la scienza e le soluzioni in termini di prevenzione.

La congestione dei calendari agonistici a livello nazionale e internazionale, così come l’incremento delle intensità di gioco e le conoscenze sui modelli prestativi riferiti agli sport di squadra, richiedono alla preparazione atletica una rinnovata attenzione, non solo ai fattori che determinano l’incremento o il mantenimento della performance, ma anche a quelli che garantiscono la prevenzione dagli infortuni, o che perlomeno tentano di ridurne il rischio. Gli studi epidemiologici (quelli relativi alla distribuzione e alla frequenza delle malattie) sottolineano come lo sport di vertice (e non solo) presenti un trend preoccupante dal punto di vista traumatologico, con particolare riferimento alle lesioni muscolari. L’attenzione nei riguardi degli aspetti preventivi non è però unicamente appannaggio del calcio d’élite; gli aspetti legati alla tutela della salute tanto dello sportivo dilettante quanto del giovane praticante o del professionista sono temi che caratterizzano sempre di più la congressistica specifica e, di conseguenza, la ricerca.

L'articolo completo su IL NUOVO CALCIO di marzo in edicola o in abbonamento

Prima parte
Si tratta di uno strumento per studiare la propria squadra e gli avversari ormai imprescindibile a qualsiasi livello. In questo articolo, spiegheremo come effettuare una ripresa ottimale. L’importanza della telecamera, del cavalletto e le tipologie di riprese video.

Negli ultimi anni, la match analysis, strumento indispensabile tra i professionisti, è diventata un elemento essenziale anche nel calcio dilettantistico. Grazie ai vari corsi dedicati presenti sul territorio, allenatori e collaboratori tecnici hanno potuto approfondire la materia, comprendendo la sua importanza a qualsiasi livello. Tra il mondo professionistico e quello dilettantistico esistono, chiaramente, delle differenze sostanziali sulle modalità di applicazione della mach analysis stessa come strumento di lavoro: parliamo di budget, di tecnologie utilizzate, di figure qualificate messe a disposizione degli staff. In questo articolo e nel prossimo, vista l’esperienza maturata in questi anni, ormai più di 9, da video-analista, cercherò di mostrare in che modo può essere effettuata la match analysis anche tra i dilettanti e quali sono le soluzioni migliori per risparmiare tempo e denaro. Mantenendo un’alta professionalità.

Allenamento fisico
Un’azione motoria, spesso dimenticata, e un divertente gioco per i più piccoli, dai notevoli riscontri coordinativi e anche condizionali. La progressione didattica per insegnarla al meglio

Capita spesso di associare l’immagine di qualcuno che salta la corda al pugilato, ma i benefici che può portare l’esercizio con questo economico strumento sono a 360°. In questo e in un prossimo articolo spiegheremo come il salto con la corda può essere utile per tutte le categorie, dall’attività di base alla prima squadra, e saranno suggeriti alcuni esercizi da inserire nei vostri allenamenti. La parola “salto” è di per sé affascinante poiché fin da bambini sperimentiamo il “volo”; vivere l’esperienza di rimanere sospesi nell’aria, anche solo per pochi secondi, è entusiasmante, emozionante. E richiede coraggio.

L'articolo completo su IL NUOVO CALCIO di gennaio in edicola o in abbonamento