Una situazione che si può presentare frequentemente a qualsiasi livello: come gestirle e in che modo allenarle. L’allenatore di oggi deve per forza di cose porre sempre più attenzione ai dettagli e lo studio continuo del nostro sport ha portato a un arricchimento del vocabolario calcistico e a un’analisi di tutte le diverse situazioni che possono accadere in partita.

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Davide Ancelotti e Francesco Mauri hanno individuato una settimana tipo, priva di gare infrasettimanali, nella quale è centrale l’utilizzo del pallone. Ogni giorno prevede obiettivi da raggiungere diversi, lasciando libero da sedute il primo dopo la gara. Nella prima seduta settimanale, quella denominata “secondo giorno di recupero”, i carichi di lavoro sono ancora limitati, mentre la seconda è quella nel quale è previsto il carico maggiore.

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Una serie di esercitazioni e di consigli per insegnare al proprio undici come adottare il giusto pressing in fase di non possesso, partendo dai comportamenti individuali per arrivare a quelli collettivi.

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Il calcio, come ogni sport di contatto, prevede l’uso di un’aggressività sana che spinge il calciatore a superare l’avversario. In che modo allenare questa componente caratteriale nei ragazzi e negli adulti.

In questo articolo si parlerà del necessario agonismo e della sana aggressività utili nel calcio; la premessa è che quasi tutti gli sport di situazione prevedono una motivazione di base alla lotta per superare le difficoltà prima, l’avversario poi.

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  Una strategia per bloccare e “rompere” la linea difensiva avversaria. Lo scaglionamento che ne consegue e i relativi mezzi di allenamento per la costruzione del gioco.

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La fase di finalizzazione è la massima espressione dei concetti di tecnica applicata, tattica e sviluppi tattici, e segnare una rete è una condizione necessaria per vincere le partite. Per questo, in settimana è importante preparare le condizioni situazionali per poter attaccare al meglio la porta avversaria. Bisogna considerare, in primo luogo, la zona di campo nella quale parte il nostro attacco e il modo nel quale si arriva a concludere.

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Cesare Barbieri ha presentato per noi la finale di Coppa Italia, in programma il 9 maggio alle ore 21.00 allo stadio Olimpico di Roma, che vedrà di fronte i bianconeri di Massimiliano Allegri e i rossoneri di Gennaro Gattuso.

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Speciale palle inattive
I comportamenti da adottare e alcune soluzioni utili a chi vuole difendere a zona su corner e punizioni.

Le palle inattive, in un calcio sempre più evoluto verso la ricerca e la cura di ogni singolo dettaglio, rappresentano un fondamentale obiettivo dell’attività metodologico-didattica da parte dello staff tecnico.

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Speciale palle inattive
I principi e l’organizzazione di queste situazioni in possesso palla. Alcune soluzioni pratiche e i presupposti operativi.

La rimessa laterale, prima di essere classificata come palla inattiva, è un gesto tecnico che fa parte dell’elenco dei fondamentali. È l’unico eseguito utilizzando le mani, se escludiamo chiaramente il ruolo del portiere. Pertanto, prima di pensare a intervenire sull’organizzazione tattica dell’azione relativa a questa situazione, è importante porre l’attenzione sulla tecnica propria del gesto. Ricordiamo che per regolamento una rimessa laterale non effettuata correttamente è punita con il cosiddetto “cambio”.

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Speciale palle inattive
Alcune soluzioni per sfruttare al meglio queste situazioni su palla ferma. L’importanza di studiare l’avversario e le opzioni contro chi attua una difesa a zona o una mista.

La buona riuscita di un calcio d’angolo a favore dipende da una serie di aspetti che vanno al di là della sola componente tecnico-tattica. Diviene infatti imprescindibile l’importanza dell’interazione che si deve creare tra chi calcia e chi deve concludere. Sono essenzialmente tre gli elementi determinanti:
• la qualità tecnica di chi tira il corner;
• la lettura della situazione da parte di chi conclude;
• la capacità da parte dell’allenatore e del suo staff nel proporre alla squadra movimenti validi che possano creare delle difficoltà all’avversario a seconda di come difende.

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Dopo aver indicato sullo scorso numero come organizzare i giochi di posizione, vediamo come allenare diversi princìpi di gioco in questo tipo di proposte. Le varianti in base all’atteggiamento avversario e alle zone in cui si desidera creare superiorità.

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Speciale palle inattive
Come sfruttare al meglio queste situazioni costruendo giocate schema per liberare alcuni giocatori in area di rigore. L’utilizzo dei blocchi.
Il calcio è, per sua natura, in continua evoluzione: cambiano ininterrottamente le sue metodologie di lavoro, gli strumenti per allenare, le tecnologie per analizzare le partite e adesso, con l’introduzione del VAR, anche le procedure per far rispettare le sue regole.

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Speciale palle inattive
Cosa dicono i “numeri” di questa stagione e della scorsa in merito alle situazioni su palla ferma. Le situazioni di gioco che si creano in seguito alla concessione di un corner, di una rimessa laterale, di una punizione o di un calcio di rigore sono sempre più curate dagli allenatori, in quanto il calcio di oggi si gioca sempre di più su questi dettagli, che fanno spesso la differenza.

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Giovanni Galli ci ha trasportato nel mondo bianconero, analizzando le diverse soluzioni tattiche adottate dalla squadra torinese. L’undici di Allegri ha come punto fermo i princìpi e non gli schemi e proprio per questo il mister varia assetto tattico, senza perdere di efficacia, a seconda dell’avversario o degli uomini a disposizione.

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L’importanza del corretto utilizzo da parte dell’allenatore del “rinforzo”. Quali sono le varie tipologie, i consigli per usarlo al meglio e una scheda di autovalutazione.

In psicologia, per rinforzo si intende qualsiasi evento ritenuto in grado di aumentare la probabilità di generare una risposta. L’obiettivo di questo articolo è quello di “insinuare” nel lettore dei dubbi e la voglia di approfondire l’argomento per diventare più consapevoli dei propri obiettivi e del proprio modo di agire in ambito sportivo.

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Il processo riabilitazione e riatletizzazione in seguito a una lesione del Legamento Crociato Anteriore (LCA) nel calciatore passa dal rispetto dei corretti tempi di recupero e dalle proposte pratiche. È essenziale poi la sinergia tra tutte le figure coinvolte.

Il processo di riatletizzazione deve considerare ogni persona nel suo insieme e nella propria realtà. Il calciatore che intraprende il percorso riabilitativo, inoltre, deve essere parte attiva dell’intero “progetto”. Quest’ultimo non può che essere “figlio” del vissuto del calciatore da “recuperare”, di quello del terapista e del “riatletizzatore”, che seguono e che diventano parte integrante del “recupero” stesso. Ciò che viene prima non è diretta causa di ciò che viene dopo e non per forza è la conseguenza di quello che è accaduto in precedenza, poiché l’insieme è molto più complesso delle singole parti. Per questo è determinante osservare quanto accade dall’interno per comprendere appieno il percorso con attenzione e cura.

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Una serie di proposte pratiche di semplice ma efficace esecuzione utili per tutte le squadre dilettanti per approfondire alcuni concetti tattici.

Per partite a tema (PaT) possiamo intendere una sfida tra due squadre che durante lo svolgimento del confronto hanno alcuni vincoli, limitazioni o obiettivi da raggiungere per conseguire il successo. Sono uno strumento utile per l’allenatore al fine di valutare l’apprendimento di alcuni princìpi di gioco e, al tempo stesso, dare la possibilità ai giocatori di divertirsi durante le varie fasi dello svolgimento, senza in alcun modo trascurare la componente atletica. Attraverso l’utilizzo delle PaT possiamo allenare infatti diversi aspetti tecnici, tattici e fisici, che i nostri giocatori ritroveranno nelle gare settimanali. Infatti, questo è un aspetto da non trascurare ed è assolutamente fondamentale perché ricreare situazioni molto simili a quelle delle gare aiuta i proprio calciatori a migliorare il loro vissuto e a reagire più rapidamente ai vari stimoli.

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In che modo e perché attuare questa soluzione per evitare pericolose ripartenze e “bloccare” gli avversari nella propria metà campo.

Tutti siamo affascinati dallo sviluppare un gioco propositivo, un gioco di “comando” che esalti platee e stadi. Per fare ciò dobbiamo avere ben chiari dei princìpi e come vogliamo svilupparli. Il mantenimento del possesso palla come rapporto di relazione tra compagni è un principio da perseguire in quest’ottica, indipendentemente dal sistema o dalla dislocazione con cui mettiamo in campo i nostri giocatori. Per effettuare un possesso efficace dobbiamo avere calciatori con caratteristiche di tecnica applicata importanti come smarcamento, passaggio, ricezione e avere ben chiare le altezze di campo dove effettuare il mantenimento del possesso e il perché.

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Fulvio Fiorin indica il perché i giochi di posizione siano diventati così importante nell’economia dell’allenamento: permettono di riproporre i processi di soluzione in possesso palla. Inoltre, tramite i giochi di posizione si lavora molto sulla propria identità, intervenendo sempre sul proprio gruppo squadra, riuscendo a curare sì la fase offensiva, ma avendo la possibilità anche di correggere errori difensivi.

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Giovanni Galli ci ha portati nel mondo giallorosso, esaminando le soluzioni tattiche utilizzate dall’undici di Di Francesco e da quel cambio di modulo che sembra aver dato maggiore linfa alla manovra d’attacco della squadra capitolina. Il principio di gioco della Roma è sempre lo stesso, a prescindere dal modulo, ma il gran possesso palla veniva poco sfruttato in zona goal.

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L’utilità di allenare le gestualità tecniche anche nelle prime squadre. L’importanza di ricreare contesti simili a quelli della partita.

La tecnica di base si migliora a qualsiasi età. Chi non ha mai sentito questa frase, che nasconde un’assoluta verità: lavorare sulle gestualità calcistiche, con costanza e abnegazione, porta comunque a dei miglioramenti.

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Al di là della diatriba “palla o a secco”, il vero obiettivo del training è sempre quello di mettere nelle condizioni ottimali la squadra, a prescindere dai mezzi: pertanto, è giusto che ognuno scelga la filosofia di lavoro in cui crede e in cui si sente più sicuro dell’efficacia.

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L’analisi di Attilio Sorbi circa le considerazioni che deve fare un tecnico per impostare il lavoro più proficuo coi propri giocatori. L’importanza di far sì che il giocatore abbia la possibilità di partecipare come individuo attivo all’allenamento, in grado di comprendere ciò che sta facendo.

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Dopo aver analizzato i princìpi in fase di possesso di questo sistema di gioco, alcune idee per impostare al meglio il non possesso.

Come illustrato sul numero di dicembre, il sistema di gioco 4-4-2 viene utilizzato come punto di partenza – in particolar modo tra dilettanti e giovani – per dare i primi indirizzi tattici alla propria squadra. Successivamente, a seconda degli avversari, della situazione della partita e delle caratteristiche degli uomini a disposizione, l’impostazione può evolvere in diverse modalità.

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La situazione del Milan passato da Montella a Gattuso: i perché di un momento difficile per il club rossonero. L’importanza di società, delle scelte e di giocatori con caratteristiche complementari.

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La seconda parte dello speciale sul training della forza, che vuole essere un focus su questa capacità dal punto di vista prestativo e preventivo. Francesco Perondi ha esposto alcune considerazioni sulle nuove possibilità e modalità di allenamento, mentre Mattia Toffolutti ha indicato come e perché utilizzare gli ostacoli.

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L’analisi della fase di non possesso per quanto concerne le squadre che si dispongono con una difesa composta da tre o cinque uomini. I vantaggi sono diversi, come la maggiore densità nella zona centrale del campo, o la grande elasticità questo sistema.

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Le tre possibili soluzioni per organizzare la fase offensiva secondo prìncipi e concetti chiari a tutti i calciatori. Le tre linee guide individuate sono: expansive, stretching e overloading.

La prima, utilizzata dal Manchester City di Guardiola, si basa su un concetto molto semplice: posizionare giocatori larghissimi sul terreno di gioco per contrapporsi alla compattezza difensiva he tende a “restringere” il campo. È importante avere esterni con considerevoli peculiarità tecniche e grandi doti nell’1>1.

L’attacco stretching, invece, adottato dal Chelsea di Antonio Conte, utilizza un maggiore scaglionamento verticale della squadre in possesso. La squadra londinese, schierata con un 3-4-3 di partenza, porta gli esterni in linea coi tre attaccanti, formando così un fronte offensivo di cinque uomini.

L’ultima linea guida, quella overloading, ha come concetto principale quello di occupare alcuni settori con il maggiore numero di giocatori possibili, ricercando la superiorità in zona palla, per “imbucare” poi la squadra avversaria sul lato debole. Ne sono esempio i movimenti di Insigne e Callejon, in un Napoli che fa di questa strategia il suo credo.

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Psicocinetica e allenamento cognitivo

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Psicocinetica e allenamento cognitivo: quali proposte utilizzare. Cosa dice la teoria dei neuroni specchio.

Sono anni ormai che nel calcio sentiamo parlare dell’aspetto cognitivo e, in particolar modo, della psicocinetica. Con questo termine, di solito, si indica la capacità di un giocatore di sapersi adattare velocemente e con effetto immediato a situazioni in corso di svolgimento attraverso ragionamenti e movimenti “istintivi”. In tal senso una delle scoperte più decisive e rivoluzionarie degli ultimi anni è stata fatta da Giacomo Rizzolatti, un neuroscienziato italiano, che con il suo team ha scoperto, studiato e condiviso l’esistenza e le straordinarie capacità dei neuroni specchio. Lo studio di questi neuroni è in costante divenire e in futuro potrebbero esserci ulteriori novità che sicuramente condizioneranno la metodologia dall’allenamento. Precursori come José Mourinho, Claudio Ranieri, Riccardo Capanna (preparatore atletico ex Juventus, Roma e Inter) e molti altri, comunque, già da diverse stagioni si sono occupati dell’importanza degli aspetti cognitivi nel calcio.

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Esercitazione: 3 contro 3

Adulti

L’inserimento di questa esercitazione svolta su campi ridotti con diverse varianti e permette di lavorare sia dal punto di vista tecnico-tattico sia fisico, in particolar modo interessando gli aspetti muscolari.

Grazie alla mia esperienza da calciatore professionista e considerata anche la formazione che ho avuto in uno dei settori giovanili più importanti d’Italia, quello dell’Atalanta, ho maturato la convinzione che le qualità di tecnica di base e di tattica individuale siano elementi determinanti, le fondamenta per la costruzione di un calciatore. Di qualsiasi livello, in particolar modo se professionista. Pertanto, nel momento in cui mi sono avvicinato al “mestiere” di allenatore ho desiderato mantenere questo concetto come caposaldo delle mie convinzioni. E tutto ciò rimane invariato dopo le esperienze come “secondo” in Serie A e B con il Pescara. Anzi, questi princìpi si sono addirittura rafforzati. Infatti, considerata la richiesta di elevate intensità del calcio moderno, è essenziale ricercare gli obiettivi indicati anche in condizioni di stress sia fisico sia cognitivo.

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