Gli Speciali de Il Nuovo Calcio - Master Settore Giovanile

Il “doppio” intervento sia al Master di Settore Giovanile sia a quello per le Prime Squadre di Cristiano Masitto, che ha spiegato quale lavoro specifico si può proporre con gli attaccanti.

Un successo! La relazione di Cristiano Masitto al Master dedicato ai settori giovanili è stato davvero molto positivo. Dopo la sua parte sul campo, è stato “attorniato” da quasi tutti i presenti che desideravano avere ulteriori delucidazioni su quanto illustrato e dimostrato. E, visto il riscontro avuto, Cristiano è stato invitato anche all’appuntamento per le prime squadre, proponendo questa volta solo in aula un interessantissimo intervento.

l tema trattato, chiarito alcuni numeri fa (precisamente nelle uscite de Il Nuovo Calcio di aprile e maggio 2017) e che sarà approfondito nuovamente con contenuti differenti nei prossimi mesi (per questo abbiamo pensato di sintetizzare molto la sua relazione) era relativo all’allenamento specialistico, tenuto da un allenatore esperto nel campo, per gli attaccanti. Come i portieri che si pre- parano con un mister specifico, perché non ipotizzare un intervento a tutto tondo, sia nelle prime squadre sia nel settore giovanile, che miri a elevare le potenzialità di chi gioca in tale ruolo e a colmare le sue lacune? Infatti, spesso il training con la squadra – anche per ragioni di tempo – non entra nei dettagli dei comportamenti individuali e si riduce a una serie di combinazioni con conclusioni finali (cross dal fondo, giocate uno-due, veli, esche e via dicendo). In realtà, la punta ha bisogno di altro: ha la necessità soprattutto di trovare la rete con costanza. Anche durante la settimana. Perché segnare aiuta a segnare.

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Gli speciali de Il Nuovo Calcio - Master Settore Giovanile

Di cosa si tratta e perché è fondamentale per il giovane giocatore. Come lavorare in questa direzione per formare giocatori veloci con la “testa”. L’intervento di Maurizio Giordani al nostro incontro di Coverciano ha analizzato l’importanza per il giovane calciatori di verificare quanto succede durante una gara per trovare rapidamente le soluzioni migliori.

Negli oltre trent’anni trascorsi ad allenare, ho vissuto i vari cambiamenti che si sono verificati nel calcio. Si è passati da un gioco molto individuale, caratterizzato da ampi spazi e bassa intensità, a uno sempre più veloce e “cognitivo”, in cui viene richiesto al calciatore di risolvere efficacemente situazioni di gioco sempre più complesse. Il tutto nel minor tempo possibile.

Compito dell’allenatore di settore giovanile (insieme a tutte le diverse componenti, ovvero collaboratori, società, preparatori) è perciò quello di formare calciatori completi dal punto di vista fisico-atletico, tecnico-coordinativo, tattico-strategico e psicologico. Calciatori che devono essere dei profondi conoscitori del gioco in ogni suo dettaglio, intelligenti nello scegliere la migliore esecuzione e saperla mettere in atto con grande velocità e precisione; inoltre, devono essere “forti” e resistenti mentalmente, capaci di rimanere attenti e concentrati in ogni momento dell’incontro.

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Gli Speciali de Il Nuovo Calcio - Master Settore Giovanile
La relazione in aula e la dimostrazione pratica sul campo AIAC di Coverciano di Davide Brunello.

L’intervento di Davide Brunello, tecnico del vivaio del Genoa, ha trattato temi di assoluto interesse e attualità, quali appunto il funzionamento dei neuroni specchio e la loro importanza nella lettura delle situazioni di gioco. Ha spiegato i presupposti scientifici, semplificato e chiarito le modalità operative e suggerito diverse esercitazioni sul campo. Con un obiettivo: quello di confrontarsi coi presenti per cercare tutti di migliorare anche solo di poche “percentuali” le proprie conoscenze. Il tutto in funzione dei ragazzi che si allenamento.

La lettura delle neuroscienze da parte del mister: questo l’argomento principale evidenziato al Master de Il Nuovo Calcio. Sono state prese in esame appunto la lettura delle situazioni di gioco e le nuove teorie sui neuroni specchio, ovvero quanto di più attuale e affascinante c’è al momento per l’allenamento calcistico. E non solo! Prima di entrare nel dettaglio di questi temi, è doveroso fare un rimando alla relazione che ha preceduto la mia, quella di Giovanni Messina, il quale ha illustrato con grande competenza le dinamiche che coinvolgono “il giocatore che apprende”, toccando inevitabilmente le funzioni attentive. Quest’ultime sono fondamentali per qualsiasi tipo di apprendimento. Senza attenzione è difficile ottenere miglioramenti, perché è il motore e il collante dell’apprendimento stesso. Viene considerata come un’attività che regola i processi mentali, filtra e organizza le informazioni provenienti dall’ambiente, al fine di ottenere una risposta adeguata.

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In che modo può comportarsi l’allenatore per insegnare a “leggere” correttamente tutte le situazioni che si presentano durante un incontro ai propri calciatori? Questo il punto di partenza della relazione di Enrico Battisti al nostro Master.

Essere capaci di riconoscere una situazione durante una partita, adeguare il proprio atteggiamento “tattico” in base a questa e agire opportunamente per ottenere un vantaggio e risolvere il problema a proprio favore, è una capacità assai complessa, che rarissime volte si riscontra in match che vedono impegnati giovani calciatori. Questo aspetto è fondamentale per giocare a calcio in modo efficace. I ragazzi, invece, troppo spesso si dimostrano impreparati per affrontare i problemi “cognitivi” che emergono durante un incontro. Il loro atteggiamento di fronte alle situazioni che si vengono a creare è di frequente scontato e prevedibile, tendente solo a riprodurre le indicazioni ricevute in allenamento, quindi deficitario. Cosa può fare il mister per insegnare a “leggere” correttamente tutte le situazioni che si presentano durante un incontro? Quanto tempo è necessario per raggiungere un buon livello? Quali aspetti dovrebbero essere stimolati più frequentemente per migliorare “l’agire” adeguato dei giovani calciatori?

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Gli speciali de Il Nuovo Calcio
L’ex giocatore bianconero Alessandro Birindelli, allenatore nella passata stagione della squadra Allievi dell’Empoli, interviene al nostro Master, prima in aula e poi, insieme al suo collaboratore Massimo Saccà, sul campo. Sottolinea, come premessa, quanto siano state importanti le esperienze vissute prima da calciatore e poi da tecnico perché gli hanno permesso di venire a contatto con diverse metodologie d’allenamento. Analizzando con attenzione i metodi provati, sono emerse idee, considerazioni, valutazioni che lo hanno portato a pensare all’allenamento per princìpi, e non a quello per schemi, come quello ideale per i giovani giocatori.

I princìpi di gioco possono essere definiti come le idee e i progetti ai quali i giocatori possono affidarsi per risolvere determinate situazioni nel contesto di gara. Sono, in sintesi, le “categorie” entro le quali si suddivide l’intero avvenimento calcistico. Servono a contenere azioni e comportamenti che si verificano in campo e rappresentarli, esprimendo il “perché” accadono e non il “come” avvengono. Ogni giocatore è quindi responsabile di ciò che esegue, in pratica ha un certa libertà decisionale in fatto di modi, tempi, spazi, scelta d’esecuzione, tenendo sempre conto dei movimenti dei compagni e degli avversari. Il modello prestativo del giocatore “ideale” infatti prevede:
• una tecnica precisa e rapida;
• un’importante velocità di spostamento;
• una capacità di decisione tattica ben allenata e reattiva.

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Come insegnare i comportamenti ideali a un difensore che deve affrontare in duello un attaccante fino ad arrivare ai movimenti della linea difensiva.

Dagli anni ‘90 ad oggi il ruolo del difensore si è evoluto, come del resto il modo d’interpretare la fase di non possesso da parte della linea difensiva. Il moderno difendente si è dovuto adattare alle maggiori richieste fisiche e tecnico-tattiche del gioco, cambiando alcuni aspetti dei suoi atteggiamenti.

Ad esempio:
-l’appoggio dei piedi;
-la tecnica di corsa;
-la posizione fondamentale; le posture;
-i princípi tattici individuali.

Anche dal punto di vista tecnico, il difensore si è dovuto adeguare alle nuove strategie: infatti, diversi allenatori (e speriamo sempre di più), soprattutto nei settori giovanili, prediligono la costruzione dell’azione dal basso, quindi il difensore deve essere in grado anche di gestire il possesso. In questo articolo cercheremo, con l’ausilio di esercitazioni tecnico-tattiche, fisiche e integrate di far muovere al meglio la nostra linea difensiva, partendo comunque dal miglioramento del singolo, vero obiettivo di ogni vivaio.

APPOGGI E POSIZIONE FONDAMENTALE
Per agire al meglio e in modo efficace quando si è senza palla, è doveroso insegnare quanto prima la posizione fondamentale. Il difensore deve, in linea di massima, avere:
-lo sguardo “avanti” per controllare la situazione;
-il tronco flesso anteriormente, con il corpo che si frappone fra palla e porta;
-le ginocchia semi-flesse;
-gli arti inferiori divaricati in direzione antero-posteriore;
-il “carico” sugli avampiedi.

 

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Quanto vale l’azione didattica di un allenatore che organizza percorsi formativi per i propri ragazzi in modo tale da stimolarli a risolvere situazioni o problemi. Alcune proposte pratiche.

Come si può insegnare a un bambino ad attraversare la strada? E a giocare a calcio? Ogni volta che ci si pone delle domande simili, ci si trova di fronte a un problema di didattica e di metodologia. Non esiste una sola risposta a questi quesiti: differenti interventi possono portare allo stesso obiettivo.

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Filosofia, metodologia, emozioni, apprendimento e relazioni: tutto quello che deve sapere ed essere l’allenatore.

Cosa si può scrivere oggi calcisticamente parlando che non sia già stato detto nelle diverse parti del mondo, in particolar modo in Italia o su questa stessa rivista, che personalmente leggo dal primo numero? Questa è stata la domanda che mi sono posto prima di preparare l’articolo.

Siamo una “culla” di amanti competenti, che storicamente ha analizzato le differenti aree che distinguono questo gioco straordinario che è il calcio. Che si è addentrata in mille particolari. Però, possiamo provare a orientarci verso una visione, per certi versi “metafisica”.

Come spiega un grande maestro, filologo e filosofo, Igor Sibaldi, questa parola dall’origine greca, è composta da “meta” che significa “più in là”, “andare oltre”, “vedere al di là”, e “fisica”, cioè le “cose che si trovano in natura”. Ecco che possiamo pure noi tecnici cercare di “guardare più avanti”, pensando di non avere sempre “ragione” in ogni situazione. Bisogna mettersi in gioco. E così si può migliorare il proprio sapere, in primis di se stessi. Che è un punto di partenza fondamentale. Sibaldi stesso, poi, definisce la filosofia propria o altrui come una via con cui si cerca di aver ragione, spesso precludendosi altri punti di vista.

Per questo motivo, il primo pensiero che ho avuto è stato quello di condividere le esperienze fatte, sperando che possano magari diventare uno stimolo per tentare sempre qualcosa di “nuovo”, per “costruire” le proprie conoscenze e il proprio sapere. Consapevoli che a volte bisogna superare il famoso “Ho sempre fatto così” per crescere davvero.

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Un metodo di lavoro che prevede, in una fase della seduta, spesso quella iniziale, di passare in continuazione da un esercizio tecnico a uno applicato, ad esempio un possesso. Quest’ultimo può essere finalizzato ai concetti sviluppati in assenza di avversari.

Nel percorso che deve compiere un ragazzo all’intero di un settore giovanile, la categoria Esordienti rappresenta un passaggio molto importante per il consolidamento dei concetti base del calcio. Concetti che ormai sono sempre più legati alle interazioni tra giocatori. E per operare in maniera efficace da questo punto di vista, i “fondamentali” dello smarcamento e della trasmissione della palla sono determinanti. Per agire con cognizione di causa su tali “gestualità”, innanzi tutto è doveroso considerare ciò che hanno svolto e appreso i ragazzi negli anni precedenti. Poi, è indispensabile scegliere la metodologia migliore per l’insegnamento e lo sviluppo dei principi inerenti al possesso della palla.

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Un mezzo di allenamento che si nota sempre più sui campi di calcio, sia coi giovani sia con gli adulti. Gli obiettivi e alcune proposte pratiche.

“Sono esercitazioni tecniche finalizzate al possesso della palla, incentrate sui gesti del passaggio, preciso e veloce, e della ricezione orientata. Sono differenti dai “nostri torelli” che non hanno una precisa connotazione tattica” (definizione tratta da La periodizzazione tattica di Paolo Gatti e Luciano Vulcano). Detto ciò, in questo articolo proveremo a capire quali abilità vengono sollecitate con questo mezzo ormai noto e utilizzato su tutti i campi di calcio. Ma non solo: il nostro obiettivo è mostrare una progressione di esercizi che possono essere usati partendo dai Pulcini fino alla Juniores, evidenziando le differenti finalità tecnico-tattiche stimolate e non tralasciando le componenti fisiche e condizionali. Infine, spiegheremo il corretto approccio che deve avere lo staff in relazione alla fase dell’allenamento e agli obiettivi posti.

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Un valido strumento per l’allenamento che può stimolare la coordinazione nel settore giovanile e non solo. Una progressione di esercizi. 

Nel settore giovanile l’allenamento degli aspetti coordinativi ha un ruolo molto importante, grazie al quale si agevola l’acquisizione e il consolidamento delle competenze motorie, sia generali sia specifiche. Le proposte di tipo coordinativo danno la possibilità di accrescere il bagaglio tecnico dei giocatori, aiutandoli a eseguire movimenti via via più complessi con maggior fluidità, controllo e minor affaticamento. Tra i mezzi più utilizzati rientrano senza dubbio gli esercizi mirati al miglioramento della qualità e rapidità degli appoggi, con i quali è possibile sviluppare specifiche capacità, essenziali negli sport di squadra e non solo, come quella di ritmo e di combinazione (fra più parti del corpo), cui troppo spesso si dedica poca attenzione. Infatti, non bisogna dimenticare che un qualsiasi gesto finalizzato allo sviluppo della coordinazione, è legato a un corretto bilanciamento fra i vari segmenti corporei (per esempio, fra arti superiori e inferiori), e che la gestione corretta dell’alternanza o dell’abbinamento degli stessi ne influenza l’efficacia di esecuzione.

In questo senso, la scaletta coordinativa o speed ladder è uno strumento utile per ricreare svariate combinazioni di esercizi focalizzati allo sviluppo della coordinazione intersegmentaria in diversi regimi di intensità (movimenti lenti o veloci). L’attenzione viene quindi spostata sulla corretta e armonica esecuzione dei movimenti corporei, modulandone l’intensità in relazione al livello dei propri giovani calciatori.

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I bambini/ragazzi sono scatoloni da riempire di nozioni o “lampadine” da accendere? Una riflessione, corredata da diverse proposte pratiche, sull’idea di allenare per modelli o princìpi.

Il mondo del calcio è sempre stato refrattario alle innovazioni, un ambiente “elefantiaco”, passatemi il termine, che rispetto ad altri sport è sempre stato molto più lento nel percepire le novità. E in particolar modo nelle metodiche di lavoro del settore giovanile, che hanno subìto un’evoluzione ancor meno rapida.

Una volta si ragionava col disastroso pensiero che i bambini erano dei piccoli-adulti ed era sufficiente adattare solo le quantità rispetto a quanto si proponeva nei grandi, sia dal punto di vista organico sia da quello tecnico-tattico; successivamente, alla fine degli anni ’80, invece, si è compreso che il mondo dei ragazzi era una sfera a se stante rispetto all’adulto e le metodologie andavano costruire su misura secondo le necessità dei giovani e non potevano più essere improvvisate. Mi vengono in mente 2 grandi maestri che hanno agito in questa direzione, Horst Wein e Christian Bourrel.

Oggi è d’attualità un altro dilemma, ovvero allenamento per modelli (schemi) o per princìpi. Chiariamo immediatamente di cosa stiamo parlando. I modelli sono soluzioni indicate dall’allenatore sia nell’apprendimento del gesto tecnico-motorio sia di un compito tattico; l’informazione di ritorno al bambino è data dal giudizio dell’istruttore. Nel caso dei princìpi, al contrario, l’allenatore non offre la soluzione al giocatore, ma lo spinge a trovarla da solo. In pratica, non “regala la bicicletta”, ma “insegna a usarla”. Le esercitazioni proposte sono a livello di scoperta guidata con l’istruttore che, grazie all’apprendimento per prove ed errori e a domande mirate ai ragazzi, li renderà protagonisti.

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Allenamento. Settore agonistico
Perché è determinante all’interno di un settore giovanile avere una linea guida e dei principi di gioco comuni per formare un giocatore. Le soluzioni tramite la periodizzazione tattica.

Il settore giovanile agonistico rappresenta l’anello di congiunzione tra la scuola calcio e la prima squadra, una fascia temporale in cui il giovane calciatore attraversa un particolare processo di crescita tecnica, fisica e psicologica. Questo processo lo porterà, gradualmente, ad affinare sia le capacità coordinative sia quelle condizionali, sviluppate parallelamente a un bagaglio tecnico-tattico, che, per diventare un calciatore efficace nel suo ruolo e funzionale al modello di gioco della squadra, deve essere, necessariamente, il più completo possibile.

Negli ultimi anni si sta ponendo sempre più attenzione all’intervento da svolgere nei vivai. L’inversione di rotta rispetto ai primi periodi del secolo è derivata dalla presa di coscienza dell’evidente differenza, qualitativa e di risultati, tra le società che non hanno curato la propria “fucina di talenti” e quelle che hanno lavorato e continuano a farlo nella loro “cantera”, utilizzando una “linea comune”, cioè un modello di allenamento con obiettivi chiari e dei principi metodologici uniformemente riconosciuti da tutti i dirigenti, istruttori, allenatori e preparatori atletici.

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Esperienze dall’estero

Responsabili, allenatori, preparatori e giovani giocatori del Bologna hanno avuto l’opportunità di partecipare a due settimane di confronto in Canada. Grazie al presidente dei due club, Joey Saputo, hanno visitato il vivaio degli Impact, dialogato coi mister locali e disputato una torneo con la squadra under 15.

6.500 km circa è la distanza che separa Montréal da Bologna. Sembrerebbe un altro mondo, eppure, durante la visita al Centro Tecnico “Nutrilait” della Società Impact De Montréal, presieduta dal nostro chairman Joey Saputo (al centro nella foto 1, con i responsabili dei due settori giovanili), abbiamo potuto constatare filosofie e metodologie di lavoro che abbattono la distanza tra i due continenti.

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Allenamento. Settore agonistico
Conviene con questa categoria insistere sugli aspetti di squadra oppure meglio soprassedere? Esercitazioni e consigli.

I Giovanissimi sono una categoria molto particolare. I giocatori di questa età si confrontano da poco tempo nelle partite 11>11 e, dopo il primo impatto con gli Esordienti, “periodo” in cui si affinano prevalentemente i concetti di tattica individuale, si presenta il “problema” di organizzare la propria squadra, sia in fase di possesso sia in quella di non possesso.

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Perché è importante nel settore giovanile ampliare il più possibile le esperienze del calciatore e l’utilità dei principi di gioco in luogo di un calcio per schemi. Esempi a sostegno di questa metodologia e una progressione sulle giocate filtranti.

Se in un perfetto meccanismo, una catena efficiente, ben automatizzata e sincronizzata, si inserisce una variabile esterna, si rischia di bloccare tutto. Infatti, se i giocatori non sono stati preparati ad adattarsi e reagire e se non è stata allenata la “velocità”, tutto, anche ciò che si reputa perfetto ed efficiente, si intoppa. E probabilmente non per poco tempo. Perché? Perché “pensare e decidere” sono due concetti così vicini che spesso nel luogo comune li sovrapponiamo. E sono indispensabili per il calciatore moderno.

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. Come agire coi giovani dal punto di vista fisico nel periodo che segue la cosiddetta preparazione. Proposte pratiche.

I campionati giovanili e degli adulti sono ormai entrati nel vivo. Per questo motivo, abbiamo pensato di proporre, in questo articolo, alcuni mezzi e metodi che possano essere utili nel prosieguo dell’attività, sia dal punto di vista tecnico-tattico sia condizionale, in particolar modo per chi agisce nel vivaio. Naturalmente, il precampionato è una fase molto delicata per vari motivi e solitamente i punti cardine cui fare riferimento sono:

• il riadattamento dopo il periodo di transizione;
• il recupero delle impedenze biomeccaniche riscontrate durante l’ultima fase di campionato precedente;
• il recupero dello stato di fitness;
• la riatletizzazione agonistica.

Talvolta, infatti, si inizia la nuova annata dando per scontato che i nostri atleti abbiano completa- mente recuperato dalle “scorie” biomeccaniche, cognitive, fisiologiche e nervose della stagione conclusa. Questo porta a sottovalutare tutte le problematiche che si possono riscontrare nel precampionato, un momento che – quando ci si riferisce alle prime squadre – dura solitamene 5 settimane. E, quindi, c’è idealmente il tempo per i corretti comportamenti. In un settore versi mesocicli. Bisogna pertanto ragionare per priorità didattiche e metodologiche, puntando soprattutto sulla progressività del carico (volume-intensità). Facciamo un passo indietro, però; all’inizio della stagione è utile partire da alcuni test introduttivi: calcolo del Body Mass Index; controllo medico (ipo-mobilità articolare e ipo-flessibilità muscolare); scompensi posturali (dovuti a infortuni pregressi); scelta dei mezzi e dei metodi di lavoro.

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Allenamento. Settore agonistico
Perché è preferibile per la crescita dei giocatori del settore giovanile l’allenamento per principi piuttosto che quello per schemi. Esempi pratici e a connotazione scientifica. Una progressione didattica sulla mobilità e il gioco in profondità.

Formare giocatori pensanti. Vogliamo giocatori pensanti. Vogliamo giocatori pensanti che risolvano le situazioni di gioco. Questo è uno degli obiettivi che tutti gli allenatori dovrebbero porsi visto proprio l’accezione “open skill” (abilità aperta) del calcio. Per lavorare in questa direzione, vogliamo partire dalla definizione di apprendimento. L’enciclopedia Treccani chiarisce il termine come “atto dell’apprendere, dell’acquistar cognizione. Con significato più ampio in psicopedagogia, indica un processo di acquisizione di nuovi modelli di comportamento o di modificazione di quelli precedenti per un miglior adattamento dell’individuo all’ambiente”. Sempre dalla Treccani, abbiamo l’apprendimento meccanico, ovvero la memorizzazione non accompagnata da comprensione. Nella prima definizione rivedo un allenamento per principi, nella seconda un allenamento per schemi.
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L’utilizzo di queste soluzioni in FASE OFFENSIVA e il loro allenamento. L’importanza di stabilire i ruoli di ogni calciatore e lo studio degli avversari.

Tra i tanti aspetti su cui lavorare a inizio stagione, anche le palle inattive hanno una loro importanza. Ormai tutti gli allenatori, a qualsiasi livello, preparano questa parte del gioco, visto che circa un terzo dei gol (circa il 40% se aggiungiamo anche i rigori) viene generato da soluzioni “da fermo”.

Per quanto riguarda la fase offensiva, come qualunque altra situazione da allenare, anche le palle inattive possono essere preparate per schemi o per principi. Normalmente, i “piazzati” sono una delle situazioni in cui si privilegiano gli schemi, ma vi sono delle costanti che vanno curate, che si decida di optare per movimenti predeterminati oppure si preferisca dare solo delle indicazioni sugli spazi verso i quali dirigersi, lasciando alla lettura del calciatori il modo in cui attaccarli.

In questo articolo ci concentreremo su calci d’angolo e punizioni, ma non dobbiamo dimenticare che rientrano a pieno titolo nell’argomento anche le rimesse laterali.

Come inserire Tocball all’interno di esercitazioni motorie e sfruttarlo al meglio per allenare il passaggio.

Settembre è il mese in cui ricomincia l’attività per tutte le categorie della “Scuola Calcio”, parliamo di Esordienti, Pulcini e Piccoli Amici. Per i giocatori di queste annate e per i loro istruttori può essere interessante utilizzare Tocball all’interno di percorsi motori organizzati per migliorare le capacità coordinative oppure le gestualità tecniche. Si tratta, infatti, di inserirlo come strumento per effettuare un “fondamentale” (il passaggio) al termine del percorso oppure in abbinamento ad altre combinazioni motorie. A tal proposito, si possono organizzare diverse stazioni in modo da far “giocare” contemporaneamente più giocatori (si consiglia massimo 4-5 elementi per postazione) e poi cambiare spazio dopo un minutaggio prestabilito. Inoltre, in base al numero di Tocball a disposizione, le posizioni possono prevedere o meno il suo utilizzo.

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->> Tocball a coppie

-->> Tocball coni

-->> Tocball e finta

-->> Tocball interno esterno

Quanto è utile l’allenamento situazionale nel vivaio per incentivare i ragazzi a scegliere e non ad agire unicamente per “imposizioni” da parte del mister o per schemi.

Lo scopo fondamentale dell’attività svolta all’interno del settore giovanile dovrebbe essere quello di formare giocatori e non squadre vincenti, anche se spesso viene dimenticato. Infatti, all’interno di una concezione di calcio esasperata dal risultato, questo aspetto è messo in secondo piano rispetto alla costruzione di un undici competitivo e pronto. Accade appunto che gli allenatori tendono a privilegiare i ragazzi più “bravi” (o pronti) tralasciando quelli “promettenti”, nel tentativo di raggiungere obiettivi a breve termine, perché si è capaci/competenti solo se si vince. Le linee guida dettate dalla FIGC, che tratta con grande attenzione e cura questo argomento, sono, al contrario, molto chiare: “L’obiettivo principale è quello di rendere i ragazzi protagonisti del lavoro. Il giovane deve saper scegliere, capire autonomamente il calcio e interpretare in modo creativo questo sport”.

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Tocball è un attrezzo da campo, che si può utilizzare anche in giardino o in casa, che può aiutare il giovane giocatore a migliorare coordinazione e tecnica. Alcune proposte tecniche individuali in cui inserire altri gesti motori. A ritmo di divertimento.

“Un nuovo modo di fare tecnica, giocando anche da soli”. Avevamo incominciato in questo modo l’articolo del numero scorso che spiegava l’utilizzo di Tocball, un semplice strumento da campo, che può permettere a bambini e giovani calciatori di giocare divertendosi con la tecnica. In questo scritto, proseguiremo il discorso proponendo ulteriori esercitazioni che ogni giocatore può svolgere tranquillamente in casa oppure al parchetto o in giardino. Esercitazioni che comunque possono essere riportate senza alcun problema anche sul campo da calcio, con uno o più elementi che si cimentano con Tocball.

Le prime proposte che troverete sono collegate alla ricerca del giusto timing di impatto.Le seconde sono incentrate sempre su questo principio, ma al posto della corsa vi saranno altre gestualità motorie da svolgere. Le terze, invece, prevedono l’utilizzo di un secondo pallone. Chiaramente per quest’ultimi è opportuno “giocare” su un prato o su un campo.

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Speciale precampionato Giovani
L’impostazione dell’inizio stagione con le categorie Giovanissimi e Allievi. L’importanza di considerare la situazione di crescita differenti dei diversi giocatori in organico e le loro caratteristiche psico-fisiche.

La struttura del precampionato, trattandosi di squadre con ragazzi nel pieno (o quasi) del loro periodo di formazione, parliamo appunto di Giovanissimi e Allievi, deve garantire, in primo luogo, un percorso di tutela dagli infortuni muscolari e deve essere incentrata su sedute coinvolgenti, dinamiche e propedeutiche alla situazione di gara. Gli allenamenti devono essere caratterizzati quasi interamente da esercitazioni con il pallone, in cui si sollecitano gli aspetti cognitivi, tattici, tecnici, motori e percettivi, in modo simile a ciò che accade in partita.

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Neuroni specchio e dintorni: tutto quello che c’è da sapere sull’argomento, le più recenti ricerche scientifiche e le esercitazioni esemplificative La prestazione del gioco del calcio e di ogni singolo calciatore è influenzata da numerosi fattori quali le richieste tattico-strategiche, le abilità tecniche, le componenti fisico-atletiche e le capacità cognitive.

Il calcio, come ben sappiamo, è un gioco open-skill, ovvero situazionale, e tutti questi fattori della performance subiscono un mutamento imprevedibile durante l’arco della gara. Alcuni di quelli che interessano la prestazione sono facilmente visibili e, grazie anche la tecnologia, monitorabili: parlo degli aspetti tecnici, tattici e atletici. Le componenti cognitive, invece, sono fattori invisibili, riguardano un’importante “fetta” della prestazione e sono di difficile analisi. Per capacità cognitive si intendono ovviamente le capacità di raccogliere ed elaborare le informazioni più importanti della gara per scegliere la risposta maggiormente efficace.

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Come incominciare a sviluppare l’azione dal portiere con una linea difensiva a tre giocatori. L’importanza di conoscere le varie possibilità e perché è determinante dare fiducia a propri ragazzi.
Per concludere l'argomento sul tema relativo all’inizio azione con palla bassa, dal portiere, dopo aver visto sul numero di aprile l’avvio della manovra con una difesa a quattro elementi, ora analizziamo come “uscire” contro i vari sistemi di gioco quando si schierano tre difensori. Rimane valido, tuttavia, il concetto che ai giovani giocatori occorre presentare le diverse opzioni, sarà compito loro, con l’aiuto dell’allenamento, riconoscere quelle migliori in base al contesto di gioco.

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Le modalità di lavoro coi giovani del club blucerchiato. La selezione, l’intervento degli allenatori e i consigli di Giovanni Invernizzi, il responsabile.

Dopo essere stati all’Inter da Roberto Samaden, alla Fiorentina con Vincenzo Vergine e alla Roma da Bruno Conti, in questa puntata sulle modalità operative dei vivai italiani siamo andati a Genova, sponda Sampdoria, e abbiamo incontrato il responsabile Giovanni Invernizzi. Con lui proveremo a fare il punto della situazione sull’operato blucerchiato coi ragazzi e sull’evoluzione di questo mondo nel corso degli ultimi 30 anni. Infatti, Invernizzi è stato prima giocatore, poi allenatore e ora responsabile tecnico della Samp. Ci spiegherà la filosofia, la stretta sintonia e collaborazione che ha cercato di stimolare tra i vari allenatori e purtroppo le difficoltà nella selezione del giovane calciatore dovuta alle caratteristiche del territorio ligure.

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Esercizi e suggerimenti per interessare in forma specifica gli aspetti cognitivi nel giovane giocatore.

Il calcio è uno sport considerato “open skill”, nel quale la situazione di gara è resa continuamente variabile da diversi aspetti, in primis dalla presenza dell’avversario. Spesso nel programmare un microciclo, o in generale un periodo di allenamenti, le preoccupazioni sono legate al carico fisico-atletico e a quello tecnico-tattico cui è sottoposto il calciatore. Nella formazione del giovane non dobbiamo dimenticarci, però, di prevedere anche esercitazioni ad alto carico cognitivo, che stimolino la reazione motoria attraverso l’impiego di segnali o comandi di tipo generale e sport-specifico. Per esempio, la corsa di un avversario verso una zona particolare del campo, può far indurre un giocatore a spostarsi di conseguenza per attuare una manovra difensiva o offensiva.

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Una modalità operativa utile con i giovani per intervenire in forma stimolante sulle qualità aerobiche e neuromuscolare. Gli esercizi da utilizzare.

Il circuit training o allenamento a circuito si riferisce a un preciso metodo che prevede la combinazione di più esercizi, divisi per obiettivo, eseguiti all’interno di un’unica serie. La peculiarità di tale metodologia è relativa alla possibilità di migliorare simultaneamente le componenti principali della prestazione fisica, in particolare la quella aerobica e la neuromuscolare (anaerobica – Kilka & Jordan, 2013). Lo sviluppo della parte neuromuscolare diviene importante in ambito giovanile, specificatamente per le categorie Giovanissimi e Allievi. La maturazione del sistema nervoso è in stretta relazione con l’età cronologica del giovane e si assesta intorno ai 12 anni, età in cui avviene il suo completo sviluppo. Dunque, il tempo dedicato all’allenamento di questi aspetti contribuisce enormemente allo sviluppo e al mantenimento di buoni livelli di forza, potenza e velocità nel corso dell’adolescenza fino alla prima età adulta. Proprio per questo motivo, nelle prima fase adolescenziale, fra i 12 e i 16 anni, diviene importante l’introduzione di mezzi finalizzati a un incremento della parte neuromuscolare (Bangsbo & Andersen, 2013), utile, non solo ad accrescere le prestazioni, ma anche a ottimizzare la qualità del movimento e a prevenire gli infortuni nel rispetto dello sviluppo armonico del giovane calciatore. Gli esercizi che normalmente compongono un circuit training presentano caratteristiche non proprio simili al contesto di gioco, ma hanno lo scopo di rinforzare la muscolatura del corpo in senso lato, in particolar modo quella degli arti inferiori e del core (tronco), senza prescindere dagli aspetti coordinativi. Tali obiettivi, al giorno d’oggi, devono considerarsi elementi indispensabili per la formazione fisica dei propri giovani.

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L’importanza di provare a individualizzare lo sforzo in base alla fatica percepita e al carico interno. L’esempio di un microciclo di allenamento svolto da una categoria Under 15. Le esercitazioni utilizzate e analizzate secondo la frequenza cardiaca.
In questo articolo, esamineremo alcune esercitazioni tecnico-tattiche a sfondo condizionale e cognitivo cercando di rapportarle a due indici di monitoraggio dell’allenamento:
• RPE e training load;
• Frequenza Cardiaca (FC).

Le proposte pratiche sono state effettuate da una squadra under 15 professionistica.
I due valori evidenziati sono ben distinguibili tra loro in quanto il primo mette in relazione l’aspetto fisico (percezione della fatica post allenamento) con quello puramente psicologico. Il secondo correla il carico interno con la proposta di allenamento. In un settore giovanile, infatti, sono molte le variabili che possono influenzare la seduta, tra cui:
• carichi elevati e non progressivi;
• contesti familiari;
• andamento scolastico;
• ritardo/anticipazione della crescita biologica.
Pertanto, considerare i due indici di controllo del training, se sfruttati con costanza durante la stagione, possono essere essenziali per pianificare le sedute (intensità delle esercitazioni e stato della squadra) e avere sotto controllo la situazione dei calciatori.

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I principi metodologici per l’allenamento della forza con i bambini dai 5 ai 12 anni. Cosa dice la scienza e numerose proposte pratiche.

L’allenamento della forza in età pre-puberale, puberale e adolescenziale è spesso considerato un elemento negativo piuttosto che un beneficio. Sebbene spesso si discuta sui possibili rischi che il training contro resistenza possa comportare per il tessuto muscolo-scheletrico, il mondo scientifico ha evidenziato molti vantaggi e quasi totalmente ha confutato la sua ipotetica pericolosità.

Cosa dice la scienza
Nel suo più recente comunicato ufficiale l’associazione americana dell’allenamento della forza e condizionamento muscolare, la NSCA (National Strength & Conditioning Association), considera l’allenamento contro resistenza altamente consigliato nei bambini e nei giovani, a patto che i programmi siano adattati alle esigenze funzionali del soggetto (rispetto all’età e a qualsiasi possibile scenario clinico) e supervisionate da istruttori e allenatori altamente qualificati.

Le attuali linee guida suggeriscono che durante l’età scolare i bambini/adolescenti dovrebbero, idealmente, prendere parte a piacevoli attività giornaliere di intensità moderata-vigorosa, siano queste di natura ludica o competitiva, per una durata totale di almeno 60’. Il regolare esercizio in età evolutiva è l’ideale per un normale sviluppo corporeo; inoltre, riduce il rischio di patologie croniche in età adulta. La ricerca scientifica indica che l’allenamento della forza dovrebbe essere affiancato ad attività aerobiche come la corsa, il nuoto e il ciclismo. Sulla stessa linea d’onda è l’associazione inglese dell’allenamento della forza e condizionamento muscolare (UK Strength and Conditioning Association). Detto ciò, è chiaro che il mondo scientifico conferma che la capacità di forza deve essere allenata in età pre-puberale, puberale e adolescenziale.

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