Settore giovanile
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Dal nuovo libro di Alberto Nabiuzzi sulle palle inattive ecco un estratto relativo all’approccio didattico da applicare nelle categorie giovanili

Fresco di stampa, “I calci piazzati” è il sesto volume della collana “I tattici del Nuovo Calcio” in uscita in questi giorni per Editoriale Sport Italia.

Scritto e curato da Alberto Nabiuzzi (allenatore Uefa B, responsabile del settore giovanile del Trento con un trascorso da match analyst nello staff di Donandoni), il manuale affronta un tema troppo spesso trascurato e che invece può divenire la chiave di volta nella preparazione tecnica di tutte le categorie, anche quelle giovanili. Qui di seguito un assaggio – relativo proprio alla didattica giovanile - di quello che potrete trovare nelle oltre 170 pagine di statistiche, soluzioni, schede e proposte metodologiche che vi sveleranno tutti i segreti relativi alle palle inattive.

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I calci piazzati coi giovani

Il calcio, nella sua semplicità di regole e obiettivo, racchiude all’interno della partita molteplici situazioni che, per essere gestite in modo efficace, hanno bisogno di essere vissute, allenate e metabolizzate. Questo percorso è fondamentale nel mondo dei grandi: sappiamo bene quanto sia difficile creare un pensiero comune nelle fasi dinamiche (cioè nelle situazioni con il pallone in movimento), che di fatto rappresentarono la fetta più importante della prestazione. Ma è altrettanto determinante strutturare e organizzare le situazioni con la palla ferma, che sono parte integrante del gioco e che spesso hanno un ruolo essenziale per l’andamento della gara.

Un tema poco… trattato

Per le fasi dinamiche, offensiva e difensiva, sono stati scritti articoli, libri e manuali che analizzano in ogni particolare la progressione didattica da scegliere per l’insegnamento e l’apprendimento in ogni età e categoria. Le situazioni di palla inattiva non godono però di tale popolarità e l’approccio generale è diametralmente opposto fra le prime squadre (si dedicano anche allenamenti interi per provare e riprovare determinati schemi) e i settori giovanili (essendo prioritario l’insegnamento delle fasi dinamiche, si trascura del tutto la didattica per la gestione dei “piazzati”). Dopo queste riflessioni le domande sono molte: quanto tempo possiamo dedicare nel vivaio a queste situazioni? A che età possiamo iniziare? Qual è la progressione didattica ottimale? Possiamo insegnare proponendo schemi o anche tramite princìpi?

I presupposti per la didattica

Per rispondere ai quesiti incominciamo dalla fine del percorso, cioè da quella che potrebbe essere la migliore organizzazione possibile per un “piazzato” e, andando a ritroso, proveremo a capire i presupposti utili a un giovane calciatore per essere pronto alle richieste di una partita di alto livello. Prendiamo ad esempio l’organizzazione che prevede un calcio d’angolo offensivo con tutte le varianti dei possibili sviluppi:

• battuta diretta;

• battuta corta;

• sincronizzazione dei tempi della battuta con il movimento di attacco della palla;

• attacco della palla contro una difesa a zona o a uomo;

• smarcamento da una marcatura stretta;

• creazione di un blocco liberando un compagno;

• realizzazione di uno schema che prevede la partecipazione e il sincronismo di più giocatori (da 2 a 6 elementi);

• comportamenti su prima palla e seconda palla;

• eventuale transizione negativa;

• ripristino delle posizioni nel sistema di gioco.

Quando un allenatore si trova a proporre un “piazzato” alla sua squadra spesso deve fare i conti con il poco tempo a disposizione e con le troppe informazioni da dare, sia al gruppo sia ai singoli. Per questo diventa essenziale saperle diluire creando il percorso didattico adeguato sia all’interno della stessa stagione nel caso di prime squadre sia nell’arco del percorso formativo nel caso del vivaio. In tutto questo la didattica, intesa come capacità di “diluire” informazioni e stimoli, ricopre un ruolo primario nell’approccio al training e conseguentemente la scelta delle proposte e il loro inserimento nella sessione e nella settimana.

Informazioni ed errori da non commettere

Vista la grande quantità di informazioni e la qualità con le quale devono essere applicate è necessario darsi delle priorità e creare un percorso adeguato. Più dettagliato sarà il nostro studio del singolo calcio piazzato e più bravi saremo nel trovare particolari che potranno arricchire la nostra progressione. Un ragazzo che si approccia per la prima volta a queste situazioni non potrà assimilarle tutte istantaneamente e soprattutto, oltre alla componente tecnica che è sicuramente predominante, influiscono anche l’aspetto condizionale in quanto è necessario eseguire i gesti e i movimenti con la forza adeguata e quello emotivo che spesso viene sottovalutato. Un errore classico è pensare che le palle inattive siano riservate solo agli adulti e che nei settori giovanili non abbia senso organizzarli. In realtà esistono anche nelle categorie dei più piccoli e durante la partita vengono eseguiti perché sono parte integrante delle regole. Nei Pulcini il calcio d’angolo c’è e noi adulti non possiamo far finta di niente, anzi dobbiamo mettere i nostri ragazzi nelle condizioni di divertirsi anche in tali occasioni. Vediamo dunque nel dettaglio quale potrebbe essere una progressione da applicare nei settori giovanili per familiarizzare in forma giocosa con un calcio d’angolo. L’idea di base è quella di creare una struttura che possa essere modulata in base all’età e al numero di ragazzi a disposizione.
La chiameremo “la gabbia dei piazzati”: prevede uno spazio nel quale preparare un mini-campo, con porte e portieri, con giocatori esterni che fungono da battitori e dei calciatori interni che hanno funzione di colpitori. Non possono mancare, per completare il gioco, i difensori, i nostri guastatori. Le dimensioni della gabbia sono modulabili in base all’età e non è necessario agire con le dimensioni reali se non eventualmente per quanto riguarda la larghezza del campo, ma sicuramente mai con la lunghezza reale.

La gabbia dei piazzati

Vediamo nel dettaglio (figura 1) i vari componenti della struttura e come possono essere utilizzati per adeguarli alle singole esigenze:

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 Figura 1: la gabbia

 

• le porte – possono essere di varie dimensioni a seconda dell’età e in alternativa possono anche essere create con coni o paletti;

• i portieri – nell’attività di base possono essere anche giocatori di movimento, mentre in quelle agonistiche possiamo inserire i portieri di ruolo. In alternativa possiamo anche non utilizzare un numero uno mettendo però dei vicoli su come fare gol (solo di prima intenzione, al volo, di testa, con il piede debole) o aggiungendo obiettivi più specifici nella porta (cerchi da centrare);

• i battitori – sono i giocatori che si occupano di calciare il calcio piazzato; in figura sono posizionati nei 4 angoli del campo, ma nulla vieta di porre ulteriori battitori a metà della linea laterale per simulare una punizione o una rimessa laterale. I battitori possono essere numerati: in questo modo gli interni potranno seguire la sequenza prestabilita oppure il mister potrà chiamare il numero a suo piacimento stimolando anche la capacità di reazione da parte degli interni;

• i colpitori – sono gli elementi che hanno come obiettivo il gol e possono realizzarlo in entrambe le porte. Possono segnare direttamente sulla prima palla e sono attivi anche nell’eventualità che il gioco continui sulla “seconda”. All’inizio possiamo scegliere anche un solo colpitore, senza guastatori, in modo da creare familiarità con la struttura e con i tempi;

• i guastatori – hanno il compito di difendere la porta e di recupere la palla portandola fuori dal perimetro o in alternativa facendo gol nelle porticine laterali. Hanno la possibilità di collaborare con entrambi i portieri. La progressione contiene sei step e nasce come conseguenza di tutte le competenze che deve avere un giovane calciatore una volta inserito in un contesto organizzato di prima squadra. I primi 3 sono rivolti al singolo: possono essere applicati nelle categorie dell’attività di base (Pulcini ed Esordienti) per stimolare e allenare i comportamenti individuali che formano i prerequisiti delle competenze di un giocatore maturo:

• lo smarcamento individuale;

• il tempo di attacco alla palla;

• il sincronismo con il battitore;

• la battuta corta;

• la creazione di un blocco con un compagno;

• la sincronizzazione dei movimenti di due giocatori.

La pratica

Attacco porta dopo smarcamento All’interno della gabbia si svolge un duello 1>1 nel quale il colpitore cerca di liberarsi dalla marcatura per ricevere il passaggio del battitore e concludere a rete in una delle due porte a scelta (figura 2). Il guastatore ha il compito di impedire il gol e, se intercetta la palla, deve condurla fuori dal perimetro per ottenere un punto. Punti chiave: movimenti e contromovimenti per ingannare il marcatore; sincronismo fra colpitore e battitore.

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Figura 2: Attacco porta dopo smarcamento

Io faccio una cosa e tu un’altra

All’interno della gabbia i due giocatori collaborano per fare gol. Uno dei due va incontro al battitore effettuando uno scambio corto; nel tempo dello scambio il secondo elemento deve trovare il tempo per attaccare la porta e impattare la palla per concludere (figura 3). Una volta eseguita la conclusione lo stesso giocatore si dirige verso il secondo battitore per effettuare lo scambio corto, mentre il compagno deve prendere il tempo per attaccare la porta. Attenzione: lo scambio corto è solo una delle tante soluzioni che si possono provare muovendo la palla nel breve. Punti chiave: attacco alla porta dopo scambio corto.

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Figura 3: Io faccio una cosa e tu un'altra

 

 La scelta

All’interno della gabbia due colpitori agiscono contro un guastatore; hanno come obiettivo la rete. I colpitori possono segnare in entrambe le porte e decidere se effettuare uno scambio corto come in figura 4 o attaccare entrambi la porta. Il guastatore deve impedire la segnatura e, se recupera palla, ha come obiettivo quello di portarla al di fuori del perimetro avvalendosi anche dell’aiuto dell’estremo difensore. Punti chiave: sincronismo per attacco della porta a due giocatori; blocco per liberare il compagno.
Le prossime 3 proposte sono rivolte al gruppo squadra e possono essere applicate alle categoria dell’attività agonistica (Giovanissimi e Allievi) con hanno lo scopo di organizzare e sincronizzare i comportamenti collettivi di attacco:

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Figura 4: La scelta

• alla porta nelle tre zone su battuta diretta;

• alla porta nelle tre zone dopo battuta corta;

• contro una difesa a uomo

• contro una difesa a zona

• sulla seconda palla e sulla possibile transizione negativa.

 

Attacchiamo la porta in modo coordinato

All’interno della gabbia 4 colpitori hanno il compito di sincronizzare i loro movimenti per attaccare le tre zone gialle davanti alla porta. Il colpitore più vicino alla palla può decidere di avvicinarsi al battitore per uno scambio corto rispetto al quale i 3 compagni dovranno aggiustare i tempi di attacco alla rete (figura 5). Dopo la conclusione un altro colpitore si avvicina a un altro battitore (nel rispetto della sequenza prestabilita) per innescare un secondo attacco. Punti chiave: sincronismo fra tre o più giocatori; divisione delle zone da attaccare.

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Figura 5: Attacchiamo la porta in modo coordinato

 

Arrivano i guastatori

Lo svolgimento è simile alla proposta precedente con la presenza dei guastatori che hanno il compito di impedire la conclusione e di portare fuori dal perimetro del campo la palla nel caso di recupero. I guastatori possono marcare a uomo o decidere di difendere a zona (figura 6). Punti chiave: attacco alla porta con difesa a uomo o a zona.

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Figura 6: Arrivano i guastatori

Le porte laterali

Lo svolgimento è simile alla proposta precedente con l’introduzione delle due porte laterali nelle quali i guastatori devono fare gol dopo aver recuperato la sfera. I guastatori possono avvalersi dell’aiuto dei portieri (figura 7). Punti chiave: prima palla, seconda palla e transizione negativa.

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Figura 7: le porte laterali

Distico

Un errore classico è pensare che le palle inattive siano riservate solo agli adulti e che nei settori giovanili non abbia senso organizzarli. In realtà esistono anche nelle categorie dei più piccoli e durante la partita vengono eseguiti perché sono parte integrante delle regole.

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L'autore Alberto Nabiuzzi 


Allenatore Uefa B, direttore tecnico del settore giovanile dell'Ac Trento. Il suo percorso professionale di oltre vent'anni lo ha visto ricoprire diversi ruoli nel mondo calcistico entrando in contatto con tutte le categorie dai piccoli ai grandi e dai dilettanti ai professionisti. Allenatore, collaboratore tecnico e match analyst in numerosi club tra i quali Calcio Padova, FC Sudtirol, Pordenone Calcio, Bologna Fc e Shenzhen Fc, ma anche un percorso nei ruoli federali come selezionatore e responsabile tecnico nei CFT. Co-fondatore di YouCoach srl, autore di numerose pubblicazioni di tattica calcistica nonché relatore a convegni, clinic e webinar per allenatori. Attualmente direttore marketing dell’Editoriale Sport Italia.

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