allenamento

  • Una metodologia di lavoro che prevede la combinazioni di lavori di forza e di tipo aerobico nella stessa seduta o in due sessioni contigue.

    Nel calcio ci si è sempre chiesti come ottimizzare il tempo a disposizione e, contemporaneamente, in che modo migliorare la performance, poiché l’elevato numero di partite settimanali ha portato a una riduzione delle sedute disponibili. La parte atletica, talvolta trascurata, è fondamentale per il calciatore per riuscire a soddisfare al meglio le richieste dell’allenatore.

  • Approfondimento precampionato
    L’utilizzo delle scale di valutazione, Borg e Hooper, per verificare lo stato di fitness del giocatore e dell’intera squadra. I comportamenti da adottare.

    Nel calcio moderno è di fondamentale importanza conoscere come ci si sta allenando e il grado di condizione fisica dei proprio uomini, sia in termini individuali sia collettivi.

  • Detta anche “Gegenpressing”, la soluzione tattica portata avanti da Klopp, prima a Dortmund e ora al Liverpool prevede un’aggressione sistematica da parte di più giocatori. I presupposti della manovra del Liverpool e le esercitazioni da utilizzare.

  • “Da marcatore di uomo a marcatore di spazio”: questa è una trasformazione che sta avvenendo nel calcio dei nostri giorni per i difendenti. Come e quando applicare una soluzione o l’altra, le possibili esercitazioni per migliorare.

  • L’utilizzo di questa gestualità tecnico-tattica per rendere davvero efficace il gioco di posizione. Le proposte pratiche per allenarla.

    "Io voglio giocatori che dribblano. Perché il controllo e il passaggio si possono imparare... Ma che dribblino e si liberino dell’avversario, questa è la chiave...”. Questa frase è di Pep Guardiola, tratta dal libro “Pep Guardiola. La Metamorfosis” di Martí Perarnau, ed evidenzia bene il concetto di questo articolo.

    Interpretazioni errate

    L’emergere del gioco di posizione nell’ultimo decennio e la sua grande diffusione, non solo a livello professionistico, ma anche nei campi “di provincia”, sembra aver relegato il dribbling a un ruolo di secondo piano all’interno del calcio: una “mala” interpretazione dei princìpi del gioco di posizione, o meglio una sua forte semplificazione, ha portato a una manovra “rigida”, in cui i singoli calciatori sono fortemente limitati e devono agire esclusivamente entro i confini della loro posizione, come se il successo dell’azione dipendesse esclusivamente dall’occupazione dello spazio, con la palla che si sposta banalmente da una zona (posizione) all’altra.

    Si è dunque diffusa parecchio l’idea di una sorta di “gioco di passaggi”, dove l’unica cosa che conta sembra sia muovere il pallone il più possibile. Tuttavia, in realtà, questa modalità di proporre calcio non è altro che una forte “banalizzazione” del vero gioco di posizione, diciamo che è la parte emersa dell’iceberg, quella che a prima vista tutti sono in grado di notare.

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  • Stefano Pasquinelli scandaglia le prime forme semplici di cooperazione nel contesto squadra, che vanno sperimentate sin dalle categorie più basse dell’attività di base. La massima espressione di questo sono il passaggio e il successivo controllo, che vanno allenati sin dai Piccoli Amici.

  • Una progressione didattica per allenare l’1>1 con una serie di esercitazioni di tecnica di base e tattica individuale. Le differenze tra uomo e donna.

    Le differenze tra calciatori e calciatrici sono state analizzate e spiegate bene già in letteratura, sotto diversi punti di vista. Evidenti diversità si possono riscontrare a livello antropometrico e di struttura, sotto il profilo delle capacità condizionali (forza, resistenza e velocità) e su aspetti specifici che possono influenzare la performance dell’atleta donna. Come già spiegato in alcuni articoli apparsi su Il Nuovo Calcio e come sviluppato approfonditamente nel testo in pubblicazione dopo la prima quindicina di questo mese intitolato “Allenare nel calcio femminile”, risulta fondamentale conoscere il modello prestativo, che, come in tutte le categorie, presenta delle naturali differenze per quanto concerne gli elementi essenziali che contribuiscono allo sviluppo della prestazione. Le intensità di gara, il tempo effettivo, le pause di gioco, le differenze per ruolo e le indicazioni che ci fornisce la bibliografia dal punto di vista della performance in campo, sono solo alcuni fra i punti che è necessario approfondire per cercare di costruire al meglio e calibrare anche sotto una prospettiva metabolica corretta, le sedute della nostra squadra.

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  • Quali strategie utilizzare per scegliere in maniera ottimale la giornata da dedicare al recupero.

  • A volte è più conveniente gestire la palla nell’attesa di trovare i varchi giusti tra le maglie della difesa avversaria piuttosto che cercare subito la verticalità. Alcune proposte pratiche per allenare questo aspetto, fondamentale coi più giovani che passano da un calcio immediato e frenetico (quello a numero ridotto) a uno in cui bisogna anche saper… aspettare. 

  • Alcune dritte per programmare anche i propri comportamenti al di là delle proposte pratiche da campo. Sei aspetti da tenere nel proprio bagaglio di tecnico e sei da evitare di utilizzare.

  • Davide Ancelotti e Francesco Mauri hanno individuato una settimana tipo, priva di gare infrasettimanali, nella quale è centrale l’utilizzo del pallone. Ogni giorno prevede obiettivi da raggiungere diversi, lasciando libero da sedute il primo dopo la gara. Nella prima seduta settimanale, quella denominata “secondo giorno di recupero”, i carichi di lavoro sono ancora limitati, mentre la seconda è quella nel quale è previsto il carico maggiore.

  • Come provare a utilizzare una giocata alquanto comune nel basket sulle rimesse laterali. Di cosa si tratta e alcune soluzioni.

    Un gesto tecnico-tattico abbandonato. Il più delle volte dimenticato. È così che mi piace introdurre questo articolo, con un po’ di malinconia, perché l’obiettivo finale al termine di questo scritto è quello di riportare alla luce una situazione di palla inattiva che merita spazio in qualsiasi categoria: la rimessa laterale!

  • L’allenamento dell’estremo difensore in un contesto integrato alla squadra e al suo modello di gioco. Alcune proposte pratiche.

  • Perché può essere utile o meno sfruttare questo mezzo di allenamento con gli adulti e coi ragazzi del settore giovanile.

    In molti campi da calcio capita di trovare una pista di atletica adiacente al terreno di gioco, con una o due buche di salto in lungo contenenti sabbia; alcune volte, purtroppo, in stato di abbandono. In realtà, queste potrebbero essere un’ottima opportunità per agire dal punto di vista fisico con l’intenzione di alternare gli stimoli allenanti.

    Tale metodica (proporre una diversità di stimoli) può, in fase adolescenziale, far crescere le competenze motorie dei ragazzi, mentre per i giocatori già evoluti evitare la monotonia. Dal punto di vista del carico di allenamento, per evitare la “noia” e quindi situazioni di stallo, si dovrebbe imparare a:
    • variare il sistema del carico, applicando il principio dell’aumento progressivo col progredire dell’allenamento;
    • modificare gli stimoli motori e le tipologie di contrazione;
    • cambiare la velocità di esecuzione delle esercitazioni proposte;
    • variare le attrezzature, i metodi e i mezzi;
    • alternare nelle differenti fasi della seduta l’enfasi sulle finalità che si intendono perseguire.

    VANTAGGI E SVANTAGGI
    Per quanto concerne l’utilizzo della sabbia, è importante sottolineare che come tutte le esercitazioni che si intendono utilizzare è unicamente un mezzo di lavoro, dunque non deve essere considerato migliore o peggiore rispetto ad altri. Infatti, presenta vantaggi e svantaggi ed è opportuno comprenderli per sfruttarli al meglio. La sabbia è un ottimo strumento multifunzionale, ad esempio, per:
    l’esecuzione dei test di salto in lungo;
    l’allenamento propriocettivo e la prevenzione degli infortuni;
    la rieducazione motoria post-infortunio;
    il potenziamento muscolare;
    il miglioramento della tecnica di corsa.

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