allenamento

  • Un importante e dettagliato scritto curato da due degli Autori del libro Special Edition “Il mestiere dell’allenatore”, che analizza e approfondisce, in modo inedito, il ruolo di coloro che vanno in campo con bambini e ragazzi.

  • Una proposta tecnica-coordinativa da poter utilizzare coi più piccoli per ricercare diversi obiettivi, il tutto grazie alla semplicità e alla “plasticità” del setting di base.

    Si prepara un quadrato di dimensioni variabili in base all’età dei bambini (l’ideale è di 2-3 metri di lato) con dei paletti. Sempre secondo le capacità si lega un nastro colorato a un’altezza modificabile, creando una sorta di ring. Lontano da ogni lato circa 8-10 metri (in base a ciò che si intende realizzare) si organizzano le 4 posizioni di partenza dei giocatori. Per ognuna di queste possono stare in fila 3-4 elementi al massimo. Pertanto, si riescono a seguire contemporaneamente in uno spazio molto ridotto diversi bambini. La proposta di base (quella che aiuta a comprendere il meccanismo del gioco) prevede che i bimbi corrano verso la posizione opposta superando il nastro legato ai paletti e raggiungano questa senza scontrarsi tra di loro. Dopo la partenza dei primi 4 bambini, si muovono gli altri della fila a un segnale del mister (coi più grandicelli anche a uno dei partecipanti). Compresa l’organizzazione (che coi più grandi può essere efficace anche per altri obiettivi – rapidità/coordinazione), si può passare all’inserimento del pallone, coi giocatori che in conduzione raggiungono la posizione più lontana da loro valicando i nastri.

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  • Speciale precampionato
    Proporre durante la fase d’attivazione esercitazioni che contengono diversi obiettivi è importante per ottimizzare i tempi a disposizione. Alcune proposte pratiche riguardanti una metodologia di lavoro integrata.

    La fase d’attivazione è determinante perché serve a portare i giocatori nelle migliori condizioni possibili per sostenere i carichi della seduta. Gli aspetti sui quali concentrarsi sono molteplici. Lo scopo principale è quello di alzare la temperatura del corpo e prepararlo a svolgere al meglio l’allenamento. L’organismo migliora notevolmente la sua funzionalità quando la temperatura sale dalla usuale di 37° al valore ottimale di circa 39°. Raggiunti tali livelli, i processi e le reazioni fisiologiche vengono svolte al massimo grado di efficacia e tutto ciò favorisce la prevenzione degli infortuni muscolari. È fondamentale quindi presentare proposte efficaci, che riescano a raggiungere tale obiettivo in modo graduale e progressivo.

  • Allenamento fisico
    Il distretto degli hamstring è quello più soggetto a infortuni di tipo indiretto. Cosa dice la scienza e le soluzioni in termini di prevenzione.

    La congestione dei calendari agonistici a livello nazionale e internazionale, così come l’incremento delle intensità di gioco e le conoscenze sui modelli prestativi riferiti agli sport di squadra, richiedono alla preparazione atletica una rinnovata attenzione, non solo ai fattori che determinano l’incremento o il mantenimento della performance, ma anche a quelli che garantiscono la prevenzione dagli infortuni, o che perlomeno tentano di ridurne il rischio. Gli studi epidemiologici (quelli relativi alla distribuzione e alla frequenza delle malattie) sottolineano come lo sport di vertice (e non solo) presenti un trend preoccupante dal punto di vista traumatologico, con particolare riferimento alle lesioni muscolari. L’attenzione nei riguardi degli aspetti preventivi non è però unicamente appannaggio del calcio d’élite; gli aspetti legati alla tutela della salute tanto dello sportivo dilettante quanto del giovane praticante o del professionista sono temi che caratterizzano sempre di più la congressistica specifica e, di conseguenza, la ricerca.

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  • Una delle ultime e più interessanti soluzioni tattiche per mettere in crisi le difese più chiuse è quella di posizionare più giocatori tra le linee avversarie. Situazioni ed esercitazioni sull’argomento.

    In uno stile di gioco posizionale, risulta di fondamentale importanza riuscire a giocare palla (grazie a un passaggio chiave) a un uomo libero tra le linee avversarie, ovvero nello spazio tendenzialmente tra la demarcazione del centrocampo e quella della difesa avversaria. Il ricevente, orientando il controllo verso la porta avversaria, sarà infatti libero di decidere, in una zona molto pericolosa, come provare a concludere l’azione in modo vincente.

  • Lo Speed Endurance Production è una tipologia di allenamento fisico utile a migliorare la performance fisica del giocatore grazie a esercitazioni specifiche per ruoli.

    I fattori che influiscono sulle performance atletiche nel calcio sono molteplici e alcuni di questi sono difficilmente allenabili attraverso il gioco. Il calciatore durante la partita, ma anche nelle varie esercitazioni in allenamento, esegue quasi sempre azioni ad alta intensità di brevissima durata, seguite da periodi più o meno lunghi di recupero. Alcuni preparatori, correttamente, ritengono che non si debbano svolgere lavori troppo “distanti” da ciò che realmente avviene in partita. Da questo concetto è nato l’RSE (Repeated Sprint Exercise), meglio conosciuto come capacità di ripetere gli sprint (RSA, Repated Sprint Ability). Parliamo di un esercizio in cui si ripetono appunto sprint sotto i 7”, con tempi di recupero brevi. Questo, come detto, per avvicinarsi alla durata delle azioni intense eseguite durante una competizione calcistica. Tuttavia, vi sono alcuni fattori (che verranno spiegati in seguito) che sono più complicati da migliorare con queste classiche esercitazioni. A tal proposito ci può venire in soccorso il SEP training, ovvero lo Speed Endurance Production, letteralmente “Allenamento di resistenza alla velocità di produzione”. Nonostante preveda tempi di lavoro effettivamente diversi da quelli della partita, sembra possa contrastare efficacemente i fattori che influenzano negativamente le performance atletiche del calciatore.

    DI COSA SI TRATTA
    Il SEP training è uno dei mezzi di allenamento più studiati negli ultimi anni e forse uno dei meno conosciuti e utilizzati nel calcio. Consiste in 10-30” di corsa a intensità massimale o vicina al massimale. Il rapporto lavoro / recupero più utilizzato è 1 a 6 (ad esempio 15” di lavoro con 90” di recupero fra le ripetizioni). Un medio-lungo recupero come quello indicato permette di mantenere alta l’intensità per tutta la durata dell’esercizio; per questo si riescono a ricercare i vari adattamenti. A differenza della RSA, che interessa per lo più il sistema aerobico, il SEP training consente di avere un alto contributo del sistema anaerobico-lattacido, evidenziato da una superiore produzione e accumulo di lattato rispetto alla RSA, con conseguenti migliori adattamenti riguardanti le componenti lattacide. Porta miglioramenti significativi in molti test specifici per il calcio fra cui l’RSA test e lo YO-YO, correlati con la performance atletica durante una partita.

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  • Le ultime evoluzioni legate all’organizzazione tattica collettiva. Come e perché può essere utile scendere in campo senza “posizioni fisse” nelle due fasi di gioco, agendo per princìpi. 

    In questi ultimi anni abbiamo visto come il sistema di gioco di una squadra si sia evoluto, cambiando da struttura statica a dinamica, facendo diventare superate le vecchie definizioni che inquadravano l’atteggiamento di un undici nella disposizione iniziale.

    Abbiamo sempre detto, infatti, che ogni squadra attua un sistema di gioco in fase difensiva e uno in fase offensiva, a seconda dei movimenti dei giocatori nei 2 momenti del gioco (vedi articoli sul “Sistema di gioco 2.0” apparsi su questa rivista). Come ulteriore evoluzione di questa situazione, nelle ultime stagioni alcuni team hanno estremizzato il concetto, non solo variando il sistema da possesso a non possesso, ma, di fatto, cambiandolo continuamente, creando praticamente una squadra che, di fatto, gioca senza modulo di riferimento in attacco e difesa. Abbiamo deciso di chiamare questa scelta sistema “fluido”. Si caratterizza per la mancanza di una struttura precisa in una delle 2 fasi di gioco.

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  • Il nostro viaggio nei settori giovanili italiani, per questa stagione, si conclude a Milano. Proprio dove siamo partiti. Questa volta le protagoniste sono le ragazze dell’Inter. Il direttore Roberto Samaden e il responsabile dell’attività di base, Giuliano Rusca ci raccontano l’interesse della società nerazzurra per il calcio femminile. Stefano Torriani e Alessio Marelli ci portano direttamente in campo a vedere gli allenamenti.

    All’Inter il calcio femminile è di casa. Infatti, c’è da diversi anni una sinergia con l’Inter femminile grazie al legame con Beppe Baresi, bandiera dell’Inter e secondo di Mourinho, e sua moglie Elena Tagliabue. Ci raccontano tutto del progetto attuale Roberto Samaden, il direttore del settore giovanile, Giuliano Rusca, il responsabile dell’attività di base che segue con attenzione le squadre femminili, Stefano Torriani, il responsabile tecnico per le giovani giocatrici e Alessio Marelli, mister della squadra Giovanissime 2003. Partiamo dall’esperienza del direttore Samaden.

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  • I cambiamenti in fase di marcatura sono stati notevoli con l’avvento di Arrigo Sacchi sulla panchina del Milan, e il diffondersi della cosiddetta difesa a zona. Nel suo articolo, Enrico Battisti ha posto in risalto la differenza di priorità che questo comporta, in quanto ogni calciatore, oggi, si muove preoccupandosi nell’ordine della palla, della porta, del compagno e dell’avversario.

  • Semplici proposte mutuate da altre discipline che possono essere proposte sul campo da calcio per stimolare coordinazione, tecnica e scelte di gioco.

    Estate. La scuola è finita e la stagione calcistica è volta al termine. I nostri bambini hanno bisogno di rifiatare! Ma guai a tenerli a casa sul divano, faremmo il loro male. Ecco che, fortunatamente, in ogni periodo estivo si presentano numerose opportunità e proposte di camp calcistici o multisportivi: c’è l’imbarazzo della scelta. Spesso capita, infatti, che tanti bambini che giocano a calcio per tutta la stagione, preferiscano partecipare ad attività differenti per “staccare la spina” dopo un’annata lunga e ricca di partite e tornei.

    Solitamente, nelle settimane così definite multisport, a seconda del numero di iscritti e quindi di istruttori (si ricorda che è sempre bene mantenere un rapporto di massimo 1:12-15), si tende a organizzare le proposte “ruotando” gli sport ogni ora (quindi, ogni giorno i bambini praticano tutte le discipline). Di conseguenza, un programma così va- riegato e al tempo stesso intenso, permette di toccare numerosi aspetti e di stimolare adeguatamente le varie capacità coordinative. E un’idea del genere può essere assolutamente portata, con i logici adattamenti, soprattutto temporali se pensiamo a una seduta, anche nel calcio. Infatti, è sicuramente possibile lavorare su alcuni elementi calcistici, estrapolando regole o caratteristiche da altre discipline sportive.

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  • I “vecchi” giochi che si facevano più di vent’anni fa possono nascondere importanti apprendimenti per i giovani giocatori dell’attività di base, ma anche delle fasce agonistiche del vivaio.

    Il calcio è un gioco popolare e nasce dalla strada: così recita il Comunicato Ufficiale numero 1 del Settore Giovanile e Scolastico. Allora perché non pensare di riprodurre veramente durante gli allenamenti dei più piccoli, pensiamo a Piccoli Amici, Primi Calci, Pulcini ed Esordienti alcune delle attività che la facevano da padrone quando ci si ritrovava al campo sotto casa, all’oratorio o su una strada sterrata? Da qui nasce l’idea di quest’articolo, che ha l’obiettivo di riportare in luce il divertimento e l’autonomia che erano vissute da tutti i nati prima del 2000 quotidianamente.

    DIVERTIMENTO E AUTONOMIA
    Ecco due termini che allora erano estremamente di moda e devono tornare ad esserlo anche adesso: il primo è la base per tutti coloro che si presentano al campo e deve essere uno dei “veicoli” che porta all’apprendimento. Il secondo è per forza di cosa uno degli obiettivi che qualsiasi istruttore deve perseguire: infatti... “Un buon insegnante è uno che si rende progressivamente superfluo” (Thomas Carruthers).

    Questo perché è riuscito a stimolare i propri giocatori, in questo caso all’indipendenza e all’auto-organizzazione. Insomma, non era quello che accadeva nel calcio di strada? Si formavano le squadre – e la maggior parte delle volte erano equilibrate – si trovavano (a volte in- ventavano) gli spazi di gioco anche se c’erano ostacoli e si stabilivano le regole, accettate da tutti. I tempi di gioco? Spesso infiniti oppure decisi dal “buio” o dalla chiamata della mamma.

    Detto questo, consapevoli che non è semplice tornare a quei momenti, ricreandoli in modo perfettamente identico, anche se la soluzione di organizzare spazi di gioco libero in orari e giornate lontano dagli allenamenti codificati è un’ottima scelta, vi proponiamo otto giochi “cult” che si possono utilizzare nelle varie fasi della seduta. Possono essere usati all’inizio come pre-riscaldamento oppure nel periodo centrale per migliorare la parte tecnica o quella situazionale oppure ancora in quello finale come partita.

    LE ATTIVITÀ PRATICHE
    Ma quali erano i giochi che ricordiamo con più piacere e quali le regole principali? Eccoli:
    1>1 a tutto campo con gol in area;
    2>2 con un solo portiere (che può evolvere anche in 3>3, 4>4, 5>5 e via dicendo sempre con un solo portiere);
    la tedesca, detta anche “undici” o “al volo” o ancora “mischietta” a seconda delle regioni in cui si giocava;
    il muretto;
    la classica partita senza casacche in numeri variabili (anche in su- periorità o inferiorità numerica);
    tiro e paro (le porte);
    dall’1>1 al 6>6 (o anche in disparità numerica) con ostacoli; prendi (o ruba) il cono – o anche “castellone”, era un gioco molto usato all’oratorio estivo dagli animatori.

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