allenamento

  • Le modalità e l’intensità dell’attacco di una squadra non dipendono dal sistema di gioco bensì dallo stile didattico scelto dall’allenatore e dal lavoro che viene svolto sull’intelligenza tattica dei singoli giocatori che diventano squadra. Le azioni offensive di una compagine sono, quindi, frutto delle attitudini dei calciatori e delle scelte di apprendimento del mister e non la mera conseguenza del numero di effettivi, con doti offensive, schierati. Vengono quindi affrontati, con proposte pratiche, i movimenti e le giocate del reparto di attacco nella fase di sviluppo del gioco, l’attacco alla linea difensiva avversaria con la conseguente finalizzazione e le situazioni con attacco da zona laterale.

  • Una serie di esercitazioni per allenare le combinazioni per la conclusione in porta. Inserimenti, giocate in ampiezza, filtranti e “passanti”.

    Nel calcio, sin dalla sua nascita, c’è un obiettivo fondamentale che tutte le squadre devono perseguire, cioè fare gol finalizzando l’azione tramite una conclusione verso la porta avversaria.

  • Gli speciali de Il Nuovo Calcio Prime squadre. Le esercitazioni

    Esercitazione situazionale per cross con ricerca del duello in area
    Si dispongono 7 giocatori rossi come in figura (o secondo il sistema di gioco preferito), i quali eseguono a 2 tocchi obbligatori una serie di passaggi veloci in posizione. Intanto 5 avversari (blu) si muovono passivamente seguendo le varie trasmissioni.
    Al fischio del mister inizia un 7>5 con obiettivo per i rossi di uscire dall’aggressione forte dei blu e raggiungere la zona di cross.
    A quel punto i due attaccanti (rossi) vanno velocemente sulle due sagome disposte in area di rigore per ingaggiare (simulare) un duello.
    Il giocatore laterale effettua il cross, i due attaccanti cercano di finalizzare.

    A prescindere dall’esito dell’azione, il gioco riprende sempre con i passaggi in posizione.
    Il tempo consigliato è di 20-30’.

    Variante: sostituire le due sagome con 2 difensori, che si posizionano in area ed entrano in gioco solo nel duello che si attiva da cross.

  • Princìpi, proposte pratiche e metodiche di allenamento per una programmazione del training legato alla forza.

  • Il miglioramento, sul campo e in palestra, della forza esplosiva. Come intervenire a corpo libero e coi piccoli attrezzi. E non perdete il video sul nostro sito (online qui).

    La continua ricerca della maggior quantità di forza da esprimere nel minor tempo possibile è sicuramente un tema “caldo” per quanto riguarda l’allenamento fisico nel calcio.

  • L’organizzazione del training di forza, la sua importanza e alcune proposte pratiche a carattere preventivo e prestativo.

    La forza rappresenta una delle qualità più discusse dagli esperti del settore, oltre che una tra le più affascinanti. Descrive una delle componenti fondamentali per il calciatore moderno che, se allenata coi giusti accorgimenti, può dare importanti benefici in termini riduzione degli infortuni, di esplosività, reattività e potenza.

    In tutti gli sport, e in particolare nel calcio, la forza non si presenta mai in forma pura o astratta, ma sempre in combinazione coi vari fattori condizionali (organico-muscolari e coordinativi) di prestazione fisica (Weineck, 2009). Nel calcio, infatti, si manifesta principalmente negli appoggi monopodalici, attraverso i contrasti e le “perturbazioni”, con i movimenti di torsioni, apertura e chiusura globali. Nel tempo, si sono alternati numerosi mezzi e metodi -alcuni anche come “moda” del momento - per lo sviluppo di questa capacità: si è passati dalle macchine isotoniche (leg press, leg extension, leg curl...), all’elettrostimolazione e ad altre metodologie su cui non è il caso di dilungarsi in questa sede.

    IN OGNI SEDUTA
    Escludendo il periodo di preparazione pre-campionato, nel quale i volumi di training sono sicuramente maggiori e diversi da quelli durante la stagione, è possibile inserire la “forza” anche in ogni seduta. Intendiamo però un allenamento mirato in primo luogo alla riduzione degli infortuni durante le sessioni settimanali, poi durante la prestazione di gara e infine utile a migliorare la performance. Oggi, infatti, si è andati oltre al pensiero che una sola seduta la settimana (generalmente il mercoledì) possa essere realmente sufficiente per ottenere un incremento effettivo di tale capacità.

    Si deve passare all’idea che la forza sia inevitabilmente legata al movimento e non più isolata in un unico genere di contrazione. “Il fatto che un muscolo in una determinata situazione riesca a esercitare una certa forza, non è garanzia che il corpo sia in grado di usare quella forza in tutte le situazioni” (Perfetti, 1988).

    L'articolo completo su IL NUOVO CALCIO di maggio in edicola o in abbonamento

  • L’organizzazione del training di forza, la sua importanza e alcune proposte pratiche a carattere preventivo e prestativo.

    La forza rappresenta una delle qualità più discusse dagli esperti del settore, oltre che una tra le più affascinanti. Descrive una delle componenti fondamentali per il calciatore moderno che, se allenata coi giusti accorgimenti, può dare importanti benefici in termini riduzione degli infortuni, di esplosività, reattività e potenza. In tutti gli sport, e in particolare nel calcio, la forza non si presenta mai in forma pura o astratta, ma sempre in combinazione coi vari fattori condizionali (organico-muscolari e coordinativi) di prestazione fisica (Weineck, 2009). Nel calcio, infatti, si manifesta principalmente negli appoggi monopodalici, attraverso i contrasti e le “perturbazioni”, con i movimenti di torsioni, apertura e chiusura globali. Nel tempo, si sono alternati numerosi mezzi e metodi – alcuni anche come “moda” del momento – per lo sviluppo di questa capacità: si è passati dalle macchine isotoniche (leg press, leg extension, leg curl...), all’elettrostimolazione e ad altre metodologie su cui non è il caso di dilungarsi in questa sede.

    IN OGNI SEDUTA
    Escludendo il periodo di preparazione pre-campionato, nel quale i volumi di training sono sicuramente maggiori e diversi da quelli durante la stagione, è possibile inserire la “forza” anche in ogni seduta. Intendiamo però un allenamento mirato in primo luogo alla riduzione degli infortuni durante le sessioni settimanali, poi durante la prestazione di gara e infine utile a migliorare la performance. Oggi, infatti, si è andati oltre al pensiero che una sola seduta la settimana (generalmente il mercoledì) possa essere realmente sufficiente per ottenere un incremento effettivo di tale capacità.

    Si deve passare all’idea che la forza sia inevitabilmente legata al movimento e non più isolata in un unico genere di contrazione. “Il fatto che un muscolo in una determinata situazione riesca a esercitare una certa forza, non è garanzia che il corpo sia in grado di usare quella forza in tutte le situazioni” (Perfetti, 1988).

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  • La lettura da parte di chi difende della condizione del pallone è determinante per capire se conviene avanzare oppure indietreggiare a protezione della porta. Non tutto è ciò che sembra!

    Il calcio d’oggi propone ai difensori infinite situazioni da valutare, sia che si ragioni individualmente sia che lo si faccia di reparto (con una linea a 4 oppure a 3). In tutte queste i calciatori sono chiamati a effettuare delle scelte in fase di non possesso o quando si vive una transizione negativa. Il reparto deve infatti capire quando è importante alzare la linea, accorciando la squadra e tenendo strette le distanze con i centrocampisti. Questo per dare compattezza all’intero undici e mantenere lontani gli avversari. Oppure, al contrario, comprendere quando è opportuno correre in copertura a difesa della profondità, chiudere l’ingresso agli avversari per vie centrali e lavorare sull’intercetto di filtranti e passanti.

  • In che modo e perché attuare questa soluzione per evitare pericolose ripartenze e “bloccare” gli avversari nella propria metà campo.

    Tutti siamo affascinati dallo sviluppare un gioco propositivo, un gioco di “comando” che esalti platee e stadi. Per fare ciò dobbiamo avere ben chiari dei princìpi e come vogliamo svilupparli. Il mantenimento del possesso palla come rapporto di relazione tra compagni è un principio da perseguire in quest’ottica, indipendentemente dal sistema o dalla dislocazione con cui mettiamo in campo i nostri giocatori. Per effettuare un possesso efficace dobbiamo avere calciatori con caratteristiche di tecnica applicata importanti come smarcamento, passaggio, ricezione e avere ben chiare le altezze di campo dove effettuare il mantenimento del possesso e il perché.

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  • Perché è possibile utilizzare in modo efficace i principi della PT con alcune categorie dell’attività di base. L’importanza di un percorso condiviso e le esercitazioni. 

    La corretta formazione del giovane calciatore è la base su cui tutti i vivai dovrebbero poggiarsi. Guidare la crescita di un giocatore che inizia ad approcciarsi a questo sport con l’intento di portarlo, alla fine del processo, ad avere quella sicurezza determinante in un contesto di squadra, è un’ambizione che tutti si pongono, ma che non può essere raggiunta completamente se non si hanno bene chiari il percorso da seguire e gli obiettivi da raggiungere progressivamente durante l’evoluzione del calciatore. Obiettivi che ci permettono di accrescere e completare il bagaglio tecnico-tattico del singolo elemento. Formare il calciatore in funzione di un modello di allenamento specifico, come può essere quello proposto nel settore giovanile agonistico della società di appartenenza, è un processo a lungo termine e richiede un’elevata attenzione durante ogni step, attenzione abbinata a una minuziosa cura per il dettaglio. 

    Le recenti affermazioni di squadre di alto livello, che hanno fatto dell’organizzazione di gioco e dei calciatori “costruiti” nella propria cantera un valore aggiunto, hanno spostato l’attenzione del movimento calcistico in modo importante su ciò che viene svolto anche nelle annate più giovani.

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  • L’articolo “La pliometria” di Simone Lorieri è pubblicato sul numero 302, marzo 2018, a pagina 44.

    In questo video delle proposte da campo, settimana prossima delle proposte in palestra.

     

  • Dallo studio degli avversari allo sviluppo della propria organizzazione tattica: come e perché studiare le diverse contrapposizioni tra sistemi e quali aspetti tenere in considerazione.

    Preparare la partita è da sempre una questione importante cui dedicarsi durante la settimana di lavoro e di conseguenza è necessario esaminare non pochi fattori, quali:
    • le caratteristiche degli avversari (filosofia di gioco, atteggiamento e peculiarità dei singoli);
    • le qualità della nostra squadra;
    • lo stato di forma psico-fisica in un determinato momento della stagione;
    • le eventuali assenze legate a squalifiche e infortuni, che possono condizionare l'abituale atteggiamento o il “modello” di gioco del nostro undici o di quello antagonista.

    Le caratteristiche della squadra da affrontare vengono ormai studiate sulla base di almeno 3-4 gare osservate a video, più una (l'ultima o la penultima prima del match) dal vivo, per meglio identificare se vi sia un diverso atteggiamento in casa piuttosto che in trasferta. Questo ad alto livello, ma anche nei dilettanti, attrezzandosi per tempo, è possibile avere informazioni interessanti sui futuri avversari. È con- veniente valutare anche gli avversari contro compagini che adottano il nostro stesso sistema di gioco per meglio comprendere i meccanismi nella fase di possesso e il tipo di organizzazione difensiva.

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  • L’importanza di valutare le caratteristiche dell’undici che si deve affrontare e in base a queste decidere le esercitazioni migliori da usare in settimana.

    Nella prima parte dell’articolo relativo alla preparazione della gara, abbiamo esaminato con alcuni esempi il concetto di “flessibilità” per l’allenatore moderno, ovvero la lettura e l’interpretazione della gara attraverso la “tattica applicata” nelle due fasi di gioco (cioè le soluzioni da usare in base alle contrapposizioni con gli avversari). Nello specifico ora cercheremo di comprendere come confrontarsi con le squadre che adottano filosofie di gioco e princìpi tattici specifici attraverso alcuni esercizi ed esercitazioni a tema.

    SQUADRA CHIUSA CON BARICENTRO BASSO

    Prendiamo il caso di un undici che ha mediamente un baricentro arretrato e crea una rilevante densità difensiva in zona palla; concede poco la profondità, giocando in attesa nella propria metà campo. Ha di solito l’obiettivo di riconquistare la sfera in un settore di centrocampo alquanto difensivo per attuare una ripartenza immediata. Su cosa lavorare? Ad esempio, su giro palla, palleggio e ricerca dell’ampiezza; o ancora su sovrapposizioni e cross.

    In particolare, se la difesa concede la ricezione sugli esterni, è opportuno attuare il principio della sovrapposizione immediata; se, invece, “scappa” oltremodo per togliere la profondità, è più logica la giocata tra i piedi degli attaccanti, davanti alla linea degli oppositori. Si possono optare anche per “conversioni” in conduzione per il tiro nel caso in cui si disponga di attaccanti laterali schierati a piede invertito. Le “conversioni” sono soluzioni ottimali anche in assenza di giocatori abili nel gioco aereo. O ancora cercare le conclusioni da “fuori”: le squadre “chiuse”, infatti, concedono maggiormente la finalizzazione da fuori area. 

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  • La modulazione degli aspetti tecnico-tattici e fisici nella prima sessione dopo l’incontro disputato. Le proposte pratiche a secco e con palla.

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