allenamento

  • Quali strategie utilizzare per allenare questa importante abilità nel giovane calciatore. L’utilizzo delle fasce colorate e le proposte pratiche.

    La corteccia motoria è la regione del cervello coinvolta nella pianificazione, nel controllo e nell’esecuzione dei movimenti volontari del corpo. Tutto questo è possibile grazie alla sua capacità di trasmettere alle cellule dei nuclei dei nervi cranici e quelle del midollo gli impulsi per i movimenti compiuti attraverso la nostra volontà.

  • Manuel Gallelli, preparatore atletico del Cesena, presenta una superficie, un po’ inusuale, su cui far svolgere una parte dell’allenamento ai propri giocatori. La ricerca scientifica, infatti, ha provato a indagare l’utilizzo di superfici alternative come la sabbia.

  • In che modo è possibile inserire il giovane numero uno all’interno di esercitazioni situazionali per prepararlo anche da questo punto di vista. I consigli di istruttore e allenatore dei portieri ai ragazzi.

    Il gol è più antico del calcio. Inizia così un “libretto” straordinario, oggi forse introvabile, in cui Vezio Melegari, l’autore, raccoglie decine e decine di disegni che raccontano azioni di gol leggendari, ormai lontani nel tempo, ma storia e cultura del nostro sport. Dal momento che il titolo è “Il manuale del gol”, è naturale che il primo capitolo sia dedicato a chi le reti le realizza, “l’eroe assoluto: il cannoniere”. E il secondo? Al portiere, naturalmente, “l’antieroe numero uno”. Ma eroe e antieroe fanno parte della stessa avventura, non esiste l’uno senza l’altro. Ed è proprio questo il tema di questo scritto, provare ad avvicinare, coi più piccini, l’allenamento di portieri e giocatori da campo.

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  • Frequentemente si allenano i propri giocatori nella fase di possesso creando delle proposte in cui gli attaccanti sono in superiorità rispetto ai difensori. Purtroppo, questo in partita succede raramente. Ecco alcune esercitazioni per stimolare l’attacco in inferiorità. E non solo.

    La maggioranza degli allenatori, inclusi quelli che operano ai massimi livelli, lavorano solitamente con la superiorità numerica in fase di possesso. Ma questo è ciò che avviene in partita? In realtà no! Ecco perché è necessario rivedere alcune delle esercitazioni che utilizziamo. Dobbiamo capire la realtà del gioco: di frequente in fase di possesso si è in inferiorità numerica, ma questa tipologia di situazione non viene stimolata in maniera costante.

  • Lo scritto di Giovanni Vampa propone diversi modi per sorprendere una squadra che difende a zona su situazioni di calcio d’angolo. Questo perché si è osservato come nella scorsa stagione di Serie A questa soluzione difensiva veniva adottata da dieci squadre, mentre la restante metà utilizzava una situazione mista.

  • L’allenamento di qualunque sport è veramente efficace se si avvicina a quelli che sono i parametri della realtà della gara per cui ci si allena. Ed essendo la partita il contenitore di tutti gli stimoli che il giocatore dovrebbe ricevere nel corso delle sedute di allenamento, ecco che la proposta che l’allenatore esegue in settimana deve necessariamente focalizzarsi su quelli che sono gli aspetti da migliorare e sviluppare maggiormente.

  • 6 ESERCITAZIONI Abbiamo estrapolato dal libro “Settore giovanile. Nuovi orientamenti”, curato da Maurizio Giordani, alcune esercitazioni da utilizzare per i vostri allenamenti. Le proposte sono ideali per i bambini più piccoli del settore giovanile, dai Piccoli Amici agli Esordienti.

  • Quanto conta per un giocatore avere una padronanza assoluta nella gestione del pallone. La tecnica di ball mastery e le strutture da utilizzare.

    Sullo scorso numero, all’interno dello speciale “Settore Giovanile” avevo iniziato a trattare l’argomento relativo al “dominio” del pallone nell’articolo “Diamo del ‘tu’ alla palla”. La maestria nel gestire l’attrezzo, infatti, a qualsiasi livello, deve essere uno degli obiettivi dell’allenatore. Il lavoro di sensibilità piede-palla ha poi delle caratteristiche ben precise, ovvero:
    • qualità dei tocchi;
    • precisione;
    • ripetizione continua dei gesti;
    • ritmo e tempo di esecuzione.

  •   Una strategia per bloccare e “rompere” la linea difensiva avversaria. Lo scaglionamento che ne consegue e i relativi mezzi di allenamento per la costruzione del gioco.

  • Che tipologia di trasformazioni possono avere i vari sistemi di gioco nelle due fasi.
    Come difendere in un “modo” e attaccare in un altro.
    Alcuni esempi pratici.

  • Quali strategie e quali accorgimenti utilizzare per perseguire al meglio questo obiettivo fondamentale già nella categorie Esordienti.

    L’ampiezza è uno dei cinque principi di tattica collettiva in fase di possesso, insieme a scaglionamento, profondità, mobilità e imprevedibilità. Non è altro che l’utilizzo di tutto il fronte d’attacco per indurre gli avversari ad allargarsi o addirittura lasciare completamente libera la zona cieca. In sostanza, l’obiettivo è “ampliare” i collegamenti difensivi avversari per portare più giocatori negli spazi creati. Giocare in ampiezza non significa, però, solo allargare il gioco lateralmente, ma spostare la palla da un lato all’altro del terreno di gioco. I settori così creati nei corridoi possono essere “riempiti” dagli attaccanti esterni o dai terzini; in tal modo, si otterranno due effetti: se gli avversari tendono a restare stretti, si può sfruttare la superiorità numerica laterale; se, al contrario, si “aprono” per provare l’anticipo o l’intercetto, si può azzardare la giocata interna nelle zone liberate grazie all’utilizzo di questo principio.

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  • L’attualità nel calcio moderno di questo “momento” del gioco che presuppone intelligenza, lettura delle situazioni e capacità di anticipazione.

  • Allenatore Uefa A, sta frequentando il corso Uefa Pro e tecnico della Pro Patria. Ecco l’identikit di Ivan Javorcic, autore di un articolo in cui vengono analizzate le differenze tra tattica e strategia, per poi capire come trasferire le proprie idee nell’organizzazione della settimana, tenendo conto del fatto che si andrà ad affrontare un avversario con caratteristiche proprie e peculiari.

  • Al di là della diatriba “palla o a secco”, il vero obiettivo del training è sempre quello di mettere nelle condizioni ottimali la squadra, a prescindere dai mezzi: pertanto, è giusto che ognuno scelga la filosofia di lavoro in cui crede e in cui si sente più sicuro dell’efficacia.

  • L’insegnamento di questo fondamentale calcistico importantissimo coi più piccoli tenendo presente il ruolo della capacità di differenziazione. La parte analitica, i giochi e le situazioni.

    La potenza è nulla senza il controllo. Recitava così, negli anni ’90, lo slogan pubblicitario di una famosa marca di pneumatici che utilizzò come testimonial atleti del calibro di Carl Lewis e Ronaldo Luìs Nazàrio de Lima. E questa frase può fare al caso nostro per introdurre l’argomento dell’articolo, ovvero la conduzione di palla. Partiamo però dal fatto che noi istruttori, o meglio formatori, citando Horst Wein, abbiamo il dovere di guidare i nostri bambini alla scoperta di se stessi e del gioco in tutte le sue tappe. In natura ogni cosa ha il suo periodo di gestazione, tutto è programmato con un ordine e senza fretta. La natura infatti non compie salti. Lo sviluppo in ambito calcistico del bambino non si sottrae a questa legge e questo è il motivo per cui le programmazioni devono essere impostate secondo un criterio progressivo, lento e senza soluzione di continuità.

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  • In questo articolo si illustrano le strategie didattiche della Non-Linear Pedagogy, spiegando l’importanza di rendere i giocatori partecipi nell’apprendimento e di utilizzare il questioning per arrivare alle soluzioni dei problemi tattici o tecnici.

    Nel nostro precedente articolo, apparso sul numero 292 di questa rivista, abbiamo fatto riferimento alle recenti evidenze scientifiche mutuate dall’approccio della Non-Linear Pedagogy (NLP), sostenendo che l'obiettivo della comunicazione allenatore-atleta nel momento di proporre le attività debba essere quello di informare sul cosa fare, favorendo la comprensione del compito piuttosto che agire sul come fare. Abbiamo anche indicato che l’allenatore, attraverso il suo modo di far effettuare le esercitazioni, deve favorire un apprendimento basato sulla ricerca di soluzioni, creando così un’opportunità di pratica per i giovani affinché siano in grado di imparare da soli (Newell & Ranganathan, 2010). Secondo la teoria ecologica, infatti (di cui la NLP rappresenta l’aspetto didattico in ambito sportivo), l’apprendimento motorio è inteso non come un accumularsi di istruzioni dettagliate fornite dall’allenatore (approccio prescrittivo), ma come un comportamento che emerge naturalmente dalla interazione individuo-compito-ambiente (approccio euristico, per prove ed errori). Come può comportarsi l’allenatore che durante l’allenamento si accorge che l’obiettivo tattico o tecnico previsto non viene raggiunto dai suoi giocatori? Deve chiedere, sollecitare, fare domande!

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