allenamento

  • Il saper fare dell’allenatore e i princìpi che devono guidare il suo comportamento sia in campo sia fuori campo.

  • Quanto vale l’azione didattica di un allenatore che organizza percorsi formativi per i propri ragazzi in modo tale da stimolarli a risolvere situazioni o problemi. Alcune proposte pratiche.

    Come si può insegnare a un bambino ad attraversare la strada? E a giocare a calcio? Ogni volta che ci si pone delle domande simili, ci si trova di fronte a un problema di didattica e di metodologia. Non esiste una sola risposta a questi quesiti: differenti interventi possono portare allo stesso obiettivo.

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  • SECONDA PARTE
    Dopo aver visto sullo scorso numero i 7 test studiati da Cook & Burton (FMS), in questo articolo saranno evidenziate delle proposte pratiche da utilizzare durante la settimana tipo per colmare le “lacune fisiche” e migliorare stabilità, mobilità e asimmetrie.

    In base ai risultati dei test FMS, è possibile preparare dei programmi individualizzati e, con le dovute attenzioni anche di squadra, per cercare di migliorare la performance del calciatore e intervenire sulle sue problematiche. In questo scritto, pertanto, mostreremo alcune proposte pratiche, sperimentate nel tempo, atte a ridurre gli scompensi e migliorare mobilità, stabilità e asimmetrie del soggetto.

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  • Come organizzare con la propria squadra la fase di possesso e chiarire ai propri uomini i vari comportamenti da tenere nello sviluppo dell’azione.

    Uno dei compiti di ogni allenatore è quello di chiarire in modo inequivocabile ciò che desidera dai propri ragazzi. Questo non significa certo vincolarli in schemi ripetitivi o obbligarli in giocate sempre codificate. Infatti, l’interpretazione dei calciatori – in particolar modo nella fase di possesso – e le loro letture devono essere stimolate con costanza perché sono loro i veri protagonisti del gioco. Tuttavia, il tecnico deve metterli in condizione di esprimersi e dare loro dei riferimenti univoci in modo che tutta la squadra pensi allo stesso modo.

    Nello stesso tempo. In tal caso la squadra saprà sempre “cosa fare” in ogni situazione e saprà agire consapevolmente con tutti gli elementi che saranno stati preparati a comprendere come agire in base alle azioni dei propri compagni. Chiarito questo, a mio avviso conviene che i giocatori sappiano quali sono le diverse zone e come comportarsi in ognuna di queste. Inoltre, devono conoscere le difficoltà che in ognuno di questi settori possono provocare gli avversari così da essere preparati a eventuali contromosse. E tutto ciò deve essere provato in allenamento per offrire a tutto l’undici quelle conoscenze utili a giocare al meglio.

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  • Quante volte un nostro giocatore si è trovato di fronte all’estremo difensore e gli ha tirato addosso o fuori? Ecco una serie di considerazioni per spiegare e allenare al meglio questa situazione ricorrente in gara.

  • Gli speciali de Il Nuovo Calcio
    L’argomento della relazione di Cristian Bucchi al Master di Coverciano per gli allenatori delle prime squadre era legato alla fase difensiva e al modo di interpretare i diversi momenti del gioco in cui il possesso palla è gestito dagli avversari.

    Nell'introduzione del suo intervento, il mister ora del Sassuolo, ha evidenziato come nel suo percorso da allenatore il suo modo di pensare e vedere il calcio sia cambiato e abbia subito notevoli evoluzioni. Evoluzioni che sicuramente ci saranno anche in futuro perché dovere dell’allenatore è di saper vivere il presente con uno sguardo sul futuro! Le soluzioni migliori da adottare per il non possesso palla, che devono avere come requisito imprescindibile il fatto di essere chiare e coerenti con i giocatori, lo hanno portato a riflettere a lungo e a ricercare qualcosa che fosse in linea con le sue idee. E soprattutto che fossero efficaci.

    Bucchi ha messo in evidenza come nel suo primo periodo di allenatore né la difesa integralmente a zona né quella più orientata sull'uomo lo avessero soddisfatto: il suo fine, pertanto, era quello di cercare qualcosa di fluido, che si adattasse maggiormente alle più disparate situazioni di gioco. E che non creasse, appunto, fraintendimenti ai calciatori, aspetto fondamentale. A tal proposito, il tecnico ha confessato di aver sfruttato anche un periodo di pausa forzata, dal gennaio 2014 al gennaio 2015: durante quei 12 mesi, ha visitato molti campi, dalla serie A all'Eccellenza, visionando allenamenti e partite, ricercando novità e studiando dettagli con l'obiettivo di crearsi nuove e più solide conoscenze che potessero tracciare la strada del “Bucchi allenatore”. Ed è rimasto piacevolmente sorpreso delle competenze e delle sperimentazioni viste nelle serie “inferiori”.

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  • L’importanza di un riscaldamento ottimale per il calciatore incentrato sui concetti di mobilità e stabilità articolare. Le proposte del trainer americano Mike Boyle e il suo metodo joint by joint.

    Una visione funzionale dell’allenamento deve porre l’attenzione sulla valorizzazione degli schemi motori di base (rolling, squatting, pulling, pushing, lunging, bending ovvero rotolare, accovacciarsi, tirare, spingere, effettuare un affondo, piegarsi…). Talvolta però questi movimenti sono limitati dalla mancanza di mobilità o di stabilità delle articolazioni interessate. Secondo Gray Cook, uno dei co-fondatori del metodo FMS (functional movement system – si tratta di 7 test per capire i “limiti” di un atleta, ndr), il corpo umano è considerato come una sequenza di articolazioni che si sovrappongono le une alle altre, dotate tutte di specifiche funzioni; qualora non vi fosse un corretto funzionamento di una di queste, potrebbero insorgere delle problematiche che coinvolgerebbero anche le zone limitrofe.

    Ai nostri giorni, a causa della vita sedentaria che si conduce o dei comportamenti spesso scorretti che si attuano, può verificarsi che la funzione di queste articolazioni sia alterata: ciò potrebbe voler dire che alcune necessitano di maggiore stabilità, visto che magari sono instabili; altre, invece, potrebbero essere rigide e potrebbero migliorare nella loro funzione se diventassero più mobili.

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  • Medicina & alimentazione
    Come provare a prevenire questo fastidio “inconveniente” che colpisce i calciatori in gara o allenamento. Le cause e gli accorgimenti utili da avere.

    Fra i giocatori di calcio sono piuttosto frequenti i crampi muscolari, ossia contrazioni involontarie e dolorose di un muscolo o di una sua parte. I crampi insorgono improvvisamente, solo a volte sono preceduti da sensazioni che ne fanno temere la comparsa. Tendono a cessare spontaneamente nel giro di poche decine di secondi o di pochi minuti dopo che finisce l’attività che lo ha determinato o in tempi più brevi se il muscolo che va incontro al crampo viene stirato passivamente. Esistono crampi legati a patologie di vario tipo, ma nel nostro caso faremo riferimento a quelli che avvengono nel corso dell’attività fisica o entro poche ore dal suo termine e che sono indicati con EAMC, vale a dire Exercise-Associated Muscolar Cramps (crampi muscolari associati all'esercizio). Si manifestano molto più facilmente nelle discipline sportive la cui durata è per lo meno di alcune decine di minuti, dunque anche nei giochi di squadra, calcio compreso. In quest’ultimo, interessano più di frequente i muscoli del polpaccio, ma anche quelli del piede, dei flessori della coscia e del quadricipite.

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  • Esperienze dall’estero
    L’intervento dell’allenatore del Benfica Thiago Jorge Pina, che segue il gruppo under 12, all’incontro di aggiornamento organizzato da Sergio Soldano e Gabriele Gervasi. Il tecnico ha offerto una panoramica sulle modalità operative in Portogallo e lavorato sul campo proponendo una serie di esercitazioni con l’obiettivo di attirare l’avversario in una zona e metterlo in difficoltà in un’altra.

  • Dall’uomo alla zona, dalla marcatura fissa al libero: come sfruttare ciò che avveniva anni fa per migliorare i giovani d’oggi. Una progressione didattica.

    La difesa della zona è un mezzo e non un fine per migliorare la collaborazione in fase di non possesso. Su questo siamo tutti d’accordo, ma i nostri ragazzi conoscono quella che è stata l’evoluzione nella storia del calcio dell’organizzazione difensiva? Sicuramente no! Bisogna porre rimedio a ciò, perché credo che una delle funzioni del settore giovanile sia anche quella di fare cultura calcistica, intendendo con questa locuzione l’insegnamento della storia di questo sport. Nel calcio di parecchi anni fa, in difesa e a centrocampo si marcava a uomo, poi c’era il libero, in pratica l’unico giocatore che agiva “a zona”. Un ruolo, tra l’altro che ho ricoperto pure io da giovane, che entusiasmava e necessitava di capacità di lettura e comprensione del gioco particolari. Quindi, perché non pensare di proporre una sorta di “ritorno al passato”, stimolando la marcatura a uomo in allenamento e sfruttando in alcune situazioni il “vecchio” libero.

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  • Come organizzare questa importante fase del gioco secondo lo spazio in cui si recupera palla. Soluzioni e proposte pratiche.

  • L’importanza delle transizione nel calcio moderno e come stimolare la reazioni rapida alle varie situazioni dei giovani giocatori.

    Consultando il dizionario “Treccani”, per transizióne (dal latino transitio -onis, derivato di transire, “passare”), si intende… “Il passaggio da un modo di essere o di vita a un altro, da una condizione o situazione a una nuova e diversa. Più genericamente, in un processo qualsiasi, si considera e denomina fase di transizione una fase intermedia del processo, nella quale si altera la condizione, per lo più di approssimativo equilibrio, che si aveva nella fase iniziale, e che dà luogo poi a una nuova condizione di equilibrio” (dal sito www.treccani.it/vocabolario). Nel calcio, l’utilizzo abituale di questo termine è relativamente recente. Si intende il momento in cui una squadra passa da una situazione di possesso palla a una di non possesso o viceversa. L’aumento dell’intensità di gioco e lo sviluppo del “calcio totale” hanno evidenziato l’esigenza di organizzare e interpretare questi due momenti allo scopo di limitare l’avversario o di sorprenderlo quando meno se lo aspetta. Quando si perde palla, passando da una fase di possesso a una di non possesso, si parla di transizione negativa. Se invece si riconquista il pallone, passando da una fase di non possesso a una di possesso, la transizione è denominata positiva.

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  • Diverse proposte pratiche per allenare gli aspetti aerobici sia senza palla sia con palla. L’importanza dei gruppi di lavoro.

    Lo dicono in molti, “il calcio non è una scienza esatta”, ma nel corso degli ultimi anni lo studio di alcune variabili e la loro applicazione sul campo ha permesso di rendere più efficaci alcune esercitazioni usate durante il periodo di preparazione oppure in quello competitivo. Per un preparatore, infatti, è di fondamentale importanza quantificare il carico di allenamento e continuare, di volta in volta, ad affinare le proprie richieste per ottenere un grado di performance adatto alla competizione. La possibilità di misurare con strumenti sempre più precisi e meno invasivi il carico interno e quello esterno, ha consentito di creare esercitazioni ad hoc per lo sviluppo e il mantenimento delle componenti aerobiche del calciatore.

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  • Le varie disposizioni tattiche, i compiti dei giocatori, il ruolo del regista e le proposte pratiche per stimolare le qualità indispensabili di chi agisce in tale settore di campo.

  • I presupposti e la metodologia per allenare al meglio questa importante “fase” di gioco, da entrambi i versanti (positiva e negativa).

    Lo studio e il lavoro degli staff tecnici hanno a tal punto affinato i movimenti di reparto e quelli collettivi, organizzato le contrapposizioni agli avversari e incrementato le prestazioni atletiche, da indurci a rivalutare l’importanza della tattica individuale e della velocità-qualità della reazione alle opportunità offerte (o ai problemi posti) dalle transizioni. Queste possono diventare degli strumenti interessanti su cui lavorare per superare undici sempre più preparati. Perché? Perché il (sempre più) complesso intreccio di eventi, relazioni, imprevisti, costituito dal gioco richiede lo sviluppo, da parte del calciatore, di:
    • un bagaglio evoluto di conoscenze e di esperienze (che si traducono in competenze tattico-tecniche e in abilità individuali), utili a leggere al meglio il “fluire” del gioco e a dare impulso alla propria creatività;
    • un’elevata capacità di interpretare e gestire le situazioni di cambio palla (e conseguenti ribaltamenti di fronte), in cui l’imprevisto e la sorpresa condizionano in modo determinante le percezioni e le reazioni dei giocatori, mettendo a dura prova la loro capacità di esprimere sul campo le conoscenze condivise coi compagni.

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  • In cosa consiste questo fondamentale individuale, le soluzioni migliori e i movimenti più efficaci.

    Lo smarcamento è il movimento che il giocatore compie per eludere il controllo diretto di un avversario, per andare in uno spazio libero e raggiungibile da un passaggio o ancora per liberare un settore utile per la ricezione di un compagno (smarcamento combinato).

    Il movimento presuppone due velocità di esecuzione:
    1. unanonmassimalenell’esecuzionedellaprimafase(lafinta);
    2. unamassimalenellasecondafasedellafintaperlaricezionedella
    palla.

    Lo smarcamento può avere varie finalità, le principali sono:
    1. daresostegnoalportatoredipalla;
    2. offrirsicomeappoggioalpossessore;
    3. ottenerelasuperioritànumerica.
    4. mantenereilpossesso;
    5. finalizzarel’azione.

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