allenamento

  • La seconda parte dello speciale sul training della forza, che vuole essere un focus su questa capacità dal punto di vista prestativo e preventivo. Francesco Perondi ha esposto alcune considerazioni sulle nuove possibilità e modalità di allenamento, mentre Mattia Toffolutti ha indicato come e perché utilizzare gli ostacoli.

  • High Intensity Training prevede l’esecuzione di corse veloci organizzate in base a diverse variabili che modificano gli obiettivi. Pasquale D’Antonio ci porta alla scoperta di questa metodologia d’allenamento, indicando quali siano i parametri da tenere presenti durante le sedute nelle quali si svolge un training ad alta intensità. Nell’articolo sono presenti le diverse possibilità di utilizzo e le proposte pratiche per la corsa su intervalli lunghi, quella su intervalli brevi, lo sprint interval training e il repeated sprint training.

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  • L’analisi di Attilio Sorbi circa le considerazioni che deve fare un tecnico per impostare il lavoro più proficuo coi propri giocatori. L’importanza di far sì che il giocatore abbia la possibilità di partecipare come individuo attivo all’allenamento, in grado di comprendere ciò che sta facendo.

  • Ogni organizzazione collettiva si basa sulle azioni del singolo giocatore che deve conoscere le varie opzioni di comportamento. Una sintesi di quelle più comuni in fase di non possesso.

  • Speciale palle inattive
    Alcune soluzioni per sfruttare al meglio queste situazioni su palla ferma. L’importanza di studiare l’avversario e le opzioni contro chi attua una difesa a zona o una mista.

    La buona riuscita di un calcio d’angolo a favore dipende da una serie di aspetti che vanno al di là della sola componente tecnico-tattica. Diviene infatti imprescindibile l’importanza dell’interazione che si deve creare tra chi calcia e chi deve concludere. Sono essenzialmente tre gli elementi determinanti:
    • la qualità tecnica di chi tira il corner;
    • la lettura della situazione da parte di chi conclude;
    • la capacità da parte dell’allenatore e del suo staff nel proporre alla squadra movimenti validi che possano creare delle difficoltà all’avversario a seconda di come difende.

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  • Lo scritto di Michele Tossani, dedicato a chi lavora nel calcio “dei grandi”, analizza una delle novità tattiche più interessanti sviluppate dal gioco di posizione e in particolar modo da Guardiola: i falsi terzini. Che siano o meno schierati a piede invertito, ciò che cambia rispetto ai terzini “tradizionali” è il loro apporto e il loro posizionamento in fase di gestione della sfera.

  • Prendere informazioni su quanto accade in campo è fondamentale a qualsiasi livello e bisogna iniziare fin da piccoli. Alcune proposte pratiche a tale scopo.

    La palla va fuori. Si riparte con la rimessa dal fondo. Il portiere si appoggia al proprio difensore, questo la gioca con il centrocampista che è venuto a farsi dare la palla e con una bellissima soluzione di prima intenzione serve sui piedi l’esterno. Uno contro uno con il diretto avversario, superamento con un magnifico dribbling, giocata in mezzo per l’attaccante che va al tiro e... basta così per ora. Ognuno si immagini il finale che ritiene più opportuno. Non è certo questo che ci deve influenzare sul resto dell’azione. Il punto è: sono stati bravi i bambini a interpretare il gioco o hanno ascoltato ed eseguito alla lettera le richieste dell’allenatore?

    Per quanto mi riguarda credo che il gioco è dei giocatori, che all’allenatore spetta il compito di strutturare le sedute, ma saanno poi i calciatori in campo a organizzarsi a seconda delle variabili date dagli avversari.
    I bambini sono dotati di un loro cervello, il quale – se stimolato adeguatamente – potrà dare risposte probabilmente molto più fantasiose delle nostre, ma soprattutto non meritano di essere trattati come dei soldatini, cioè essere costretti a rispettare degli ordini. Hanno il diritto di esprimersi liberamente e di essere i veri protagonisti del gioco, del loro gioco.
    Noi allenatori possiamo considerarci dei facilitatori dell’apprendimento. Una volta che poi i giovani giocatori sono in campo, tutto deve dipendere da loro, da ciò che vedono, da ciò che pensano e anche da ciò che provano a livello emotivo.

  • Dopo aver indicato sullo scorso numero come organizzare i giochi di posizione, vediamo come allenare diversi princìpi di gioco in questo tipo di proposte. Le varianti in base all’atteggiamento avversario e alle zone in cui si desidera creare superiorità.

  • L’utilità di adattare la propria organizzazione difensiva in base all’avversario che si deve affrontare. Le considerazioni da parte dell’allenatore in base anche alle peculiarità dei propri uomini.

    Arrivano le gare ufficiali, la preparazione è ormai terminata e dopo aver lavorato sui concetti generali in cui ogni allenatore crede e che vuole trasmettere al proprio gruppo, si comincia ad agire sui particolari, ponendo attenzione sia alle caratteristiche dell'avversario sia a quelle dei propri elementi. Questi devono sapere “cosa fare” individualmente e collettivamente nelle diverse situazioni di gara.

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  • Quali sono le basi per organizzare la fase di possesso palla. I concetti di ampiezza, gioco tra le linee, profondità e superiorità numerica.

    Per quanto concerne la fase offensiva esistono dei princìpi che regolano i comportamenti dei giocatori e dell’intera squadra. Dipendono da diversi fattori, dal calcio che desidera applicare l’allenatore, dalle caratteristiche dei giocatori, dell’avversario... In questo scritto, tratto dal nostro libro in uscita a luglio sul 4-4-2, proveremo ad analizzarne alcuni.

    AMPIEZZA, PROFONDITÀ E “TRA LE LINEE”
    Il primo concetto che un tecnico deve considerare è la ricerca del- l’ampiezza e della profondità: si ottiene posizionando calciatori molto larghi per sfruttare al massimo le dimensioni del campo e altri che garantiscano l’attacco in verticale (appunto della profondità). Detto ciò, è determinante – come secondo principio – saper alternare il gioco fra le linee, l’attacco della profondità e la ricerca dell’ampiezza: significa che il proprio undici deve saper cambiare strategia durante la gara, sfruttando movimenti dentro il campo e tra i reparti avversari. Tale azione può essere, ad esempio, compiuta dai centrocampisti esterni che si accentrano e permettono agli esterni bassi di sfruttare l’ampiezza. Oppure grazie ai continui smarcamenti fra linee difensiva e di centrocampo da parte di uno dei 2 attaccanti, insieme all’attacco della verticale dei centrocampisti laterali o del compagno di reparto.

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  • Spesso ci si imbatte in allenatori che scompongono a dismisura il gioco in tutti gli aspetti che lo compongono ed è così anche per quanto concerne la fase offensiva. Giuseppe Agostini ci propone invece un approccio differente: un percorso che parte dal concetto di smarcamento e dal suo sviluppo, per giungere poi ai princìpi individuali, che però necessitano di una interpretazione personale del giocatore che può avvenire solo grazie alle esperienze vissute dal calciatore, in contesti organizzati pensati appositamente dall’allenatore.

    Le capacità e le competenze vanno addestrate sia nel gioco che con il gioco, perché solo attraverso la sua complessità il giocatore evoluto può e deve crescere e sviluppare le competenze atte alla scoperta delle soluzioni ai problemi che gli si pongono dinanzi. Tutti questi aspetti vengono poi inseriti e sviluppati attraverso idee pratiche, ognuna delle quali si propone un obiettivo preciso da raggiungere.

  • Il ruolo del centrocampista è di fondamentale importanza nel calcio di oggi e direi anche affascinante per tutta una serie di atteggiamenti che consentono di dare equilibrio alla squadra e diventare un attaccante aggiunto. A seconda del modulo scelto dall’allenatore, vi sono diverse maniere di interpretarlo e sfumature differenti. Lo spazio a centrocampo, dove spesso si decidono le sorti di una partita, può diventare “immenso” da gestire oppure troppo ridotto in base alla dislocazione dei calciatori, ai movimenti che vi avvengono e alla tipologia di gioco che i team vogliono attuare.

  • Prese di decisione, scelte tattiche, gestione della complessità del gioco: questo è ciò che deve fare un giocatore evoluto. Dalla teoria dei sistemi aperti agli attrattori “strani”. Considerazioni e proposte pratiche.

    Il calcio è un gioco di situazioni, che necessita di open skills, perché, in ogni azione e in ogni momento il calciatore è chiamato a effettuare una scelta, indipendentemente dal fatto che sia in possesso del pallone, sia un compagno del portatore di palla o un giocatore della squadra difendente.

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  • Una metodologia di lavoro che prevede la combinazioni di lavori di forza e di tipo aerobico nella stessa seduta o in due sessioni contigue.

    Nel calcio ci si è sempre chiesti come ottimizzare il tempo a disposizione e, contemporaneamente, in che modo migliorare la performance, poiché l’elevato numero di partite settimanali ha portato a una riduzione delle sedute disponibili.

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