campionato

  • E due! Era solo scaramanzia: impossibile che la Juventus, quella destinata a entrare nella leggenda, non battesse il Crotone e conquistasse il sesto scudetto consecutivo. Impensabile e impossibile. Questa è una squadra senza punti deboli, l’avevamo scritto prima che iniziasse la stagione e prima di assistere a una gara vera; vedendo come Massimiliano Allegri la plasmava partita dopo partita le impressioni si sono confermate tutte.

    Questa Juventus non so se sia la più forte delle sei che hanno vinto lo scudetto, questa però è la Juve più consapevole e, nel calcio di oggi, la consapevolezza è ancora più importante della tecnica e della tattica!

    Perché? Perché giocando ogni tre giorni e senza potersi allenare secondo i crismi della “vecchia” dottrina, la consapevolezza arriva laddove non ti porta la condizione o non ti spinge la tecnica.

    Dire che la difesa sia invalicabile non ha i crismi dell’originalità; dire che gli esterni siano tra i migliori al mondo è quasi banale. Ora che il centrocampo ha trovato la quadratura con Pjanic disposto rinunciare a qualche gol per fare il regista, i punti deboli non si trovano.

    Anche perché Cuadrado e soprattutto Mandzukic sulla sinistra sono due armi uniche: il primo spacca le partite e dilania gli avversari, il secondo è qualcosa di unico, perché non si è mai visto un centravanti di 190 centimetri fare quello che fino a qui ha fatto “Marione”.

    La definizione di Dybala e Higuain la lascio a voi.

    Oggi hanno vinto i più forti. E’ giusto così.

  • Il 2020 inizia come si era concluso il 2019. Vince la Juventus (aveva battuto la Sampdoria), vince l’Inter (aveva superato il Genoa), l’Atalanta ne fa 5 (come al Milan), la Lazio a Brescia infila la nona (ne aveva vinte otto di fila). Solo la Roma stecca (con il Toro, ne aveva fatti 4 alla Fiorentina), mentre il pareggio del Milan non fa notizia.

    Diciamo la verità: il gol di Ibra lo abbiamo sognato un po’ tutti. Sarebbe stato il ruggito del leone chiamato a dare la sveglia a una squadra che fatica in maniera esagerata a esprimersi. Prima Giampaolo, poi Pioli ci hanno provato, ma la “chimica” sembra proprio non esserci. E, ai tifosi che si lamentano va ricordata una cosa: quello del Milan è il quarto monte ingaggi del campionato a dimostrazione che la società non ha avuto il “braccino”.

    L’innesto di Ibrahimovic deve servire a dare consapevolezza al gruppo, a trovare quella “faccia tosta” che al momento non si è vista. Non potevano bastare pochi giorni, come non potevano bastare una manciata di minuti dello svedese per azzerare i problemi, certamente tutti si sarebbero accontentati di “tre punti sporchi e cattivi”, ma così non è stato. Una sorta di primo giudizio sarà possibile esprimerlo la settimana prossima, dopo il lavoro che sarà svolto a Milanello. Chi ha deluso con la Sampdoria, però, ora rischia veramente il posto (e l’addio).

    Allora scegliamo di parlare del bello: tripletta di Ronaldo, doppiette di Immobile (che sale a 19 gol) e di Lukaku. E poi lasciateci chiudere gli occhi e pensare al genio di Ilicic al quale vorremmo fare una domanda: “Perché non hai giocato sempre così?”

  • Si riparte con il mercato aperto e con molte domande in attesa di risposta: dove giocheranno Icardi, Dybala, Rugani, Emre Can, Correia, Mandzukic, Higuaine… chi sarà il proprietario della Sampdoria? Il termine ultimo, proprietà del Doria a parte, per vedere come finiranno le telenovele dell’estate è il 2 settembre alle 20.00.

    E, in attesa di conoscere gli equilibri futuri, si riparte con una certezza. Che è la certezza delle ultime stagioni. La Juventus è la squadra da battere, la squadra con l’organico migliore, che malgrado i problemi estivi, non ultima la polmonite di Maurizio Sarri, ha ben più di qualcosa più degli altri.

    In realtà più il Napoli dell’Inter sembrano essersi avvicinati a chi ha vinto gli ultimi otto scudetti, ma la distanza c’è ancora, perché bisogna vedere quanto reggeranno i calciatori più esperti del Napoli da una parte e chi farà gol dall’altra visto che l’Inter un’altra punta deve acquistarla per forza.

  • Dati a cura di Instat www.instatfootball.com

    STATISTICHE DI SQUADRA 

    Possesso palla:
    1) Napoli : 72%
    2) SPAL: 66%
    3) Inter: 61%

    Cross:
    1) Genoa: 27
    2) SPAL: 26
    3) Fiorentina: 22

    Tiri:
    1) Napoli: 23
    2) Fiorentina: 22
    3) Lazio: 21

    Falli commessi:
    1) Atalanta: 22
    2) Genoa, Milan, Crotone e Hellas: 15
    3) Benevento e Lazio: 13

    Palloni recuperati:
    1) Fiorentina: 65
    2) Lazio: 62
    3) Udinese e Hellas: 60

    STATISTICHE INDIVIDUALI

    Instat index:
    1) Luis Alberto (Lazio): 506
    2) Brozovic (Inter): 452
    3) Marusic (Lazio): 432

    Tiri:
    1) Insigne (Napoli): 9
    2) Immobile (Lazio): 7
    3) Keane (Hellas):6

    Dribbling: 
    1) Castro (Chievo) e Adjapong(Sassuolo): 12
    2) Stoian(Crotone): 11
    3) Ramirez (Sampdoria): 10

  • Analisi statistica della partita -- Dati Instat  www.instatfootball.com


    Il dato relativo al possesso palla nei 90 minuti ha mostrato una leggera prevalenza per il Milan: 46% per i giallorossi e 54% per i rossoneri, chiamati a fare la partita dai due gol in avvio degli ospiti. Il Milan ha portato 95 attacchi, contro 85 della Roma. Il Milan ha attaccato con 68 sviluppi offensivi manovrati, 14 attacchi in contropiede e 13 sui calci piazzati, la Roma ha fatto registrare un dato di 56 sviluppi offensivi manovrati, 20 attacchi in contropiede e 9 sui calci piazzati. Sono stati ben 24 i tiri per la Roma e 13 quelli del Milan. Superiorità locale nel numero e nella precisione dei cross tentati.

    Nel primo tempo il Milan ha mantenuto un possesso medio del 60% per tutti i 45 minuti, ma la Roma è subito risultata più efficace con ben 17 tiri tentati contro 8 dei rossoneri, in particolare dal 15° al 30° i giallorossi tentavano la conclusione sette volte, otto addirittura nell’ultimo quarto del primo tempo. Nella prima mezzora del secondo tempo il possesso medio rossonero era del 55%, con i primi 15 minuti della ripresa senza tiri da parte delle due squadre, poi dopo l’ora di gioco la Roma arrivava al tiro 4 volte, infine il Milan segnava con uno dei tre tentativi effettuati nell’ultimo quarto d’ora, ma pagava lo sforzo e subiva altri due gol in una frazione finale in cui la Roma controllava il gioco con il 64% di possesso medio.

    Il Milan ha concluso al tiro 6 attacchi manovrati, ha effettuato 3 tiri su attacco in contropiede e 4 su sviluppo da calcio piazzato, mentre i giallorossi hanno tirato 11 volte dopo azione manovrata, 5 volte al culmine di attacchi in contropiede e 6 su sviluppo da calcio piazzato. Il Milan ha attaccato prevalentemente da sinistra: 36 attacchi, poi 20 attacchi dal centro e 26 da destra. La Roma ha attaccato con equilibrio: 25 attacchi da destra 27 da sinistra e 24 dal centro.

    Il Milan ha effettuato 511 passaggi con l’86% di precisione, mentre i giallorossi ne hanno effettuati 453 con l’87% di precisione. Sono stati 141 i passaggi preparatori dei locali contro i 101 degli ospiti, superiorità leggera locale nel dato dei costruttivi (355 a 327 per i rossoneri).

    Supremazia giallorossa nei contrasti bassi (58% in favore della Roma), e superiorità anche nei duelli aerei: 55% di vinti dai romanisti. Migliore il dato degli ospiti nell’aggressività in fase di non possesso: con 59 palloni vaganti conquistati per i giallorossi e 53 per il Milan; superiorità ospite nel dato dei palloni intercettati: 49 a 39 per i giallorossi. I locali hanno commesso 12 falli, 9 quelli degli ospiti. Sono 23 i dribbling tentati dai locali con il 52% di riuscita, mentre gli ospiti ne hanno tentati 32 con il 69% di positivi.

    Il giocatore del Milan che ha ricevuto più passaggi è stato Suso con 52 seguito da Deulofeu con 50. La linea di passaggio più battuta è stata quella tra Vangioni a Zapata con 22 passaggi nelle due direzioni, il Milan infatti ha faticato a uscire dal giro palla dietro su cui la Roma, in vantaggio fin dall’inizio del match, non ha portato pressione, ma appena i rossoneri cercavano di guadagnare campo centralmente il lavoro di Nainggolan e Salah (6 palloni recuperati nella metà campo avversaria per il belga e 5 per l’egiziano) impediva una costruzione verticale, di conseguenza il Milan ha cercato sempre le fasce e il dribbling dei suoi attaccanti esterni (Deulofeu 6 dribbling e 9 palloni persi, Suso 9 dribbling e 10 palloni persi) senza quasi mai trovare Lapadula che ha giocato poco anche in assoluto (solo 8 passaggi precisi effettuati) Vangioni e Deulofeu hanno effettuato più cross di tutti i compagni: 5 a testa.

    Nella Roma il più cercato dai compagni è risultato essere Paredes con 51 passaggi ricevuti, seguito da De Rossi con 42. La linea di passaggio più battuta è stata quella proprio tra De Rossie Paredes con 21 passaggi nelle due direzioni, da sottolineare la posizione molto centrale di Nainggolan che ha giocato prevalentemente con Salah (13 passaggi trai due), a sinistra Perotti ha ricevuto 7 passaggi da Naninggolan e 6 da Juan Jesus e ha cercato spesso l’azione personale (8 dribbling tentati e più cross di tutti i compagni effettuati: 4). Determinante il lavoro di Dzeko sui palloni alti con ben 17 duelli aerei sostenuti di cui il 53% vinti.

  • Se si proseguisse così, lo scudetto la Juventus lo festeggerebbe al termine della giornata numero 32, il 13 aprile. Ma dove sarebbe finito lo scudetto lo si sapeva da inizio campionato: troppo forti i bianconeri per una concorrenza che non era riuscita a chiudere il gap scavato in sette anni di successi.

    Ma che il campionato potesse essere così emozionante al capitolo zona Champions ed Europa League, non lo immaginava nessuno. Se il Napoli malgrado nelle due ultime giornate abbia conquistato un solo punto può sentirsi ancora tranquillo, ci sono sei squadre che possono sognare.

    Milan e Inter (51 e 50 punti, si affronteranno domenica prossima) hanno un discreto vantaggio sulla Roma a 44 (in campo questa sera e tutta da scoprire con Ranieri), mentre Atalanta e Torino (con gli stessi punti dei giallorossi) rappresentano il nuovo che avanza.

    Gasperini ha costruito una squadra capace di entusiasmare, mentre Mazzarri sta poggiando i suoi successi sulla solidità difensiva. Due modi diversi di intendere il calcio, due modi che stanno producendo frutti, perché se l’Atalanta è bella e imprevedibile, il Toro è organizzato a tal punto da rendere difficili le giocate alle avversarie (Sirigu ha subito un gol dopo sette “clean sheet” consecutivi). La Lazio, a 42, sembra distanziata, ma ha una partita da recuperare contro l’Udinese, quindi potrebbe incrementare la classifica.

    Da qui al 26 maggio le emozioni non mancheranno, perché anche in fondo alla classifica cinque squadre faranno di tutto per non accompagnare il Chievo in B.

  • Come la Roma sabato nel derby, anche il Milan rivede la luce. E lo fa contro il Sassuolo che vincendo avrebbe superato il Napoli e conquistato il secondo posto in classifica.

    Il 4-1 finale è un risultato largo nel punteggio, perché prima della goleada del Milan, la squadra di De Zerbi è andata vicinissima al gol del vantaggio. Assente Higuain, con Cutrone non al cento per cento, Gattuso ha scelto un tridente leggero: Suso-Castillejo-Calhanoglu, per non dare punti di riferimento alla difesa della squadra di casa. La mossa non ha pagato subito (Di Francesco si è visto anticipare sulla riga da Abate), ma quando Kessie ha sbloccato la partita a poco dalla fine del primo tempo, Suso ha fatto impazzire la difesa.

    Milan promosso, ma non con lode: dopo aver segnato la terza rete e subito il gol dell’1-3, i rossoneri si sono lasciati schiacciare dagli avversari. Hanno mostrato il braccino e hanno rivisto i fantasmi delle rimonte subite nelle gare precedenti. Di certo, però, questa era la partita più difficile del trittico che comprendeva anche Atalanta ed Empoli.

    Vorremmo dedicare anche due righe agli arbitri: prima dell’inizio della stagione, Nicola Rizzoli il designatore aveva pubblicamente lodato la sua squadra per l’utilizzo del Var nella scorsa stagione. Percentuale d’errore risibile (vicina all’1%), ma quest’anno le cose non vanno come era lecito augurarsi. E, forse è il caso di iniziare a mettere in castigo quei fischietti che non fanno uso del supporto tecnologico. O meglio ancora: ci sarebbe da spiegare loro che o arbitrano come impone il nuovo corso oppure la via del prepensionamento l’hanno già imboccata. Piaccia o meno, il futuro prevede un utilizzo sempre importante della Var. E gli arbitri si devono adeguare!

  • Il Milan va sul 2-0, poi crolla. Il Napoli, fino ad allora piuttosto confusionario, si sveglia e vince la partita. La sintesi della serata al “San Paolo”, semplicisticamente potrebbe essere qui. Ma l’analisi, ovviamente è più profonda.

    Ancelotti prova a sorprendere Gattuso con un pressing alto, dal quale il Milan esce giocando palla a terra, senza riuscire a pungere. La rete di Bonaventura, splendida nell’esecuzione, è più simile a un colpo di fortuna che a una giocata provata a Milanello. Il Napoli vorrebbe pareggiare, ma in avanti non si capisce quali siano gli schemi, come si vogliano innescare gli attaccanti o come si liberino al tiro i centrocampisti.

    Ripresa e Milan subito sul 2-0, perché la fase difensiva del Napoli non è da mostrare nelle scuole calcio: dov’era Mario Rui sul cambio di gioco? E perché Allan ha osservato Calabria al posto di contrastarlo?

    Quando Zielinski si inventa la rete dell’1-2, il Milan perde certezze. Il Napoli pigia sull’acceleratore e Gattuso toglie Biglia (anonimo) per inserire Bakayoko (distastroso), che affossa un Kessie (deludente)… Zielenski fa 2-2, anche perché l’inserimento di Mertens per il 4-2-3-1 crea scompiglio ovunque.

    Il Napoli continua a giocare, il Milan a soffrire. Dentro Laxalt, l’ideale potrebbe essere inserire Caldara al posto di Suso o Bonaventura e passare alla difesa a 3 per gli ultimi 10’, ma Gattuso non ci pensa o se ci pensa arriva prima la rete del Napoli. La vittoria di Ancelotti è meritata, anche se (e ci mancherebbe) c’è da lavorare parecchio. Gattuso dice che i suoi sono stati polli nell’andare a pressare alto in maniera sconclusionata e nel farsi infilare. Sinceramente, a preoccupare deve essere la totale assenza di gioco offensivo: Higuain meriterebbe di ricevere qualche palla in più.

  • Cinque partite, cinque vittorie: in totale 15 punti; due più della Juventus che continua a inseguire. Il gol partita l’Inter lo ha segnato dopo 23’. Lazio ko, malgrado Correa ci abbia provato almeno quattro volte a mettere in difficoltà Handanovic, per il portiere sloveno questa è la quarta partita senza subire reti. Conte cambia interpreti, in attesa di vedere Lazaro a destra, è D’Ambrosio l’uomo a posizionarsi in fascia. Oltre al segnare, D’Ambrosio mette in difficoltà gli avversari che dal 65’ spariscono.

  • Qualcuno dirà: è calcio d’agosto. Concordiamo in pieno, ma il “calcio d’agosto” ha un brutto vizio: assegna tre punti per la vittoria, uno per il pareggio e zero per la sconfitta, proprio come quello che si gioca negli altri mesi dell’anno.

    Così, bastano due partite di campionato per trovare l’Inter a -5 da Napoli e Juventus, in attesa di sapere quanti saranno i punti da recuperare alla Roma che giocherà lunedì sera contro l’Atalanta.

  • Con la vittoria della Roma sul Napoli, è arrivata anche l’ufficialità. A tre giornate dalla fine del campionato, pure la matematica ha detto “sì”. La Juventus è Campione d’Italia, è Campione d’Italia per la quinta volta consecutiva (come negli Anni Trenta, dal 1930 al 1935), per la trentaduesima nella sua storia. Tra tutti, questo, è senza dubbio il più bello, meglio ancora di quello vinto nel 1976-77, conquistato con 51 punti su 60 (con il Torino secondo a 50). O di quello sfilato all’Inter, alla Grande Inter, crollata a Mantova. O di quello all’ultimo sospiro della “stangata” di Cuccureddu a Roma, mentre il Milan si squagliava a Verona (5-3 il finale).

    Partita con due sconfitte, la Juve era sotto pure contro il Chievo dopo pochi minuti di gara alla terza di campionato, ma la squadra di Allegri, dopo la sconfitta di Reggio Emilia contro il Sassuolo (era il 28 ottobre) ha saputo fare una cosa sola: vincere (se si eccettua un pareggio a Bologna).

    Una corsa irrefrenabile, un girone di ritorno con tre soli gol subiti, 24 successi in 25 partite. Impossibile contare i punti recuperati a Napoli, Inter, Fiorentina e Roma, che la sera del 28 ottobre era prima in classifica. La Juventus ha compiuto un’impresa, che rimarrà per sempre nella storia. E quest’annata lascia un insegnamento a tutti: “Malgrado le cessioni non esistono stagioni di assestamento, chi è grande sa solo vincere”.

    E non è ancora finita, perché questa Juve (che si è allenata durante Roma-Napoli), sta già pensando alla finale di Coppa Italia con il Milan.

  • Quando al 44’ del primo tempo Mario Mandžukić ha segnato il gol del vantaggio della Juventus sull’Empoli, non avrebbe mai immaginato che quella rete avrebbe praticamente ricucito lo scudetto sulla maglia bianconera. Perché è proprio così: la vittoria della Juve e la contemporanea sconfitta del Napoli a Udine, che ora è a meno 6 a 7 giornate dalla fine del campionato, ha di fatto chiuso il campionato.

    La rimonta della squadra di Allegri non solo è riuscita, ma sta assumendo il contorno di qualcosa in più di una marcia trionfale: 61 punti su 63 a disposizione nelle ultime 21 partite.

    A Napoli, con una pesante squalifica che incombe su Higuain (lo stop potrebbe essere di 3 giornate), si farebbe meglio a pensare a giocare più che a protestare preventivamente: scendere in campo alle 12.30 non è simpatico, questo è chiaro a tutti, però lo stesso disagio lo provano anche gli avversari, non solo gli undici ragazzi di Sarri. E ora, c’è a rischio pure il secondo posto, perché la Roma è la squadra che sta meglio di tutti (Juventus compresa…).

    La vittoria nel derby, è stata nettissima, ma ugualmente non mancheranno le polemiche: Spalletti ha lasciato Totti in panchina per tutti i 90’, una scelta lecita, che è parsa una prova di forza dell’allenatore e della società, intenzionata a far chiudere la carriera al giocatore che più di ogni altro ha fatto la storia del club. Detto del cambio di panchina in casa Lazio (buon lavoro a Simone Inzaghi), ha dell’incredibile il suicidio collettivo di Fiorentina (pari con la Samp), Inter e Milan (sconfitte da Torino e Atalanta).

    L’avevamo scritto qualche settimana fa: scudetto alla Juve, il Napoli avrebbe dovuto fare attenzione alla Roma; Fiorentina quarta, Inter quinta e Milan di rincorsa. Ora aggiungiamo: attenzione al Sassuolo.

  • Più 16. Che letto come si dovrebbe è più 17, perché gli scontri diretti si colorano di bianconero. La Juventus vince 2-1 a Napoli e si cuce l’ennesimo scudetto. Dicevamo da tempo che il titolo di Campione d’Italia era in cassaforte, ora ci aggiungiamo la doppia mandata. Perché la Juve ha lasciato per strada solo 6 punti in 26 partite, perché a 12 giornate dalla fine del campionato non vediamo cosa possa accadere per consentire il sorpasso al Napoli.

    C’è un però. E riguarda il gioco. In Italia quanto ha fatto la squadra di Allegri è stato più che sufficiente.

    Utilitarista. Cinica. Sparagnina. Aggiungete altri aggettivi, comunque sinonimi. Ma evidentemente, questo modo di giocare, in Europa non sembra essere sufficiente.

    Se la partita con il Napoli, doveva essere un test in chiave Atletico, c’è qualcosa da rivedere, perché la Juve non ha convinto a fondo. Qualcuno è fuori forma, qualcun’altro ha giocato male. Ma un quesito ci tormenta: Cristiano Ronaldo sta giocando male perché non è in forma e ha problemi fisici oppure perché soffre l’appannamento di Mario Mandzukic? Perché se soffrisse l’appannamento del croato sarebbe molto più grave.

  • “Tuttosport”, quotidiano torinese, qualche giorno fa per la Juventus aveva ipotizzato una stagione con sole vittorie. Sarebbe stato un “unicum” nella storia del calcio, perché è già un trionfo chiudere un’annata senza sconfitte. La “paginata” aveva alimentato il dibattito sui social con chi sognava e chi pensava che prima poi un pareggino potesse scapparci. Certo, che il pareggio arrivasse contro il primo Genoa targato Juric, però, ci credevano in pochi.

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