campionato

  • Adesso facciamo un gioco. Mettiamo a confronto le conferenze stampa di Rino Gattuso e Luciano Spalletti. Partiamo dalla lunghezza: superano abbondantemente i 30’. Anche i 40’. Anzi, Spalletti è arrivato anche a 54’. Credetemi, non scherzo, ho colleghi che oltre a inviare l’integrale alle tivù nazionali, devono produrre un estratto di 3’, per chi lo richiede. Per inciso, Allegri raramente arriva a 10’, ma qui la Juve fa scuola. Dai tempi di Conte.

  • Un punto in due partite. Una volta raggiunta, l’altra rimontata e sconfitta. Due rigori falliti dalla “Joya” che qualcuno ha più volte accostato a Messi. La Juventus sembra non essere più lei. Il Napoli ne approfitta per volare a +5, la Lazio per raggiungerla in attesa del derby di Milano che potrebbe consegnare all’Inter il secondo posto in solitaria.

    Ma cosa succede ai bianconeri? Gli invincibili, i sei volte campioni d’Italia si sono trasformati in un manipolo di mortali che conoscono il significato della parola “crisi” oppure, aggiungendo pure la batosta di Barcellona, la Juve è semplicemente meno forte della scorsa stagione? E lo fosse pure di quella della stagione precedente?

    Fino a ora, sono trascorse otto giornate di campionato, ma è stata pure giocata la SuperCoppa e sono andati in archivio due turni dei gironi di Champions, la squadra degli anni scorsi si è vista solo a tratti, mentre i neoacquisti non sempre hanno convinto. Se Matuidi è entrato nel cuore del gioco, non altrettanto si può dire di Douglas Costa (che avrà pure fatto gol alla Lazio), ma è troppo discontinuo, mentre Bernardeschi si è trasformato in un panchinaro.

    Per tradizione, la Juventus non rimane inerme davanti alle sconfitte, ma il pareggio di Bergamo e la sconfitta contro la Lazio (lo “Stadium” era imbattuto da 783 giorni) sono dei campanelli d’allarme da non sottovalutare. Perché nel frattempo il Napoli vola…

  • Una sconfitta della Juventus (3-2 contro la Sampdoria) fa sempre notizia. Non potrebbe essere altrimenti, quando una squadra vince sei scudetti consecutivi è la favorita di ogni partita.

    Ma il campionato dei bianconeri, che comunque, sono terzi con un punto di vantaggio sulla Roma (che ha una gara in meno) non convince totalmente.

    Douglas Costa e Bernardeschi (utilizzato inizialmente alle spalle di Higuain) faticano a inserirsi e raramente incidono, mentre di Howedes non c’è traccia e Matuidi per Allegri è il primo cambio di Khedira e Pjanic, centrocampisti titolari. Detto così i soldi spesi in estate non sembrano fruttare oppure, se preferiamo guardare il bicchiere mezzo pieno, rinforzare la Juve è molto arduo vista la forza del gruppo che lo scorso anno ha vinto lo scudetto, la Coppa Italia e ha giocato la finale di Cardiff contro il Real Madrid.

    Se la Juventus ha fatto fragorosamente notizia, l’Inter continua a vincere, magari giocando meno bene di quanto Napoli e Roma, ma vince, che è ciò che spesso conta. Il primo tempo contro l’Atalanta non ha convinto, ma la ripresa con Borja Valero più nel cuore della partita è piaciuta maggiormente. Di certo Mauro Icardi è un rapace d’area di rigore e i suoi morsi sono sempre letali.

    La tredicesima giornata ha allungato la classifica e ribadito le perplessità sul Milan. Ma anche da Torino e Fiorentina ci si può attendere qualcosa in più.

    Ps: oggi per il calcio italiano è una giornata campale. Nel pomeriggio è previsto un Consiglio Federale che potrebbe azzerare i vertici decisionali della Federazione. In serata ne sapremo qualcosa di più, ma la mancata qualificazione ai Mondiali sta iniziando a sortire i primi effetti. Vedremo se si tratterà di una valanga o solo di una palla di neve.

  • La sconfitta 3-2 con la Sampdoria aveva dato fiato al partito che vedeva la Juventus in affanno rispetto all’anno scorso. Nulla di più sbagliato, dopo il successo con il Crotone, la squadra di Allegri aveva un punto in più rispetto all’annata scorsa. Terza in classifica, non per demeriti propri, ma per meriti altrui. Di Napoli e Inter. Da incontrare in rapida successione in otto giorni.

    E quando si è arrivati alla partita con il Napoli, la Juventus ha subito messo le cose in chiaro. Ha fatto intendere chi comanda. A Napoli aspettavano la gara per andare sul +7, per cancellare in rivale che fa sempre tremare i polsi, invece la rete di Gonzalo Higuain (che non doveva giocare vista l’operazione alla mano di lunedì scorso) ha spinto la Juve a -1.

    Se la Juventus ci ha abituati a queste vittorie che disintegrano il morale delle avversarie, ora il Napoli dovrà fare attenzione a non fare drammi. La serata del “San Paolo” abbiamo visto tutti come è andata. Da una parte una squadra forte e quadrata, dall’altra una formazione che ha provato a scalfire senza riuscirci.

    Veramente non è cambiato nulla rispetto al recente passato?

  • In una stagione nella quale le prime cinque avevano perso solo 6 punti con le “altre”, a metà pomeriggio questa è parsa una domenica di ordinaria follia.

    Con l’Inter già bloccata sull’1-1 dal Torino, la Juventus si è trovata sotto di un gol con il Benevento, mentre la Roma pareggiava 2-2 a Firenze, per non dire del Napoli che non riusciva a schiodarsi dallo 0-0 contro il Chievo che faceva muro sugli attacchi della squadra di Sarri.

    Poi qualcosa è cambiato: la Juventus ha pareggiato e poi vinto una partita che poteva solo vincere (il Benevento aveva tutte e undici le precedenti partite), mentre la Roma ha ribadito a tutto che la Fiorentina potrà anche essere bella, ma a certi livelli è ancora acerba. Il Napoli no, il Napoli no: a Verona si è visto respingere costantemente gli attacchi e ha dovuto accontentarsi dello 0-0.

    Sinceramente, dopo il pareggio dell’Inter abbiamo tifato anche per il pareggio delle altre, non per “fede”, ma perché sarebbe stato un bel messaggio da parte di chi dovrebbe far si che questo non sia un campionato tra cinque squadre che corrono e una serie di comprimarie da annichilire quando affrontano l’avversario fuori portata.

    Ora la Serie A va in letargo, perché scende in campo la Nazionale, il bene supremo. La Nazionale che contro la Svezia deve conquistare la qualificazione ai Mondiali. E cosa possa accadere in caso di sconfitta non lo vogliamo assolutamente pensare.

  • Ancora una volta hanno vinto tutte e cinque. Ormai è la norma: quando non giocano tra loro: Napoli, Inter, Juventus, Lazio e Roma escono sempre dal campo con i tre punti. Il tutto per buona pace di uno degli ultimi luoghi comuni del nostro calcio: qualche volta anche le piccole possono mettere in difficoltà le grandi. In Inghilterra, Spagna e Germania le prime cinque non hanno raccolto così tanti punti come da noi!

    Con il successo dell’Inter a Verona (ora i nerazzurri sono secondi) si è completata l’undicesima giornata, che non ha detto nulla che già non sapevamo: il fatturato ha scavato un solco tra un manipolo di squadre e le altre. Poco fuori dal cerchio magico c’è la Sampdoria, mentre il Milan invece pur avendo investito arranca al pari di Torino e Fiorentina che faticano a dare continuità di risultati ai rispettivi progetti estivi.

    In fondo alla classifica, la stagione sembra regalare più emozioni rispetto al recente passato. Se, al momento, si esclude il Benevento che non ha ancora pareggiato una gara, sono in molte a scricchiolare, inutile stare a fare nomi perché basta leggere i risultati e la classifica. Urge un profondo esame di coscienza per dirigenti e allenatori: forse le squadre allestite in estate non erano così competitive come si pensava.

  • Ho seguito la partita del Milan con grande attenzione: avrebbe sì meritato di vincere, ma ha giocato male. Milan-Torino è stata una brutta partita e il merito va equamente diviso tra le due squadre e tra i due allenatori.

    Da una parte il Milan, che ha un gioco lento, prevedibile, senza una sovrapposizione in fascia, una triangolazione negli ultimi trenta metri, un inserimento di un centrocampista… Dall’altra Mihajlovic ha messo in campo una squadra che ha pensato solo a rompere, il Torino ha tirato verso la porta per la prima volta all’82’ e ha impegnato Donnarumma (capocciata di Belotti e ribattuta di Iago Falquè) all’89’.

    Più di qualsiasi giornalista e di qualsiasi opinionista, a fare testo è il commento all’unisono dei 52.000 spettatori, che al fischio finale di Irrati hanno fischiato.

    Le domanda che tutti si pongono, però, pensando al Milan sono parecchie: come mai la squadra fatica così? Perché Montella non riesce a vedere in campionato quanto prova nella quiete di Milanello? E ancora, può il 4-1 subito contro la Lazio alla terza giornata aver bloccato totalmente la crescita della squadra o peggio ancora procurato una regressione nel rendimento?

    Un’ultima considerazione: ora il Milan ha tre partite contro squadre oggettivamente più deboli: Benevento, Bologna e Verona. Beh, se non le vincerà e, soprattutto, se le prestazioni non saranno convincenti, la crisi a questo punto sarà conclamata. Altrimenti si potrà dire di iniziare a vedere la luce in fondo al tunnel.

  • 31 giorni da brividi: il mese di dicembre per i bianconeri di Massimiliano Allegri presentano una serie di partite di altissimo spessore. 

    “Bollente” è l’aggettivo che meglio definisce l’ultimo mese dell’anno della Juventus, che disputerà sette partite decisive (più altre due nei primi sei giorni di gennaio) di una stagione che dalle parti di Vinovo si augurano sia ancora una volta vincente.

    Il piatto forte è in calendario venerdì 1: la squadra di Allegri giocherà a Napoli contro chi ha l’organico più indicato per scucire il tricolore dalla maglia bianconera per attaccarlo sulla propria. Ovvio che Sarri punterà tutto sui titolarissimi, perché a Napoli il vero obiettivo della stagione è lo scudetto. La gara del “San Paolo” sarà tutto fuorché banale: sono opposte due filosofie di gioco agli antipodi. Da una parte il possesso palla, il fraseggio e le triangolazioni del Napoli, dall’altra la Juve solida, che sa alzare e abbassare i ritmi del match, brava a “colpire” l’avversario alla prima disattenzione.

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  • Si ricomincia. Si ricomincia con Ibra al Milan. Con il Milan che vuole rinforzarsi subito e aggiungerebbe volentieri pure Todibo per la difesa. Si ricomincia con l’Inter che insegue Vidal, ma Eriksen chissà. Con la Juve che ha acquistato per giugno Kulusevski, perché sei mesi a Parma a fare il titolare gli saranno più che utili. Si ricomincia anche con la Roma che rimane americana, ma avrà presto un altro presidente. La Lazio, al momento non compra, ma ha già in bacheca una Coppa, anzi una SuperCoppa: per come l’ha giocata e per come l’ha vinta. Si ricomincia con un Napoli che promette di essere nuovo, perché le liti non fanno bene a nessuno. O se preferite, hanno fatto bene soprattutto a chi gestisce il patrimonio di Carlo Ancelotti. Si ricomincia con l’Atalanta, per la quale non ci sono più aggettivi. Aggettivi terminati dai tifosi del Genoa per Enrico Preziosi, che sembra essersi ravveduto e ha rinforzato una squadra che sembrava essere alla deriva.

  • Il mese di dicembre è quello che vede i campionati avviarsi verso la fine del girone di andata e che prevede l’inizio del periodo di pausa nel quale tirare le somme di quanto fatto, regalarsi qualche giocatore dal mercato e mettere a punto il motore della propria squadra. Abbiamo analizzato le soste delle diverse categorie e regioni italiane e nello speciale, di ben 20 pagine (da pagina 28), i nostri esperti hanno offerto spunti, tabelle ed esercitazioni da utilizzare in base al numero di settimane di stop: consigli utili dalla Serie A alla Prima Categoria. A pagina 8, invece, Giovanni Galli ha analizzato il Napoli di Carlo Ancelotti, che ha saputo mutare, alla fine dell’era Sarri, sistema di gioco ma non princìpi, sfruttando la duttilità di diversi calciatori, offrendo un calcio propositivo sia in Italia sia in Europa.

  • Il tempo delle mele si sta esaurendo. In Inghilterra e in Francia si gioca, in Germania e Spagna il campionato inizierà nel prossimo week-end, mentre da noi ci sarà da attendere una settimana in più. Ma 12 squadre di A, sabato prossimo, saranno impegnate in Coppa Italia.

    E pure il mercato stringe. Da qualche giorno mancano le sterline della Premier e questo rende tutti più poveri, perché in Inghilterra c’è una tal quantità di liquido da rendere possibile ogni spesa. Anche se il Real arriverà ad acquistare Neymar per una cifra tra l’assurdo e l’irreale.

    A farne le spese è soprattutto la Juventus, che deve vendere per abbellire i conti e per non ridurre a “esuberi non tesserabili” molti dei suoi campioni. Sarri è stato chiaro: “Dobbiamo cederne sei…”, ciò che non è chiaro è su chi punterà il neoallenatore della Juventus da qui alla prima di campionato e soprattutto chi giocherà contro il Napoli alla seconda. Anche l’Inter ha i suoi grattacapi: c’è da vendere, anche chi non vorrebbe andarsene. A Giampaolo ha espresso i suoi desiderata, ma veder partire Donnarumma e Suso (una novantina di milioni in arrivo) gli provoca insonnia.

    Mentre ADL continua nella sua girandola di parole e pochi fatti, il Napoli si basa sulla squadra dell’anno scorso e di due anni fa (e forse tre…), la Roma, invece, capire chi piazzare al centro dell’attacco (se parte Dzeko) perché l’Higuain visto nell’ultimo anno e contro l’Atletico non può fare la differenza. Pradè, invece, sta iniziando a costruire la prima Fiorentina di Rocco Commisso. Una Fiorentina che dovrà essere diversa dall’ultima. Chi avanza a fari spenti, invece, è la Lazio: nove partite, nove vittorie. E una domanda: Milinkovic-Savic resterà a Roma?

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