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  • Ok, possiamo andare in vacanza. Il sospetto lo avevamo prima dell’inizio del campionato e alla settima giornata già abbiamo le prime certezze. La Juventus ha vinto tutte le partite, conquistato 21 punti, segnato 16 gol, ha una differenza reti di +11 e 6 punti di vantaggio sul Napoli. E, in aggiunta ha vinto in Champions a Valencia giocando per un’ora in uno in meno.

    Il Napoli ci ha provato, è anche passato in vantaggio, ma la squadra di Allegri oggi con Dybala, Mandzukic e Cristiano Ronaldo in avanti ha reagito e segnato tre volte. Non è più una questione di moduli, di atteggiamento in campo, a questo è solo una questione di uomini: la Juventus ha i giocatori più forti e ha una fame incredibile, perché non è disposta a lasciare nulla.

  • Il derby di Roma è senz’altro una delle gare più sentite del campionato, ancor di più se la posta in palio è rappresentata da un posto in Europa. La Lazio si presenta con uno score casalingo di 6 vittorie, 3 pareggi e 3 sconfitte, mentre la Roma è reduce da 3 vittorie e 1 pareggio nelle ultime 4 trasferte.
    I giocatori allenati da Inzaghi sono primi per palloni vaganti recuperati (68) e per fuorigioco (2,5 a partita), mentre risultano secondi per reti su calcio d’angolo (7) e passaggi in area di rigore (37).
    I giallorossi di Di Francesco vincono il 57% dei duelli aerei (primi) e sono secondi per gol su palla inattiva (17), occasioni da gol create (7) e distanza media dei gol (10,1 metri).

    Il derby della capitale significa anche Immobile contro Dzeko: 11 gol per l’attaccante italiano, che è andato in gol in 4 degli ultimi 6 scontri diretti, 7 reti per il bomber bosniaco, fatti registrare tutti in trasferta (con una doppietta nell’ultima). Chi sarà protagonista?

    Dati forniti da Instat Scout e Sics

  • All’Allianz Stadium di Torino andrà in scena il big match della giornata. Da una parte la Juventus, che in questo stadio, contro i giallorossi, ha sempre vinto, dall’altra la Roma che, nelle ultime 5 stagioni, ha conquistato 3 secondi posti e due terzi posti. In questa stagione i bianconeri sono ancora imbattuti in campionato mentre i capitolini hanno vinto solo una delle ultime 5 gare in trasferta.

    La Juventus è prima per gol su calcio d’angolo (6), per possesso palla (59%) e per contrasti vinti (56%), mentre risulta seconda per tiri in porta (17,2) e ultima per palloni intercettati (40). La Roma è la settima peggior difesa del campionato (22 subiti) e la terza peggior squadra per duelli vinti in difesa (55%), ma è seconda per gol realizzati da fuori area (6) e prima per gol su combinazione da calcio di punizione (6), occasioni da gol create (7) e contrasti aerei vinti (58%). Si tratta anche delle due squadre che segnano maggiormente da palla inattiva (rispettivamente 11 e 10 reti)

    Nelle due squadre stanno ben figurando Rodrigo Bentancur (classe 1997) e Nicolò Zaniolo (classe 1999). Allegri e Di Francesco nelle ultime partite si sono affidati spesso ai due giovani e chissà che anche stasera le sorti della partita vengano decise dai loro colpi di classe…

     

    Dati forniti da Instat Scout e Sics

  • Allo stadio Olimpico va in scena un grande classico del calcio italiano, la sfida tra Romae Napoli. Si affrontano i terzi migliori attacchi del campionato: 52 reti, nonché le due squadre, insieme all’Atalanta, che costruiscono più occasioni da gol (7 in media a gara). In quattro degli ultimi 5 scontri diretti entrambe le squadre sono riuscite a segnare, anche se l’ultimo segno X nella tana dei capitolini è datato aprile 2012, da quel momento 4 vittorie consecutive dei padroni di casa e due degli ospiti.
    La squadra di Ranieriha segnato 20 gol su palla inattiva (seconda), di cui 8 da combinazione su calcio di punizione (prima). Inoltre, comanda la classifica per duelli aerei vinti (57%), mentre è terza per dribbling (28) e ultima per falli subiti (11,4). La compagine allenata da Ancelottiha messo a segno 16 gol nell’ultimo quarto d’ora (prima) ed è prima per possesso palla (57%) e passaggi chiave (19). L’undici azzurro necessita in media di 12,1 passaggi per segnare un gol (secondo), mentre si rivela come la squadra meno fallosa del campionato con 10,5 falli commessi.

    I giocatori da tenere d’occhio sono i due bomber: Arkadiusz Milike Edin Dzeko. L’attaccante polacco, che sta finalmente trovando più continuità dopo i due infortuni al ginocchio, ha raggiunto quota 15 gol (più un assist). Il centravanti bosniaco invece non sta vivendo la sua miglior stagione avendo segnato solamente 7 reti (con 3 assist) ma, nonostante questo, resta sempre molto temibile. Chi porterà la propria squadra alla vittoria a suon di giocate decisive?

    Dati forniti da Instat Scout e Sics

  • La Roma per avvicinarsi alla zona Europa, l’Inter per consolidarsi come unica squadra insieme al Napoli in grado di mantenere un passo simile a quello della Juventus. All’Olimpico andrà in scena una partita che vedrà in campo diversi ex: Juan Jesus, Santon, Zaniolo, Nainggolan e mister Spalletti. Nei cinque precedenti, giocati nella capitale tra le due squadre, si contano due vittorie per i padroni di casa, due pareggi e una vittoria ospite.

    La Roma è la squadra che subisce meno falli (10,4 a partita), ma anche quella che vince il maggior numero di duelli aerei (59%). Inoltre risulta come peggiore per quanto riguarda contrasti vinti (45%) e palloni sottratti all’avversario (26). L’Inter è la squadra che calcia più angoli (8,1 a partita), ma anche quella che effettua più passaggi in area di rigore (43) e più cross (24, di cui il 29% riusciti).

    Le due compagini hanno rispettivamente segnato, nell’ultimo quarto d’ora della gara, il 32% (sette su 22) e il 40% (10 su 25) dei gol realizzati complessivamente.

    Di Francesco e Spalletti si conoscono bene, nella stagione 2005/2006 il toscano era l’allenatore della Roma mentre il pescarese svolgeva funzioni di team manager. Riuscirà il tecnico della squadra capitolina a vincere la prima partita contro il collega interista?

    Dati forniti da Instat Scout e Sics

  • La gara che pone di fronte l’Atalanta e la Roma ha la vista sull’Europa che conta. La squadra bergamasca ha vinto solo una delle ultime tre gare disputate in casa (pareggio con il Napoli e sconfitta contro la Juventus), mentre la compagine capitolina ha vinto solo 2 delle ultime 8 partite giocate lontano dall’Olimpico.
    La squadra di Gasperiniha realizzato 44 gol (prima) e per segnarli la durata dell’azione è stata, in media, di 37,8 secondi (prima). Inoltre ha effettuato 32 dribbling (prima), segnato 6 gol su angolo (seconda) e mantenuto il 56% possesso palla (terza). L’undici di Di Francesco crea 7 occasioni da gol a partita (prima) ma ne concretizza solo 1,8 (quinta), ha segnato 14 gol su palla inattiva (prima) e ha vinto il 60% dei contrasti aerei (prima). Si tratta anche della seconda squadra che segna da maggior distanza (10,3 metri). 

    Duvan Zapata ha realizzato 13 reti da dicembre mentre, nel medesimo periodo, tutta la compagine capitolina ne ha messe a segno 15. Edin Dzeko invece vive un momento diametralmente opposto, a digiuno di gol da ottobre, attende il momento giusto per sbloccarsi. Continuerà il momento d’oro del colombiano o sarà il turno del bosniaco?

     

    Dati forniti da Instat Scout e Sics

  • In palio c’è il quarto posto e nella sfida tra la Roma e il Milan si deciderà da quale squadra verrà occupato. I giallorossi sono un punto dietro e vengono da una rimonta subita (da 0-3 a 3-3) e dal 7-1 del Franchi (in Coppa Italia). I rossoneri sono reduci dalla doppia sfida contro il Napoli con lo 0-0 in campionato e il 2-0 in coppa.
    La squadra di Di Francesco ha subito una sola sconfitta casalinga in Serie A (contro la Spal), mentre la compagine meneghina è imbattuta da 5 trasferte (2 vittorie e 3 pareggi).
    L'undici capitolino è primo per occasioni da gol (7), contrasti aerei vinti (60%) e gol su palla inattiva (14), mentre gli uomini di Gattuso sono terzi per distanza da cui subiscono gol (10,3 metri) e tiri (16,3), e risultano nelle ultime posizioni per gol, segnati e subiti, su palla inattiva: rispettivamente 2 (ventesimi) e 4 (diciannovesimi). 

    La partita propone lo scontro tra Dzeko e Piatek. L’attaccante bosniaco si è sbloccato nello scorso turno con una doppietta, dopo un digiuno di 9 partite, mentre il polacco ha realizzato in coppa i primi due gol con la maglia rossonera. Sarà più decisivo il diamante di Sarajevo o il bomber,che in polacco significa pistolero, di Dzierżoniów?

     

    Dati forniti da Instat Scout e Sics

  • Il Napoli non ha meritato di perdere. E il pareggio al 90’ di Mertens altro non è che un atto di giustizia calcistica. La Roma, che sette giorni fa era una grande malata per il ko interno con la Spal, gioca un’ottima gara e lascia il “San Paolo” con l’amaro in bocca perché gioca bene, Albiol respinge sulla linea il 2-0 e si difende con discreto ordine.

    La Juve torna a +6 ed è destinata a fare campionato a sé, ma deve giocare meglio di quanto fatto a Empoli, alle spalle dei bianconeri ci sono squadre in discreta salute, che hanno un unico difetto: quello di non essere formazioni eccezionali che vincono tutte le partite (o quasi).

    I tifosi del Napoli devono essere orgogliosi di un gruppo che Ancelotti ruota ottenendo risposte positive da tutti (avete visto Fabian Ruiz?) e i tifosi della Roma alla loro squadra devono rimproverare soprattutto della supponenza (sempre pagata a caro prezzo…).

    Poi c’è chi tifa Milan ed è disorientato: Penelope fa e disfa o se preferite la squadra appare e scompare, non offre certezze, perché può giocare la migliore o la peggiore partita dell’anno con una naturalezza sconcertante. Contro la Samp si è visto un bel Milan, privo di parentele con quello sconfitto nel derby e in Europa League. Quale sia il problema che affligge la squadra non è chiaro a nessuno, forse neppure a Rino Gattuso.

  • E pazienza se ai puristi la partita non è piaciuta. Roma-Inter è stata una partita bellissima, di quelle che infiammano il pubblico e fanno rabbrividire gli allenatori, perché la voglia di vincere spinge chi è in campo a commettere una quantità infinita di errori tattici.

    Il calcio, però, diverte quando si gioca per vincere, quando la qualità è al servizio delle emozioni e mai come all’Olimpico i calciatori hanno cercato la vittoria, i tre punti, perché il pareggio, il 2-2 finale, aggiunge poco alla classifica dominata dalla Juventus che sta cannibalizzando la Serie A.

    Roma-Inter ci dice che malgrado le sconfitte in Champions, le due squadre sono in salute e non mancano di coraggio. Non tutti gli uomini sono al massimo della forma, questo è evidente, ma anziché puntare il dito su chi arranca, scegliamo di parlare di chi ci è piaciuto. Nicolò Zaniolo, sacrificato dall’Inter per arrivare a Radja Nainggolan.

    Certo, il “Ninja” è il “Ninja”, è pronto subito e questo serviva a chi ha una voglia matta di centrare costantemente l’accesso alla Champions. Ma Monchi, che in questo periodo ha subito parecchie critiche un merito lo ha: l’aver compreso più di tutti che il ragazzo cresciuto nella Fiorentina, passato all’Entella e acquistato dall’Inter fosse un gran giocatore!

  • A Udine un’altra sconfitta. La Roma in campionato ha praticamente la metà dei punti della Juventus (19 contro 37), ma è messa male anche rispetto a Napoli e Inter, seconda e terza. Certo, il quarto posto prima di Lazio-Milan non dista molto (3 punti), ma il disagio è palpabile.

    Nel post partita, Eusebio Di Francesco ha snocciolato numeri che non assolvono: “80% di possesso palla nel primo tempo, troppe le occasioni sprecate”. E poi ha parlato del gol subito: “Hanno segnato su una rimessa laterale da 40 metri”, omettendo che De Paul ha letteralmente violentato la difesa della sua squadra o, se preferite, si è preso gioco dei paletti che presidiavano l’area di rigore.

    Ma il malessere è più a monte: la Roma costruita da Walter Sabatini, traghettata da Frederic Massara e gestita da Monchi è giunta fino alla semifinale di Champions, quella smontata e ricostruita dallo spagnolo sta affondando nella mediocrità.

    Di Francesco sta lottando per ricostruire squadra e meccanismi, ma i risultati sono sotto gli occhi di tutti: la Roma gioca a intermittenza, in mezzo al campo N’Zonzi e De Rossi faticano a coesistere e (fino a che ha giocato) Pastore tra i tre di centrocampo è parso fuori posizione. Inoltre, ci sono troppi esterni offensivi.

    Martedì c’è la Champions, la Roma potrà puntare al primo posto nel suo gironcino sfruttando l’insipienza del Real Madrid (sconfitto 3-0 dall’Eibar), ma il punto è un altro. I club non sono società di trading e, una squadra non si smonta e si rimonta a piacimento. Può essere che qualcosa non funzioni. Proprio come alla Roma.

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  • Ha vinto il Porto. Meritando. Poca Roma fino al pareggio di De Rossi su calcio di rigore, poi una decina di minuti discreti e al momento di riprendere il gioco, la Roma è mentalmente rimasta negli spogliatoi fino al 2-1 di Marega (53’). La squadra di Di Francesco ha provato a pareggiare, ma di occasioni vere e proprie non se ne sono viste, il Porto è parso più lucido e determinato, ma di reti prima del 90’ non se ne sono più viste. Il gol decisivo è arrivato su rigore al 116’, dopo un’occasione fallita da Dzeko, ma anche nei supplementari è piaciuto più il Porto della Roma.

    Di Francesco ha iniziato la gara con il 3-4-3, ma il sistema di gioco che l’anno scorso aveva imbrigliato il Barcellona, non ha dato risultati, proprio come quest’anno a San Siro contro il Milan. A metà ripresa, con l’innesto di Cristante al posto di Marcano, si è passati al 4-2-3-1 (Manolas e Juan Jesus difensori centrali), ma la sensazione è stata quella di aver buttato gran parte della gara con una scelta che alla squadra non è piaciuta.

    La Roma esce dalla Champions contro un avversario più che abbordabile, forse il più debole tra le squadre giunte agli ottavi. Ma l’uscita di scena è il degno corollario di quattro giorni da incubo: dopo il derby perso 3-0 con la Lazio, si è ipotizzato un esonero di Di Francesco in caso di uscita contro il Porto. Bene, dalla società non si è alzata una sola voce a difesa del tecnico. Anzi, si è fatto di peggio: è pure stato fatto filtrare che alla gara avrebbe assistito Paulo Sousa, che da tempo ha “puntato” la panchina della Roma… Insomma, come provare a farsi male! E riuscirci!!!

  • Giovanni Galli ci ha portati nel mondo giallorosso, esaminando le soluzioni tattiche utilizzate dall’undici di Di Francesco e da quel cambio di modulo che sembra aver dato maggiore linfa alla manovra d’attacco della squadra capitolina. Il principio di gioco della Roma è sempre lo stesso, a prescindere dal modulo, ma il gran possesso palla veniva poco sfruttato in zona goal.

  • Dopo la vittoria 2-0 sulla Roma è ufficiale: il Milan, da qui alla fine della stagione, sarà un pessimo cliente per tutti. Una squadra da affrontare con le dovute cautele: solida in difesa, pronta a fare male in attacco. E il merito è di una persona, Rino Gattuso. Allenatore, che fino a tre mesi fa non aveva fatto nulla di così eccezionale da meritarsi la panchina di una grande squadra. Ma ex calciatore di grande livello e uomo di grande intelligenza.

    Gattuso, prima ancora di dare un gioco alla squadra, si è impossessato della testa dei giocatori. Li ha convinti che non era quella la posizione che avrebbero dovuto occupare in classifica, che nel Dna del Milan c’è la vittoria, non il vivacchiare. Gattuso, soprattutto, ha fatto intendere a tutti che senza fatica e orgoglio non si va da nessuno parte. Che in paradiso non ci vanno solo i belli, ma anche i brutti che si impegnano, che danno tutto. Che lottano. E che grazie a tutto questo vincono.

    Gattuso, così pretende la legge dei diritti tv deve parlare due volte a settimana, prima e dopo le partite, regala conferenze stampa e interviste esilaranti, per praticità e semplicità. Rino, ne siamo convinti, di questa squadra non si sente solo l’allenatore, ma anche un giocatore che momentaneamente deve stare a guardare. E, vista la situazione, è costretto a incitare i suoi “compagni” a dare tutto in allenamento.

  • Ha raccontato la sua verità. Francesco Totti, con il microfono, è stato devastante come in campo. Non ha risparmiato nessuno. Sinceramente non so se sia peggio: “A Trigoria c’è qualcuno che è contento quando la Roma perde” oppure “In due anni il presidente non mi ha mai telefonato”.

    E ancora: “Conte voleva aggiustare la squadra, ma la Roma ha problemi economici…”, quindi: “Mi hanno tenuto due anni senza darmi responsabilità, avrò fatto dieci riunioni”. Questa è la frase che mi ha colpito maggiormente: Totti ne ha fatto una questione di dignità del lavoro, per stare nel club vuole delle responsabilità, altrimenti meglio lasciare, andare via. Qualcuno, come sempre, penserà che con quanto ha guadagnato non ha problemi, non è costretto a lavorare per vivere. Certo, tutto vero: ma come teorizzato da Maslow nel 1943 con la piramide dei bisogni, è facile intuire che ognuno di noi abbia delle necessità, che cambiano in base al reddito.

    Nelle prossime ore potrebbe esserci la risposta della Roma, ma il presidente Pallotta, probabilmente, sceglierà la via del silenzio. Alle sue parole potrebbe seguire la controreplica di Totti, che sarebbe più destabilizzante di quanto detto nel pomeriggio di lunedì.

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