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Non può essere un gol su rigore a far dimenticare quanto abbiamo visto per più di 80’. La Spagna ci ha stritolati, ci ha chiusi nella nostra trequarti, forse poteva essere più pericolosa, ma noi a lungo non abbiamo visto palla.

Che fosse una serataccia non ci abbiamo messo troppo molto a capirlo: la Spagna ha iniziato giocando palla, facendo “tiki-taka” con l’Italia incapace di recuperare palla e di imbastire un’azione. Passaggi sbagliati, squadra bassa e incapace di ripartire, la nostra Nazionale è stata l’esatto opposto di quella vista in Francia. Fare paragoni non è mai bello, però qualche volta è doveroso.

A Parigi, a fare la differenza in positivo, fu l’atteggiamento: l’Italia aggredì la Spagna, non fece ragionare gli avversari, li sorprese e li punì. Il gol del vantaggio di Chiellini non fu un colpo di fortuna, ma fu meritato per quanto visto fino a quel momento.

A Torino, cosa ha fatto la differenza in negativo? L’atteggiamento, l’essersi consegnati inermi agli spagnoli. Nel primo tempo abbiamo passato la metà campo una volta o due, nella ripresa anche dopo il gol subito non abbiamo avuto la forza di reagire. Solo l’ingresso di Immobile e Belotti ha cambiato faccia a una partita che abbiamo pareggiato nei minuti finali.

Qual è la morale della partita? Che l’Italia, questa Italia, a prescindere dal sistema di gioco, può giocare in un modo solo: con aggressività e furore agonistico, sul piano del palleggio siamo inferiori alle grandi nazionali (Francia e Spagna lo hanno dimostrato), Ventura ne prenda nota.

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